https://www.agipress.it/roma-la-sfida-della-fertilita-passa-dalla-collaborazione-torna-baby-fertilita/
Stiamo assistendo in questi giorni ad una vera e propria “cordata” delle maggiori Realtà anche imprenditoriali, nazionali e internazionali impegnate nella PMA, con l’intento di promuovere una maggiore diffusione sul territorio italiano delle tecniche di fecondazione extracorporea, cavalcando lo scopo benefico di porsi come rimedio quasi irrinunciabile alla ingravescente denatalità. Con il potente ausilio dei mass media le maggiori Società di riproduzione umana, Istituti, Compagnie, Consorzi pubblici e privati si sono messi “insieme” per orientare sempre di più l’opinione pubblica al ricorso alla PMA e, allo stesso tempo, mettere una forte pressione al potere politico – quello giuridico era stato conquistato già negli anni scorsi quando è stata ottenuta dalla Corte Costituzionale la modifica di alcuni articoli fondamentali della L.40/2004, rendendo lecita la produzione sovrannumeraria degli embrioni e conseguente loro crioconservazione, la diagnosi preimpianto degli embrioni con lo scarto di quelli anomali, la fecondazione con ovociti e/o spermatozoi di soggetti estranei alla coppia – affinchè venga incrementato ancora di più il finanziamento (già la FIVET/ICSI omologa è stata ammessa nei LEA dal gennaio 2025) per tutte le tecniche della PMA.
Paradossalmente, dopo aver mortificato e squalificato la fertilità quale esito naturale della sessualità umana con l’introduzione di sistemi chimici (pillole) e fisici (spirale) che impediscono la fecondazione o comunque la gravidanza (stiamo ormai a 55 anni dalla introduzione in Italia della contraccezione ormonale e a 25 da quella cosiddetta “di emergenza”), la moderna scienza biotecnologica, qualificandosi oggi come “Medicina della riproduzione” è fortemente impegnata, pur se nell’altro versante, quello procreatico, con lo stesso obiettivo del controllo “medicalizzato” della fertilità umana. E si presenta paladina benemerita contro la denatalità, sollecitando la diffusione delle tecniche di fecondazione assistita extracorporea e la crioconservazione degli ovociti nelle giovani donne, in previsione di possibili gravidanze in età più adulta sempre comunque utilizzando la stessa PMA. Questa “Medicina della riproduzione” si propone proprio come “componente strutturale della sanità pubblica” per la “tutela della salute riproduttiva”. L’obiettivo infatti è proprio quello di convincere l’opinione pubblica e il SSN ad elargire maggiori risorse economiche, facendolo appunto ritenere “un investimento sulla sostenibilità sociale ed economica”.
Se la dichiarata “comunità scientifica” e i “decisori pubblici” avessero l’onestà di valutare in modo attento e disinteressato i dati presentati nelle Relazioni del Ministero della Salute al Parlamento sulla legge 40/2004, forse capirebbero quanto sia pretestuosa la loro richiesta di far spendere denaro pubblico per queste tecniche. Ma per dare concretezza a queste affermazioni, perché non sembrino frutto di un pregiudizio ideologico o confessionale, invito a leggere il Comunicato Stampa dell’AIGOC n.1 del 16.02.2026 nel quale abbiamo condotto una analisi puntuale sui numeri forniti dalla Relazione Ministeriale (R.M.) dello stesso Ministero della Salute sulla applicazione della L. 40 /2004 in Italia nell’anno 2023.
Per ulteriore completezza, nella tabella seguente si riportano i dati salienti relativi a ciascuna tecnica di PMA di II e III livello, rilevati nelle corrispondenti tabelle della R.M. nn. 7, 10, 13, 16; 30, 32, 34, 35, 36; 42, 43, 44, 47, 48, 49).

Da questi dati che non si discostano in modo significativo da quelli raccolti nelle Relazioni ministeriali degli ultimi anni, appare evidente la grande inefficacia delle tecniche dimostrata dalle basse percentuali di gravidanze prodotte in relazione al numero dei trasferimenti degli embrioni in utero; come pure delle ancora più basse percentuali di parti monitorati in relazione ai trasferimenti degli stessi embrioni. In generale, viene raggiunta una percentuale di possibilità concreta di avere almeno 1 “figlio in braccio” dal 10% al massimo 35% circa di tutte le coppie. Senza poi sottolineare che queste percentuali scendono al disotto del 10% nelle donne di 40-41 anni e inferiore al 5% nelle donne oltre questa età.
Appare dunque evidente la sproporzione tra tutte le risorse economiche e, non di meno, psicologiche delle donne e delle coppie, e i risultati effettivi in termini di natalità. Oltre ad uno spreco di ovociti che vengono prelevati in sovrannumero dalle ovaie delle donne mediante iperstimolazione ormonale, con possibili conseguenze negative per la salute delle stesse donne (nel 2023 sono stati sospesi il 12,7% dei cicli iniziati per il rischio della sindrome da iperstimolazione ovarica, OHSS), c’è un prezzo ancora più alto, sia in senso quantitativo che qualitativo, che viene fatto “pagare” anche in modo inconsapevole alle coppie e ai loro figli allo stadio embrionale: il sacrificio, cioè la morte di numerosi embrioni prodotti in vitro. L’altissimo numero lo si può facilmente dedurre (vedi la tabella sopra presentata e quelle indicate nella R.M.) dalla percentuale di embrioni che già vengono scartati appena prodotti, giudicati “non trasferibili”; poi, di quelli “trasferibili” la percentuale maggiore viene crioconservata, cioè messa nei freezer a -196°C (ben il 68,40% di quelli prodotti a fresco da FIVET omologa nel 2023) e soltanto il 31,6% viene immesso nell’utero materno. Ma la percentuale di quelli che danno luogo ad una gravidanza scende al 28,1%, e soltanto il 18,3% giunge al parto fino a scendere al 13,74% il numero dei nati vivi da FIVET/ICSI omologa a fresco, sempre nell’anno 2023.
Di fatto la crioconservazione crescente negli anni ha determinato l’ibernazione, fino al 2023, di oltre 222 mila embrioni la cui sorte è incerta, sospesa nell’azoto liquido!
Eppure, questa realtà disumana frutto della moderna “biotecnologia procreatica” non sembra minimamente interessare i fautori della PMA, anzi si moltiplicano i Centri e gli Istituti ad essa dedicati e recentemente si spalleggiano e si rafforzano reciprocamente. La loro parola chiave è “insieme” nell’intento di potenziare la loro azione, con la collaborazione di molti specialisti, dal biologo allo psicologo, dal genetista al ginecologo e all’andrologo.
Ma sarebbe un grave insulto alla nostra società se il nostro SSN impiegasse altro denaro pubblico oltre le centinaia di migliaia di Euro che già versa ogni anno, per favorire ulteriori tecniche di PMA alle coppie richiedenti, in numero sempre crescente di anno in anno, nella consapevolezza che almeno una media di 2/3 di loro resteranno profondamente deluse per l’esito negativo. Con l’amara conseguenza sul piano economico di aver sciupato quanto meno il 70% del denaro pubblico impiegato per finanziare queste procedure costose e così poco efficaci! Sarebbe invece opportuno per il SSN, per il Ministero della Salute, impedire che vengano permesse procedure di FIVET/ICSI in Centri che dimostrino avere percentuali di successo molto più bassi della media nazionale. Come pure, interdire l’accesso a queste tecniche a donne oltre i 42 anni e a quelle obese, con IMC superiore a 30kg/mq, per il più alto rischio di mortalità a cui vanno incontro.
L’infertilità di coppia è indubbiamente un dato presente e tendenzialmente crescente nella nostra società e in parte causa della crescente denatalità. Ma la scienza medica in primis, e chi la governa nell’interesse di tutti, deve considerare e contrastare le vere cause di fondo che conducono al declino demografico, anche se possono risultare più difficili da affrontare e superare, piuttosto che pensare di bypassarle con tecniche non propriamente terapeutiche. Prima causa fra tutte, la scelta di maternità e paternità in età sempre più tardiva. Tanto che questa, rappresenta proprio la più frequente motivazione delle donne che chiedono la PMA, trattandosi dunque di una causa di sterilità o ipofertilità fisiologica. Allora, tra le prime importanti azioni per contrastare la denatalità bisogna innanzi tutto abbassare l’età del concepimento del primo figlio. Occorrono interventi seri e sistematici di varia natura, politica, economica, sociale e culturale che nel tempo medio-lungo potrà dare frutti. Va ridata dignità alla maternità in tutti i modi! Deve tornare ad essere sempre desiderata e comunque sostenuta perché la vita preziosa di un nuovo essere umano sia sempre accolta. Le giovani generazioni siano aiutate a considerare il valore inestimabile della loro persona e quindi della loro sessualità, così da viverla come dono prezioso per l’altra/o aperto alla vita. Non più “sesso sicuro – usa e getta” che, per quanto “protetto” induce a più alto rischio di infertilità secondaria a malattie sessualmente trasmesse. Occorre quindi prevenire l’infertilità, correggendo così questo pericoloso “stile di vita”. Avremo donne e uomini più consapevoli e liberi da condizionamenti contraccettivi, idee di possesso dell’altra persona, e orientati a progetti di genitorialità.
Oltre a creare un clima culturale favorente future gravidanze, per non cadere nell’utopia – come qualcuno potrebbe pensare – è possibile iniziare nel presente, a salvaguardare il maggior numero possibile delle gravidanze esistenti, anche quelle indesiderate. Nel 2023 sono state registrate n. 65.746 IVG, pari al 17,30% dei nati vivi nello stesso anno (n.379.890); i nati con la PMA sono stati invece solo il 4,25%!. Se intanto di quelle centinaia di migliaia di euro spese per la PMA, una parte venisse impiegata per corrispondere al bisogno economico delle mamme gravide per favorire la nascita del loro figlio, sarebbe già un risultato molto concreto, a vantaggio di tutti, anche della demografia. Così pure il riconoscimento economico, almeno corrispondente all’importo previsto per i cicli di PMA di una coppia (Euro 2.750 per ciclo di FIVET omologa), per ogni bambino abbandonato preso in adozione da una famiglia, risponderebbe ad un bisogno esistenziale profondo di un minore – quello di una famiglia – e incentiverebbe una cultura di accoglienza della vita nascente e già nata.
https://aigoc.it/2026/02/17/comunicato-stampa-n-1-del-16-febbraio-2026/
Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it
