Egregio Direttore, le chiedo di poter replicare all’ articolo ” Zan(PD)” Finalmente l’ aborto diventa legale per chi subisce una violenza sessuale”. https://www.mattinopadova.it/cronaca/zan-pd-finalmente-laborto-diventa-legale-per-chi-subisce-una-violenza-sessuale-svyw5k5j
” L’ odio genera ferite profonde…questa Direttiva UE dà dignità a chi subisce un trauma…garantendo l’ accesso legale all’ aborto per le vittime di violenza”. Queste le parole dell’ onorevole Zan all’approvazione del suddetto documento da parte dell’ UE, il quale esulta perché quest’ ultima finalmente si occuperebbe delle persone e del sociale, pronunciando la parola Aborto.
Analizziamo innanzitutto i dati: quanti sono gli aborti per violenza, in Italia, ogni anno? Non ci sono dati certi, ma si stima che siano circa l’1-2 per cento del totale, cioè dei 65.000 che vengono praticati nel nostro Paese ai danni di altrettanti bambini che sarebbero altrimenti nati, evitando la terribile crisi di natalità che sta divorando l’Italia. Invece, con questo perfido inganno è stato legittimato uno strumento di selezione umana deliberata e lucida che sta trasformando le giovani generazioni in tanti zombie (è una delle due risposte che esse danno alla domanda sul perché siano prochoice; l’ altra, purtroppo, è che l’ embrione è un grumo di cellule).
L’ odio genera ferite profonde…ma cosa genera l’ aborto? E ancora di più, l’ aborto per violenza?
La donna, stuprata nella sua più intima essenza, viene violata una seconda volta per strapparle il figlio che non ha nessuna colpa, come la madre, eppure entrambi vengono colpiti senza pietà!
È risaputo infatti, che l’ aborto reca con sé conseguenze fisiche e psicologiche gravi; ricordiamo soprattutto queste ultime, ravvisabili in senso di colpa, angoscia, depressione, dipendenze e non di rado, tentativi di suicidio.
Quindi, si aggiunge trauma al trauma, Signor Zan. Ma lei esulta, vero? Non certo per le donne, visto che è un uomo, ma perché la parola aborto entra finalmente all’ UE; e questa Direttiva ridonerebbe invece dignità, protezione e tutela alle vittime, sono parole sue.
Uccidere un innocente non porta via l’ odio, semmai lo amplifica; allora qual è la strada per riparare il trauma vissuto?
Bisognerebbe invece percorrere un cammino di perdono e se non si ha la forza per accogliere quella piccola vita e di prendersene cura, allora si potrebbe ricorrere al Parto in Anonimato o alle Culle per la Vita, con un gesto di infinita generosità, che darebbe un futuro sereno a quel bambino in una nuova famiglia disposta ad adottarlo.
Cordialmente
Maria Cariati per il Comitato Prolife Insieme
www.prolifeinsieme.it
