Umbria, la crioconservazione degli ovociti per ragioni non mediche: il commento del dott. Virgolino

Proposta della Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi (PD). Il social freezing: la crioconservazione degli ovociti per ragioni non mediche.

La crioconservazione degli ovociti da parte di donne giovani che si sottopongono alla iperstimolazione ovarica, non senza possibili effetti collaterali anche gravi (vedi la sindrome da iperstimolazione ovarica detta in sigla OHSS), è un esplicito volano per le tecniche di fecondazione extracorporea ricomprese nella definizione PMA.
Se la Presidente dell’Assemblea legislativa della nostra Regione Umbria avesse letto i
dati tratti dalle Relazioni ministeriali sulla PMA al Parlamento italiano (ma la sua ignoranza dimostra la superficialità con la quale i politici in generale seguono queste delicate realtà sanitarie e sociali, oltre che etiche), saprebbe quanto le donne ormai attempate (oltre i 39 – 40 anni) che desiderano avere un figlio mediante la PMA rimangono deluse per una percentuale statistica (tratta da dati reali italiani) pari a circa
l’80-90%, e sicuramente maggiore per età oltre i 42 anni.
Dunque, il Sistema Sanitario Regionale umbro dovrebbe investire milioni di euro, prima, per permettere a basso prezzo la crioconservazione degli ovociti, poi, per “provare a generare vita”, con un esito positivo talmente scarso che, onestamente, nessun imprenditore serio prenderebbe in considerazione investimenti così fallimentari. E si tratterebbe di fondi pubblici ingenti sottratti al Servizio Sanitario pubblico che arranca nel dare risposte adeguate in tempi e qualità ai cittadini affetti da patologie importanti!
In questa proposta si sottende anche un’altra finalità.
La crioconservazione degli ovociti prelevati da donne giovani costituisce un “serbatoio” prezioso per le FIVET eterologhe. I dati nazionali su questa tipologia di PMA infatti, ci dicono quanto i Centri italiani di PMA siano dipendenti da crioconservatori di laboratori di Paesi esteri! Se dunque le donne che, nella volontà di garantirsi una maternità in età più avanzata, conservassero i loro preziosi ovociti e poi magari non volessero più utilizzarli, potrebbero concedere di farne donazione (non gratuita!) per coppie infertili mediante la PMA eterologa.
Con evidente grande vantaggio anche economico delle ditte produttrici di embrioni in vitro.
Altro dato che sfugge al politico: la conservazione della fertilità, femminile e recentemente anche maschile, può essere mantenuta efficacemente nel tempo, prelevando il tessuto ovarico nella donna e del testicolo nell’uomo e conservarlo a -196° C. Questo è quello che già viene fatto in Italia e nei Paesi più evoluti in soggetti affetti da patologie che richiedano terapie soppressive della loro fertilità. (ESHRE guideline: female fertility preservation. ESHRE Guideline Group on Female Fertility Preservation, et al.
Hum. Reprod. Open. 2020; ESHRE good practice recommendations on fertility preservation involving testicular tissue cryopreservation in children receiving gonadotoxic therapies. ESHRE FP Boys Working Group et al. Hum. Reprod. 2025).
Questo percorso rispetta in pieno la generatività naturale con un esito superiore a quello della PMA.
Ultimo, ma certamente il più importante aspetto completamente ignorato dalla Presidente Bistocchi (del resto in buona compagnia anche di tutti gli esperti del Ministero della Salute) è quello etico: l’occisività delle tecniche di fecondazione extracorporea.
Gli embrioni prodotti in vitro o prelevati dai crioconservatori per essere scongelati e trasferiti (ma in percentuale anche inferiore al 50%) nell’utero, sia nella forma omologa che eterologa, sono destinati a finire nei freezer se, appunto, sovrannumerari, o a
soccombere per la grande maggioranza nell’utero.
I dati ripresi dalla ultima Relazione del Ministero della Salute sulla applicazione della L.40/2004, osservati dalla parte degli embrioni prodotti in vitro, indicano che l’80-87% nella FIVET/ICSI omologa ed il 70% circa in tutte le altre FIVET/ICSI eterologhe gli embrioni seppur considerati idonei, non sopravvivono in utero. Sono sacrificati! E questo è il dato medio per tutti i Centri italiani di PMA, ma se prendiamo in considerazione il campione di donne di età superiore ai 40 anni, le percentuali di successo scendono
nettamente sotto il 10 e il 5% di “coppie con bambino in braccio”, ossia il 90-95% di embrioni trasferiti nell’utero di queste donne attempate sono sacrificati!
Se poi volessimo fare il computo degli embrioni sacrificati rispetto al totale degli embrioni prodotti in vitro – i dati della Relazione ministeriale ce lo consentono in modo più preciso soltanto per la FIVET/ICSI omologa – teniamo conto del numero totale degli embrioni prodotti (177.097) e lo confrontiamo con il numero dei bambini nati vivi (4.179). Otteniamo soltanto il 2,36% dei nati vivi, cioè il 97,64% degli embrioni sono stati o crioconservati o scartati (non idonei al trasferimento) o abortiti dopo il loro
trasferimento in utero!
Alla luce di queste considerazioni sulla base dei dati statistici ufficiali del Ministero della Salute i politici che in varie Regioni italiane – da pochi giorni anche in Umbria – o in Parlamento sono impegnati a promuovere l’inserimento nei LEA della crioconservazione degli ovociti per favorire la scelta di una maternità dilazionata nel tempo, dovrebbero riflettere seriamente sulla sua reale efficacia a fronte del notevole impegno sia economico per la Comunità, ma anche sul piano psico-fisico per la donna e la coppia che in larghissima maggioranza si vede illusa e delusa per non riuscire a stringere il tanto
desiderato “figlio in braccio” dopo la PMA, quale traguardo della crioconservazione degli ovociti.

Dr. Alberto Virgolino – Presidente dell’Associazione Italiana Ginecologi ed Ostetrici Cattolici (AIGOC) e
Presidente dell’ Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) dell’Umbria
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

https://www.corrierenazionale.net/2026/08/22/proposta-della-presidente-dellassemblea-legislativa-dellumbria-sarah-bistocchi-pd/