Tutelare la vita nascente, la sfida di noi Pro-life

L’INVERNO DEMOGRAFICO, il drammatico calo delle nascite è sicuramente una delle sfide più difficili che lo Stato, e non solo l’Italia ma anche l’Europa, si trovano a dover fare i conti.

Nei prossimi anni questo problema vedrà ripercussioni a livello sia sociale che economico.
Nel 2024 si sono calcolate meno di 370.000 nascite.
La popolazione sta invecchiando, la forza lavoro si riduce ed aumentano le pressioni sul sistema previdenziale e sanitario.
QUESTO DRAMMATICO fenomeno ha varie cause.
Dalla precarietà lavorativa, al costo della vita sempre più alto nonché alla decisone della donna di fare il primo figlio sempre più avanti negli gli anni e questa scelta si ripercuote su una più bassa possibilità di concepire.
Stiamo diventando un Paese “anziano” e purtroppo, se la musica non cambia, il numero dei vecchi è destinato a salire.
Per non parlare poi della piaga dell’aborto che ha visto in i Italia, nel 2022, 65661  interruzioni volontarie di gravidanza.
È evidente dunque che il problema della denatalità debba essere seriamente affrontato dallo stato se non vogliamo, nei prossimi anni, rischiare l’estinzione.
Tante sono le giovani famiglie che mettono dei limiti ad avere bambini perché temono di non riuscire a mantenerli.
Molte donne e anche uomini frenano questo desiderio perché costretti a fare i conti con il rientro al lavoro anche se i figli sono molto piccoli.
Il problema quindi di dove mettere i bimbi, una volta rientrati in servizio, diventa reale e spesso oneroso.
Non tutti hanno l’aiuto di familiari.
L’AUMENTO DEL CONGEDO PARENTALE potrebbe essere un primo passo per provare, se non a risolvere, ad incentivare la natalità.
Pensando magari di estendere il congedo di maternità dai 5 ai 12 mesi mantenendo il 100% della retribuzione.
Estendendo il congedo di paternità da 10 giorni a 6 mesi sempre con la retribuzione completa.
Tutto questo affinché le giovani famiglie possano avere maggior serenità ed i bambini possano avere vicini il papà e la mamma almeno nel periodo più delicato dopo la nascita.
Certo non è l’unica misura per incentivare le nascite ma potrebbe diventare uno sprone.
Il congedo parentale prolungato renderebbe superfluo ricorrere a tate, asili nido o soluzioni precarie ed incerte alle quali si devono rivolgere, tra mille preoccupazioni, i genitori.
Permetterebbe ai bambini di avere per più tempo vicini papà e mamma.
Permetterebbe anche ad una donna che si ritrova sola ad affrontare una gravidanza a non ricorrere alla terribile soluzione dell’aborto.
INCENTIVARE LA VITA NASCENTE considerando anche la vita intrauterina, deve essere la priorità collettiva e sociale.
Non esiste valore più grande di questo, soprattutto in questo momento storico.
C’è l’urgenza di ritrovare le giuste priorità e ristabilire la corretta direzione di marcia.
Di sicuro non si potrà all’infinito sacrificare la vita nascente.
Prima o poi ne pagheremo lo scotto.
Aumentare il congedo parentale, venire incontro alle mamme in difficoltà, tutelare la vita nascente, difendere la famiglia deve essere la sfida che ci proponiamo se non vogliamo essere travolti dalla storia.
 Angela D’Alessandro
Prolife insieme