Egregio Direttore,
Scrivo in merito alla proposta del consigliere del Trentino, Claudio Cia.
È INCORAGGIANTE
leggere che c’è chi crede che il concepito sia già vita e, come tale, debba essere inserito nel computo tra i componenti del nucleo familiare, così da poter accedere agli interventi agevolati provinciali.
Purtroppo c’è chi teme che tale proposta, in termini di ddl provinciale, possa influenzare una legge nazionale come la 194.
Non è il caso del ddl Cia il quale, essendo un ddl provinciale, non può condizionare la l. dello Stato 194.
Questo ddl non fa altro che riconoscere una realtà di fatto, realtà per la quale il concepito è un essere umano.
Il diritto lo riconosce infatti come tale.
L’ ARTICOLO 2 DELLA COSTITUZIONE tutela i diritti inviolabili dell’uomo.
Inoltre, la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo nel preambolo dice:
” Il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita “.
La nostra Cassazione
(Sez. IV, sentenza 16/02/2018 n. 7760) ha definito il feto “soggetto di diritto”.
CHE IL FETO SIA GIÀ VITA
lo riconosce anche la scienza.
Quando inizia dunque la vita?
Gli studi embrionali non lasciano dubbi:
DAL CONCEPIMENTO.
Così si esprime il manuale di embriologia medica più studiato al mondo nelle facoltà di medicina, il Langman, scritto da Thomas W. Salder:
” Lo sviluppo di un individuo inizia con la fecondazione, processo mediante il quale lo spermatozoo e l’ovocita si uniscono per dare origine a un nuovo organismo, lo zigote “.
Lo zigote si definisce già vita perché possiede 46 cromosomi e un DNA unico e irripetibile, differente da quello dei genitori.
Possiede inoltre un metabolismo attivo che gli permette di svilupparsi in autonomia.
Anche il prof. Jerome Lejeune, padre della genetica moderna scriveva:
“Dal momento in cui l’ovulo è fecondato una vita è iniziata, che non è quella della madre né del padre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per conto proprio”.
Le caratteristiche tipiche della specie umana compaiono alla fine del secondo mese di gestazione.
Anche il cuore batte per pompare sangue, ossigeno e nutrienti a tutti gli organi e ai tessuti.
ALLA LUCE DI QUESTO come si può dire che il feto non sia vita?
Embrione e feto sono solo stadi diversi della stessa vita.
Anche l’essere umano già nato attraversa diverse fasi:
prima è neonato, poi bambino, poi adulto ed infine anziano.
Ma è sempre la medesima persona.
Allora la domanda da farsi è non se il concepito sia vita.
Questo lo hanno già stabilito la scienza e il diritto.
Dobbiamo chiederci che valore ha la sua vita.
Il valore di un essere umano non si può misurare in base a quanto è autonomo.
Un neonato non vale meno di un adulto.
Un malato non meno di un sano.
La vita ha valore in quanto esiste.
E il feto è un essere umano con un potenziale e non il contrario.
È solo più fragile ed indifeso e per ciò va protetto.
Una società civile si misura da come tratta i più piccoli.
Chi è più piccolo di un esserino in formazione?
Ciò non può essere inquadrato solo in un pensiero cattolico.
È coerenza morale!
Quella coerenza morale che impedisce di sopprimere una vita quando è debole e magari disturba perché capitata “per errore”.
Dire che il feto è vita è anche dire alla sua mamma che colui che porta dentro sé non è un errore da cancellare ma un figlio da accogliere.
Perché difendere il più debole non significa imporre un credo.
È un atto umano di altissimo valore.
Angela D’Alessandro. Bolzano
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
