Egregio Direttore,
Sono una cittadina di Bolzano e scrivo in merito all’articolo https://www.trentinotv.it/news_dettaglio.php?id=19877006
PERCHE’ MAI IL NASCITURO non dovrebbe essere inserito nel computo quale componente del nucleo familiare ai fini degli interventi agevolativi provinciali?
“IL FETO È VITA A TUTTI GLI EFFETTI”.
Non si tratta di ideologia, ma di scienza.
L’autorevole Enciclopedia Treccani definisce così il feto:
“Si chiama feto il nuovo essere, prodotto del concepimento”.
L’espressione è chiara: parla di un nuovo essere, non di cellule raggruppate a caso, non di una parte del corpo della madre.
“Quando ha inizio la vita?”
Gli studi sull’embrione non lasciano dubbi: dal concepimento.
Così si esprime il manuale di embriologia medica più studiato al mondo nelle facoltà di Medicina, il Langman, scritto da Thomas W. Sadler:
“Lo sviluppo di un individuo inizia con la fecondazione, processo mediante il quale lo spermatozoo e l’ovocita si uniscono per dare origine a un nuovo organismo, lo zigote”.
Lo zigote si può già definire vita perché possiede 46 cromosomi e un DNA unico e irripetibile, diverso da quello dei genitori, e possiede un metabolismo attivo che gli permette di svilupparsi in autonomia.
Anche il prof. Jérôme Lejeune, padre della genetica moderna, scriveva:
“Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, una vita è iniziata che non è quella del padre né della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per conto proprio”.
GLI ABBOZZI CARATTERISTICI della specie umana compaiono alla fine del secondo mese di gestazione.
Anche il cuore batte per pompare sangue, ossigeno e nutrienti a tutti gli organi e ai tessuti.
Detto questo, appare evidente che embrione e feto sono solo stadi diversi della stessa vita.
Anche l’essere umano già nato attraversa diverse fasi: prima è neonato, poi bambino, poi adulto e infine anziano. È sempre la stessa persona. Così è per il bambino non ancora nato, che è vita e come tale va difeso. Questo è quanto dice la scienza.
“ANCHE IL DIRITTO LO RICONOSCE.”
L’articolo 2 della Costituzione tutela i diritti inviolabili dell’uomo.
Inoltre la Convenzione ONU, sui diritti del fanciullo, nel preambolo, dice:
“Il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”.
La nostra Cassazione (Sez. IV, sentenza 16/02/2018 n. 7760) ha definito il feto “soggetto di diritto”.
A questo punto la domanda che dobbiamo farci non è più cosa sia un concepito, lo hanno già stabilito la scienza e il diritto.
Dobbiamo allora chiederci che valore ha la sua vita.
Perché non si può misurare il valore di un essere umano in base a quanto è autonomo.
Un neonato non vale meno di un adulto come un malato non meno di un sano. La vita è vita e ha valore in quanto c’è, esiste.
È COSÌ PER UN FETO, che è un essere umano con potenziale e non il contrario.
È solo più fragile, più indifeso. Perciò va protetto.
La nostra società civile si misura da come tratta i più piccoli. Chi è più piccolo di un esserino in formazione?
Non è solo un discorso cattolico.
È coerenza morale.
Se si sopprime la vita quando è debole e “disturba”, si difendono soltanto i propri interessi.
Affermare che il feto è vita è anche un modo per dire alla mamma che quello che porta in sé non è un errore da eliminare, ma un figlio da accogliere.
Difendere il più debole non vuol dire imporre un credo: è un atto umano di altissimo valore.
Angela D’Alessandro. Bolzano
Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it
