Transizione di genere e mistificazione della verità (video)


Quando si parla di transizione di genere e dei suoi risultati
la narrazione dominante presenta sempre e solo aspetti positivi: persone felici, soddisfatte, senza problemi, psicologicamente equilibrate, simpatiche. Con tanto di benedizioni per gli aspiranti transessuali e con l’immancabile incoraggiamento per il roseo futuro che li attende: ‘andrà tutto bene’.

Rispettiamo pure questi stereotipi, in nome dell’inclusività. Ma quella stessa inclusività, tolleranza e consapevolezza che stanno alla base del rispetto di tale scelta, imporrebbero di lasciare spazio anche a voci critiche o dissenzienti per garantire su ogni tema un leale contraddittorio nel rispetto reciproco, perché il pensiero unico è sempre espressione di sopraffazione.

C’è quindi da considerare sul transessualismo l’altra parte della medaglia per l’interesse di chi scommette sulla propria pelle senza avere ben chiaro i rischi a cui va incontro.

Esiste infatti il poco sondato universo dei ‘detransitioner’ di quelli che si sono fidati di chi li spingeva a intraprendere un certo percorso e poi si sono ritrovati intrappolati in una condizione sbagliata. E hanno constatato che, per sfuggire a una presunta ‘disforia’, cioè a una sofferenza, hanno abbracciatosofferenze ben peggiori. I loro appelli costituiscono un ‘coming out’ scomodo, purtroppo oscurato.

Ma la stessa frustrazione che sperimentano quei detransitioner che ce l’hanno fatta nel processo di autodemolizione dell’identità sessuale, colpisce anche chi non ha completato chirurgicamente la transizione e sperimenta il pentimento di quel percorso: anche a costoro non viene offerta alcuna possibilità di tornare indietro. Addirittura, il Parlamento europeo e tante legislazioni europee vietano terapie di conversione e accompagnamenti psicologici anche se richiesti con pieno consenso da chi è affetto da disturbi legati all’omosessualità e transessualità (https://lanuovabq.it/it/parlamento-ue-boccia-terapie-di-conversione).

È urgente oggi presentare queste realtà, quel lato che rimane nascosto. Perché esiste una categoria crudelmente censurata: quella di chi non ce l’ha fatta a realizzare un desiderio, rivelatosi illusorio, magari perché istigato o ingannato nella sua ricerca di felicità.

In conclusione, diventa opportuno eliminare censure ad un quesito sempre formulato in modo retorico, senza accettare approfondimenti: ma se un adolescente vuole cambiare sesso che male c’è?

 Roberto Allieri

 per Comitato “ Pro-life insieme “

http://www.prolifeinsieme.it