Sicilia, altolà dei Vescovi alla proposta di legge all’ARS per il suicidio assistito

Che apparenti co-incidenze siano non di rado invitanti Dio-incidenze non è solo mero luogo comune, suffragato molto spesso dalle epifanie con cui si presentano e orientano il nostro vissuto quotidiano. Non debba sembrare perciò del tutto casuale che nello stesso giorno in cui il Governo, come già avvenuto per Toscana ed Emilia Romagna, abbia deciso di impugnare a vaglio della Corte Costituzionale la legge regionale del Veneto, volta a introdurre in quella regione il cd. suicidio medicalmente assistito, la Conferenza Episcopale di Sicilia abbia pubblicato un comunicato di decisa censura ad un’analoga iniziativa intrapresa con una proposta di legge presentata all’Assemblea Regionale Siciliana qualche settimana fa. Ribadito come la proposta pendente al Palazzo dei Normanni sede dell’ARS si caratterizza per i medesimi profili di illegittimità e incostituzionalità già rilevati al riguardo delle precedenti analoghe iniziative di legiferazione regionale; il documento dei vescovi isolani, mentre trae abbrivio da esso per trarne le conseguenti implicazioni sul piano strettamente giuridico, ne evidenzia poi le palesi violazioni ai principi della tutela della dignità dell’ammalato, in quanto persona, figlio di Dio. Questa si riconduce al valore assoluto e intangibile della vita fino alla sua conclusione naturale; basta citare il tal senso la Lettera Enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II e il documento Samaritanus Bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede). In ciò traggono espressamente spunto dal recente monito, severo e inequivocabile, espresso da Papa Leone XIV nel suo intervento all’Accueil Notre Dame di Lourdes. Muovendo le mosse da questi canoni, la CESI esprime un forte dissenso per qualsiasi legislazione regionale che intenda ampliare i margini, già di per sé non commendevoli, di punibilità penale per chi voglia prestare a chi intenda suicidarsi, un’assistenza medica in senso lato (ma non sarebbe più corretto definirla pseudo tale?… la Medicina dovrebbe servire per curare non per uccidere). La Cesi sollecita invece la predisposizione e attuazione di modalità di approccio con l’ammalato che siano improntate alla prossimità proprio del Buon Samaritano. Da articolare attraverso un accesso più esteso e capillare alle cure palliative e più in generale a modalità di affiancamento volte ad accompagnare la riattivazione da parte del malato, di quelle energie vitali, di tenore motivazionale, che se  talora non sufficienti a garantire una piena e risolutiva guarigione, siano comunque tali da valorizzare una “cura” che aiuti a convivere con la malattia in una maniera dignitosamente cristiana. A chiusura della loro riflessione i vescovi di Sicilia lanciano una fervida esortazione nei riguardi di tutto il laicato cattolico, di esprimersi in maniera fattiva nella fedele attuazione di queste indicazioni; alle scuole di formazione socio-politica delle diocesi isolane, di contribuire con una propria elaborazione culturale, nell’esercizio delle prerogative di cittadinanza e responsabilità civile: alle comunità cristiane tutte, di non abdicare all’impegno di prossimità che deve essere proprio di ogni credente. I mezzi di informazione e di comunicazione sociale, soprattutto giornalistica, di ispirazione cristiana non disattendano tale invito e queste sollecitazioni.
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Prolife- Insieme
www.prolifeinsieme.it