La splendida Città di Senigallia, “sì bella a specchio dell’Adriaco mare” (Carducci), vara una lodevole iniziativa: parlare agli uomini ricordando loro i loro doveri di padri, di figli, di fratelli, doveri che li rendono uomini veri, responsabili, identificati nel loro ruolo nella famiglia e nella società.
Non si comprendono le motivazioni di coloro che sono insorti contro tale iniziativa, motivazioni che contraddicono all’asserita parità uomo-donna, nonché all’evidenza che anche gli uomini possono subire violenza da parte delle donne. L’ultimo caso a Gemona dove una madre ha ucciso con premeditazione e fatto a pezzi il figlio di 35 anni con la complicità della convivente del figlio. I due avevano una figlioletta di appena 6 mesi: neppure la tragedia di questa piccola, che viene lasciata orfana praticamente di entrambi i genitori, ha fermato la complicità “maschicida” delle due donne.
La violenza delle donne sugli uomini risulta nascosta e negata: in Italia nel 2024 gli omicidi volontari, classificati dal Ministero degli Interni, in ambito familiare 151: 55 uomini, 96 donne le vittime. Come mai per i 55 uomini rimasti vittime non si parla mai di “maschicidi”?
Come mai tutte queste sigle, eroiche nell’insorgere contro l’iniziativa in Senigallia, non mostrano indignazione per i femminicidi perpetrati da immigrati sulle loro donne [saliti da 17 nel 2023 a 24 nel 2024 (+24%) ]? O per la violenza subita da una ragazza sul treno a Novara da parte di un nordafricano (6 agosto)? O per le due donne, madre e figlia, le quali a Scandiano avevano redarguito due minorenni immigrati, che stavano sbeffeggiando una persona disabile: i due immigrati le hanno poi rintracciate a casa e le hanno spedite in ospedale l’una con lesioni al volto, l’altra addirittura con lesioni pleuro-polmonari (7 agosto)?
La Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza (Vol. VI N. 3 Sett-Dic 2012) riporta: “Anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere maschile possa esserne vittima. Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.
Esplicito dovere di una società civile dovrebbe essere prevenire e condannare la violenza a 360°, a prescindere dal genere di autori e vittime.”
Occorrerebbe, proprio come propone il Comune di Senigallia, “riscoprire il valore della complementarietà tra uomo e donna, ciascuno con i propri doni e con le proprie peculiarità, tutti meravigliosi, offrendo proposte di alleanza e di solidarietà. Un approccio conforme alla natura di entrambi i sessi e totalmente diverso dall’atteggiamento violento di femministe urlanti che respingono l’uomo in quanto tale e nuocciono pertanto alla stessa felicità della donne.” https://www.lipperatura.it/dove-sono-le-femministe-dalla-stessa-parte-sempre-e-per-sempre/
Il mio apprezzamento e la mia solidarietà all’Assessore Cinzia Petetta, la quale dimostra per noi uomini considerazione e rispetto. Grazie!
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria – Ancona
Comitato ProLife Insieme