“Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene”.
QUESTE SONO STATE le parole contenute nell’intervento di apertura del Consiglio episcopale permanente del Cardinale Zuppi.
Secondo l’alto prelato, gli episodi di violenza in aumento tra i giovani dovrebbero spingere la scuola a rinnovare i propri contenuti, orientandoli verso una educazione più incisiva.
Ha parlato di una scuola “autenticamente inclusiva” vista come potenziale ed efficace “strumento di pace”.
Citando l’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone XIV, in cui il pontefice afferma come non sia possibile più accettare disuguaglianze educative determinate da luogo di nascita, condizione economica, fisica o contesto sociale.
SU QUESTO non si può che essere d’accordo.
La scuola dovrebbe dare a tutti gli studenti pari opportunità di crescita, di apprendimento, di maturazione.
Ma proprio qui risiede il punto centrale di riflessione.
Agli insegnanti viene chiesto di essere psicologi, assistenti sociali, mediatori e motivatori.
Rischiando di perdere di vista il loro ruolo principale che è quello di insegnare.
Ad oggi nella scuola sono presenti emergenze emotive, conflitti disciplinari, aspetti burocratici assurdi.
Ad un docente viene chiesto di intervenire a tutti i livelli.
A questo punto, è inevitabile che il livello dell’istruzione e della cultura ne risenta facendo precipitare l’asticella verso il basso.
Gli insegnanti allora, più che professionisti del sapere diventano i “super eroi” dell’educazione.
In nome dell’inclusione la scuola si deve fare carico di compiti educativi, regole di comportamento che in realtà dovrebbero essere di pertinenza della famiglia.
Prima di aprire un libro di testo, il docente si trova spesso a dover ripassare le basi dell’educazione.
COME PUÒ un professore non sentirsi scoraggiato?
Si trova a dover gestire classi sempre più eterogenee, numerose.
Con alunni dai bisogni più svariati, quali le difficoltà di apprendimento, le barriere linguistiche, le differenze di culture ecc.
Si chiede insomma un insegnante tuttofare.
Questo però fa sì che ne risenta la parte prettamente culturale.
Le menti dei ragazzi vengono impoverite.
Le solide basi di nozioni culturali sono infatti indispensabili per fare crescere “teste” aperte.
Non basta quindi avere un docente empatico, pronto ad accogliere di tutto.
L’ insegnante però deve essere messo in grado di poter svolgere il proprio compito in serenità, al fine di garantire ai suoi alunni la cultura di cui hanno diritto.
LA TENDENZA oggi è quella di inseguire ideologie difficili da realizzare per diversi motivi, anche di differenze culturali ed educative.
E questo finisce per svuotare la scuola del suo dovere principale che è quello di fare cultura.
Trasmettere il “sapere”.
Quindi bisogna sempre fare attenzione quando si parla di scuola come “orientamento di rinnovo dei contenuti verso una educazione più incisiva.”
Senza la conoscenza dei classici, della lingua, della storia, mancano le basi affinché si possa sviluppare un pensiero critico.
Al momento una delle priorità pare essere rappresentata dal bisogno di inclusione, affinché si possano raggiungere più studenti, seppur nella loro eterogeneità, offrendo loro pari opportunità di crescita.
Chiedendo alla scuola anche di sostituirsi al ruolo educativo che è diritto e dovere in primis della famiglia.
Questo però, più che favorire l’inclusione, rischia di allontanare la scuola dal suo compito originario.
Perché alla vera educazione si arriva riscoprendo la bellezza dei testi letterari, scientifici, attraverso
la verità della conoscenza.
COME PUÒ allora la scuola oggi diventare inclusiva senza perdere di vista il suo principale obiettivo che è quello di trasmettere cultura?
Forse chiedendo il massimo da tutti ma fornendo a ciascuno l’aiuto di cui ha bisogno.
Per arrivare a ciò però ha bisogno di più aiuti da parte dello Stato, non solo di slogan.
Senza risorse il docente può solo, o abbassare il livello per tutti, o diventare selettivo.
Io credo che inclusione significhi tenere alto il livello, aiutando anche chi è rimasto indietro per garantire a tutti gli stessi diritti, a discapito di nessuno.
E questo lo può fare con interventi concreti non solo con interessanti incoraggiamenti.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
Www.prolifeinsieme.it
