Egregio Direttore,
Vorrei replicare all’articolo
perché ci sono due passaggi non condivisibili, a parer mio.
Il primo è relativo al concetto di uguaglianza per ciò che riguarda il matrimonio la famiglia.
Non per essere retorici ma la famiglia è composta da uomo, donna e figli ,ovvero da una coppia di persone in grado di procreare e assicurare la discendenza. Si potrebbe facilmente obiettare “ chi è sterile? Chi adotta?”non sarebbero famiglia?
Certo che sì, sempre se il nucleo è composto da uomo e donna.
E questo, che piaccia o no, è sempre stata la normalità, dai tempi dei tempi.
Seconda passaggio: si ricercano molto la libertà, l’uguaglianza, il diritto. Eppure si festeggia per la sentenza a morte del bimbo prima della nascita, bimbo che non ha la possibilità di difendersi: parliamo della legge 194 e delle annunciate manifestazioni in difesa del cosiddetto “ diritto” di abortire.
È qui il mio dubbio: come si possono pretendere uguali diritti per gli essere umani quando si nega quello elementare, il diritto alla vita del nascituro? Chi potrebbe avere l’autorità e il potere per stabilire il “ grado” di dignità di un essere vivente, umano, tale dal momento del concepimento? Con l’aborto si toglie il diritto di nascere, avere una famiglia, crearsi una vita, studiare, lavorare…
L’incoerenza la fa da padrona.
Sarebbe meglio manifestare per il diritto alla vita di tutti, poi potranno subentrare altre pretese, meno vitali, tutto sommato accessorie rispetto alla possibilità di nascere.
Barbara Cinti
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it
