DOPO AVER LETTO L’ARTICOLO sono sempre più convinta che gli ammalati non chiedano di morire ma di essere aiutati.
E l’articolo lo esprime chiaramente, anche se forse non sembra.
È il “Numero Bianco” dell’associazione Coscioni ad ammetterlo:
“Chi ci chiama perché vuole morire pensa sia l’unica possibilità”, ma non è così.
Una persona che soffre non tifa per morire, chiede di vedere alleviate le sofferenze.
Nel momento in cui viene spiegato che esistono cure palliative, che c’è un percorso da affrontare ma non è lasciata sola, la voglia di morire sparisce in fretta e la persona accetta di vivere.
LO DICONO I NUMERI DELL’ARTICOLO.
E l’articolo afferma anche un’altra cosa importante, cioè che le chiamate arrivano soprattutto da dove l’Associazione Luca Coscioni è più attiva.
Non dalle regioni dove già esiste una legge.
E questo la dice lunga.
Perché è un segno di disinformazione.
La richiesta cresce laddove si fa più propaganda per il suicidio assistito.
Non perché lì si soffre di più, ma perché quella appare una soluzione, l’unica che rappresenti la vera libertà.
Secondo questa logica allora il morire diventa il diritto che ti libera.
MA IL VERO DIRITTO è quello di avere accesso alle cure fino alla fine.
Come assicura la legge 38 del 2010.
Le cure palliative in Italia ci sono ma non tutti ne godono. Perché?
Mancano hospice, manca personale sanitario.
E allora come procediamo?
Invece che colmare quel vuoto proponiamo il numero “Luca Coscioni” per morire?
Forse perché costa meno? Impegna meno?
Questo è abbandono camuffato da libertà.
Da quando la civiltà di un Paese si misura da quanto sia facile morire e non invece dall’impegno di garantire una vita dignitosa fino alla fine?
Non ci si può accontentare delle briciole.
Bisogna pretendere di avere il sostegno affinché la vita abbia sempre la dignità che merita, fino alla sua fine naturale.
La proposta dell’aiuto a morire non è una cultura della libertà.
È una cultura dello scarto: se non ti voglio curare ti aiuto a morire.
Come diceva il medico Edward Livingston Trudeau:
“Curare qualche volta, alleviare spesso, consolare sempre”.
Se togli le ultime due resta solo l’abbandono!
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
