STIAMO VIVENDO una deriva antropologica senza uguali, in cui l’uomo ha dimenticato chi è.
Lo vediamo sempre, ogni giorno.
Nel fine vita, nella difesa della famiglia naturale, nella denatalità, nell’immigrazione selvaggia, nella libertà di pensiero minacciata.
Sono questi temi, tutti con lo stesso denominatore.
DOVE TROVA l’eziologia tale smarrimento di ideali?
Nella deriva antropologica dell’Occidente.
Nella perdita del concetto di persona, non più vista come una creatura dotata di dignità, di sacralità, ma come una cosa in divenire, formata da materiale che può essere plasmato a piacimento.
Ecco allora che tutto si può giustificare.
Se l’uomo è il prodotto di una serie di bramosie, tutto ciò che ne impedisce la realizzazione, è un ostacolo.
Quindi l’aborto diventa diritto.
Dall’altra parte, se la vita diventa inutile perché non più produttiva, il malato e l’anziano diventano “scarti” e, a questo punto, l’eutanasia diviene pietà.
QUESTA È LA CULTURA DELLO SCARTO applicata sia all’inizio che alla fine della vita, a cui fa riferimento sempre la chiesa attraverso i suoi ministri.
E la medesima deriva ha colpito anche la famiglia nel suo essere, ossia nell’ essere formata da maschio e femmina.
Ma se si mette in discussione anche la natura, con le sue ” regole naturali”, se non esiste più differenza tra i sessi, tutto diviene allora solo un costrutto sociale che si può anche disassemblare.
E distruggendo la famiglia naturale si distrugge anche il luogo in cui i bambini imparano i fondamentali dell’amore.
Che sono dono di sé e non possesso dell’altro.
Una famiglia destrutturata nella sua natura non è più in grado di generare figli.
E se un popolo non mette al mondo bambini ha perso la speranza nel futuro.
Speranza che è venuta meno in questo caos cosmico, in cui tutto è relativo e apparentemente possibile e giustificabile.
Ecco che allora diventa la normalità “affittare un utero”, congelare embrioni.
Il bambino è quel di più per sentirsi realizzati.
L’egoismo scambiato per diritto.
E TUTTO CIÒ VALE ANCHE per l’immigrazione selvaggia, con la quale stiamo facendo i conti.
Anche qui, la deriva antropologica, con il suo “falso buonismo” ha mietuto le sue vittime.
Si accolgono persone senza includerle realmente nel contesto culturale.
Tutto diventa relativo.
Si pretende che un popolo rinunci alla propria identità in nome di un multiculturalismo privo di radici,
cercando anche di impedire chi di fatto vorrebbe dissentire.
In nome del “politicamente corretto” viene zittito.
Il pensiero unico avanza inesorabilmente.
Perché quando si nega la verità sull’uomo resta solo la dittatura, che vuole imporre un certo pensiero, sia attraverso la legge , che con la censura mediatica.
L’ OBIETTIVO È arrivare ad avere una antropologia fluida, senza limiti.
E le modalità sono sempre le stesse.
Zittire chi prova a parlare di vita, di papà e di mamma, di radici cristiane.
Senza però riflettere che, così facendo, ci stiamo distruggendo.
È necessario perciò tornare a pensare che un uomo non si può inventare.
È maschio, è femmina, nasce da un padre e da una madre, da un ovulo e da uno spermatozoo.
Ha bisogno di sentirsi amato, soprattutto nella fragilità.
La sua natura è sacra ed ha valore incommensurabile dal concepimento alla morte naturale.
Solo ritornando a riappropriarci di queste verità potremmo rinascere e fare rinascere una politica umana.
ED È QUELLO CHE NOI , del Comitato “Prolife insieme” tentiamo di fare ogni giorno, con i nostri articoli.
Ricostruendo l’immagine dell’uomo, partendo dal bimbo non nato, dalla donna, dall’uomo, dalla coppia, dalla famiglia.
In una società che sta provando a spaccare il suo nucleo fondante che è la famiglia.
Rompendo la congiura del silenzio che, come dice il Presidente onorario Mons. Antonio Suetta, rappresenta oggi l’arma più pericolosa, che nega persino le evidenze scientifiche.
E lo facciamo lavorando su più fronti quali:
aborto, fine vita, famiglia naturale, indottrinamento ideologico.
“Prolife insieme” vuole essere “una voce ” per impedire questo appiattimento, dando voce a chi non ne ha.
Non solo per dire NO, ma per proporre alternative concrete, accoglienti che tornino alla visione dell’uomo nella sua verità antropologico / scientifica.
Affinché torni ad essere libero da visioni e legami ideologici e frammentazioni estreme.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
http://www.prolifeinsieme.it
