Pornografia, grave problema sociale. Il commento della psicologa

https://www.varesenews.it/2026/03/un-giovane-su-tre-non-si-protegge-i-giovani-democratici-di-varese-portano-leducazione-sessuale-davanti-al-frattini/2533420/

Commento sull’articolo di Varesenews del 30 marzo 2026

In questi giorni a Varese, un gruppo di Giovani Democratici ha voluto portare “L’educazione sessuale” davanti al Liceo artistico “A. Frattini” di Varese, distribuendo materiale informativo e preservativi; mi è sembrato di tornare indietro nel tempo…

Sviluppo della pornografia in Italia

La memoria mi ha riportato a scuola e ai miei compagni del liceo negli anni ’70, anni in cui la “contestazione” iniziava a dilagare un po’ ovunque. Ricordo i raduni musicali oceanici come quello che vi era stato a Woodstock, che portavano un vento di rivoluzione femminile che sapeva di scandalo. Le donne dai seni scoperti, che sventolavano i loro reggiseni, quali bandiere di emancipazione.

Immagini che rivedo ad occhi aperti, con un sottofondo di musica folk, rock e con le parole delle canzoni dei primi cantautori “impegnati”, essenzialmente poeti, prima ancora che cantanti.

L’emancipazione femminile aveva portato a nuove sensibilità in merito alla sessualità, al parto, che doveva essere sempre più “naturale”, e al ruolo dell’uomo sempre più collaborativo, almeno formalmente, in casa e nella cura dei bambini piccoli. Tra noi adolescenti c’era ancora riserbo, per qualcuno vera timidezza.

La malizia, tuttavia, iniziava a serpeggiare tra i banchi di scuola e turbava, al suo passare, quando si andava al cinema. I preservativi giravano per la scuola e venivano accolti con sorrisetti allusivi o sghignazzate; erano spesso usati per fare scherzi, anche alle ragazze, alcune reagivano schifate, altre divertite.

Le lezioni di biologia, sempre interessanti, giunsero un bel dì al tema della “riproduzione” umana e durante la spiegazione asettica del professore volarono occhiate furtive tra i compagni, qua e là, tra le espressioni dei loro volti sinceri: stupiti, arrossiti, divertiti o turbati.

In edicola, dapprima fumetti spinti

A quel tempo le edicole, oltre ai quotidiani e alle riviste, offrivano al pubblico la vendita dei primi libretti a fumetti, come, ad esempio, Superman, Tex, Diabolik, Satanik e album di racconti fotografici, a sfondo amoroso. Vi erano anche fumetti di genere horror-erotici e sempre più pornografici, che riscuotevano un enorme successo.

Ricordo poi anche un’evoluzione artistica del fumetto erotico, nel bel disegno raffinato di Guido Crepax.  Sfogliando il fumetto, si poteva percepire un messaggio licenzioso, come a dire che la malizia, in fondo, poteva anche essere una buona cosa. Di certo, nell’eros vi era bellezza, come quella di Valentina: disponibile, giovane, sexy ma anche intelligente, emancipata e moderna.

Una quantità enorme di pornografia online

Dal 2000 ad oggi, l’accesso sempre più precoce e facilitato in Rete ha di fatto condizionato l’esperienza della sessualità individuale e collettiva. Il cybersesso, il sesso mediato dalla tecnologia: pornografia, sextinghttps://www.treccani.it/vocabolario/sexting_(Neologismi)/,

relazioni virtuali ed erotiche, ha favorito anche lo sviluppo di comportamenti compulsivi e disfunzionali.

Se quasi la metà dei giovani, 4 su 10, tra i 10 ed i 25 anni, usufruisce regolarmente di contenuti web per adulti, quale idea di sessualità si formeranno?

Teniamo presente che i video porno non sono assolutamente realistici, ma “gonfiano” alterando ed esagerando le scene erotiche con il principale scopo di attirare, eccitare e creare dipendenza.

Infatti, ricercare stimoli sessuali ed eccitazione facile crea un’iperstimolazione che sovverte l’equilibrio tra il desiderio e la capacità di controllo, generando schemi comportamentali compulsivi.

La normalizzazione della pornografia

Un interessante articolo del 18 marzo scorso di Alberto Pellai su Avvenire, tratta il tema della normalizzazione della pornografia. Qualcosa di tremendo è avvenuto nella mente di una coppia di persone insospettabili, istruite e lavoratrici: una perversione morale (qui https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/venezia-mestre/cronaca/26_marzo_17/giornalista-e-insegnante-arrestati-per-pedofilia-le-chat-dell-orrore-di-due-persone-insospettabili-la-donna-sono-innocente-b05bbe5c-20bf-4791-bbee-dc8b2f3cexlk.shtmlil fatto di cronaca).

La quantità di materiale pornografico che circola online è oggi enorme e ciò comporta un grave problema sociale; del resto, si tratta di un mercato estremamente redditizio di 200 miliardi di dollari all’anno con Cina, Brasile, India e Russia ai primi posti.https://familyday.info/pornografia-numeri-e-connotati-di-una-autentica-emergenza/

La “normalizzazione” della pornografia, accessibile in forma anonima e gratuita, ha portato a cambiare la morale sessuale e la percezione del limite che ad essa si correla: ciò che era trasgressivo è diventato “normale”.

Dal punto di vista del Sistema Nervoso Centrale, la dipendenza che si è creata, associata alla produzione di dopamina, porta ad un aumento costante della domanda. E’ così che le ricerche in corso in questo campo dichiarano un aumento continuo e crescente di uso di materiale pornografico, sempre più estremo, perverso e violento.

Dopo la “normalizzazione” dell’aborto, ormai con cifre da capogiro fino a 73 milioni di aborti all’anno, spacciato peraltro come il minore dei mali e sacrificato sull’altare dell’autodeterminazione, eccoci alla normalizzazione della pornografia:

“Dopo aver visto più volte dentro lo schermo un “fare sesso” che nella vita reale sarebbe penalmente perseguibile, lo spettatore può cominciare a pensare che quel “fare sesso” può entrare anche nella sua vita, non deve essere poi così sbagliato e quindi può anche essere sperimentato. In fondo, i siti pornografici e il dark web contengono migliaia di immagini di altre persone che già lo stanno facendo e vivendo: perché io no?”, così il dott. Pellai si esprime in merito.https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/dietro-il-caso-di-pedofilia-in-famiglia-ce-la-normalizzazione-della-pornografia_105979

Ma dov’è finita la “costruzione di un amore”?

A questo punto, molte sono le domande che sorgono in merito all’educazione affettiva e alla reale possibilità che hanno i giovani di imparare ad amare e trovare in essa la felicità.

La sessualità è solo una parte dell’amore, una parte importante certo ma non è l’unica dimensione del rapporto amoroso.

La prima educazione deve essere affettiva e sentimentale e deve avvenire in famiglia. Un genitore può usare un linguaggio più appropriato come il “fare l’amore”, rispetto al semplice “fare sesso”.

Definire l’incontro sessuale come il fare l’amore non è un eufemismo ma è intendere una cosa diversa che non esprime solo l’atto fisico sessuale ma sottintende una relazione che si espande nello spazio e nel tempo verso un desiderio di condivisione di una vita sociale in comune.

Dietro la relazione amorosa, vi è la condivisione di una specie di sogno che si vuole realizzare insieme ma che rappresenta anche una meta. Parlando di un sogno, si può pensare che si tratti di qualcosa di romantico ma non è proprio così.

Chi si ama, pensa in modo esclusivo, concreto ed impegnativo: rimanere insieme per sempre. Affrontare il tema dell’educazione all’affettività, pensando che sia sufficiente una chiara ed efficace spiegazione della biologia dell’unione dei corpi sessuati e dell’uso dei preservativi per i maschi e di pillole, cerotti anticoncezionali e altri metodi contraccettivi per le femmine, non risolve il problema dell’educazione all’amore.

E’ importante educare ad amare

Educare all’amore è importante per promuovere l’affettività, imparare cioè a capire e a riconoscere le emozioni e i sentimenti che si provano nelle relazioni interpersonali reali, dal vivo, non quelle “liquide”.

Educare all’amore significa promuovere il rispetto reciproco e non l’uso a scopo sessuale dell’altro, considerato solo come un corpo, una cosa che dà piacere. L’altro infatti è una Persona, un insieme inestricabile di Anima e di Corpo, pieno di dignità.

Educare all’amore significa educare alla responsabilità ma la maturazione del senso di responsabilità richiede tempo e una volontà di autoformazione. E’ essenziale per imparare a superare l’autocentratura e una visione consumistica del sesso, sempre a portata di mano.

E’ altrettanto fondamentale superare una visione egoistica della relazione interpersonale, per passare dall’autoaffermazione adolescenziale alla maturità, che rende capaci di realizzarsi all’interno di un rapporto con gli altri.

Il fare sesso da solo non rende capace di educare agli affetti, all’attenzione dei sentimenti dell’altro, alla tenerezza, intesa come gentilezza;delicatezza e rispetto e non come intenerimento solo sessuale.

La costruzione di un amore richiede la capacità di capire la personalità dell’altro ed il suo modo di sentire, pensare ed agire, comprendere i suoi bisogni per potervi rispondere.

Il livello di crescita della relazione implica un adoperarsi reciproco continuo per capirsi, cogliere gli intenti e i desideri reciproci, all’interno di un vero dialogo dal vivo e non “chattato”, che non deve mai venire meno.

Esiste ancora una morale sessuale

Gli ideali e i principi morali devono poter essere condivisi perché esistono dei limiti morali; nella pratica della sessualità: rispetto del corpo e della Persona propria e altrui e non sottomissione dell’altro ai propri capricci e piaceri. Inoltre, comprensione dell’altro e capacità di autocontrollo, finalizzato al rispetto della sensibilità altrui e salvaguardia del pudore, l’intima protezione di se stessi.

Se il preservativo non è particolarmente amato dai giovani, è forse perchè non è facilissimo da usare per tutti; vi è anche l’idea che alteri in certo qual modo il rapporto. Dietro la spinta dell’incoscienza e della leggerezza tipica dell’età, molti giovani tendono a non usarlo perché credono, spesso illudendosi, che a loro tutto andrà sempre bene.

Viceversa, la disinvoltura nell’uso del preservativo potrebbe contribuire a diseducare all’amore, confondendo le idee e illudendo che l’amore sia principalmente tutto lì, nella ricerca del piacere. Non credo che l’uso del preservativo, in particolare durante l’adolescenza, favorisca l’autocontrollo e il dominio di sé, che è invece necessario sviluppare nel percorso di maturazione personale.

Oggi la pratica dell’astinenza non è di moda, eppure pedagogicamente e psicologicamente essa rappresenta quel momento di autoeducazione al controllo di sé e dei propri istinti, che rende più sicuri e responsabili.

Dott. Susanna Primavera. Psicologa
Direttivo Movimento per la Vita di Varese
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
www.vitavarese.org