PMA, tecniche efficaci per “ produrre” bimbi a soddisfazione dei clienti

Il dott. Alberto Virgolino, Presidente dell’AIGOC, fa il punto sulla PMA e sui risvolti, anche economici, della tecnica di “ produzione” di bimbi.

ttps://www.socialmedialife.it/procreazione-medicalmente-assistita-limportanza-delle-tecniche-piu-efficaci

Gentile Direttore,
Mi preme inviare contributo all’intervento su PMA.

Procreazione medicalmente assistita: l’importanza delle tecniche più efficaci. Leonardo Di Cosimo. 18.03.2025.
Nella attuale promozione mediatica della PMA mancava il contributo del Prof. Antonio Pellicier, ginecologo spagnolo, fondatore di IVI, “il più grande Gruppo di Riproduzione Assistita al mondo”, si legge nel suo sito, con 74 cliniche in 9 Paesi, di cui alcune anche in Italia (Roma e Napoli). L’esperto professore con innumerevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali nel suo campo, sembra quasi mortificare i Centri italiani di PMA sulla scorta dei dati pubblicati nell’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sull’applicazione della L.40/2004. Troppo basse le percentuali di successo in Italia, di donne e/o coppie “con figlio in braccio”! Dall’alto della sua scienza, sollecita l’uso di tecniche più efficaci, quelle che in Spagna e negli altri Centri IVI del suo Gruppo raggiungono percentuali di successo molto più alte. E quali sarebbero queste tecniche? La FIVET con ovodonazione, ossia con ovuli di donatrice, o embrioni formati in vitro con ovuli e spermatozoi entrambi donati, cioè non appartenenti alla coppia che richiede la PMA.

Quindi si tratta di procreazione assistita “eterologa”

Il bambino che eventualmente arriva a nascere è geneticamente diverso dalla madre se l’ovocita donato è fecondato con lo spermatozoo del padre (marito o convivente della madre); è diverso geneticamente anche dal padre, se viene trasferito nell’utero materno un embrione donato, formato da ovulo di donatrice e da spermatozoo di donatore. Dunque, il bambino che nasce avrà 2 madri, una genetica che ha donato l’ovulo e l’altra biologica nel cui utero è stato trasferito l’embrione e che lo porta fino al parto; potrà avere 2 padri, uno genetico che ha donato i suoi spermatozoi e l’altro “sociale”, ossia il marito o il convivente della madre. Insomma, una identità genealogica tutt’altro che chiara per il concepito in provetta! Ma per la “ditta” Valenciana, questo non è un diritto leso del bambino! Ma neanche per la nostra Corte Costituzionale, a dire il vero, avendo ammesso la Fivet eterologa nel 2014 con la sentenza n. 162!
Le donazioni dei gameti, ovuli e spermatozoi, avvengono in Centri specializzati che conservano i campioni donati nelle loro “banche di crioconservazione”, assicurando l’anonimato agli stessi soggetti donatori, pur se identificati da codici e scheda anagrafica che riporta le caratteristiche somatiche principali (peso, altezza, colore della pelle, ecc.), titolo di studio (indice indiretto del quoziente intellettivo) ed anche la foto per scegliere quelli che più somigliano o piacciono alla madre o alla coppia richiedente la FIVET eterologa. E’ quanto viene riferito dal Prof. Pellicier in una sua intervista.
Ma il figlio ottenuto con questa modalità di fecondazione assistita non conoscerà mai i suoi genitori genetici la cui salute e l’assenza di ereditarietà o predisposizione ad eventuali malattie che possono manifestarsi negli anni, sarebbe garantita solo dal Centro che fornisce i gameti, mediante la selezione dei donatori e delle donatrici.

Naturalmente ogni donazione avviene a pagamento

Non è stabilito un numero limite di campioni donati da ciascun/a donatore o donatrice. Questo particolare espone al grave rischio di maggiore probabilità di futuri incontri tra persone “consanguinee”, fratelli e sorelle inconsapevoli, perché generate in provetta con gameti provenienti dalla stessa banca di campioni raccolti dalle stesse persone donatrici (uomini e donne), e che a loro volta possono generare figli con possibili anomalie genetiche. Ma a questo particolare non viene data importanza!
Le statistiche italiane sulla PMA, per l’ultimo anno censito 2022, ci dicono innanzitutto che la forma omologa è quella più richiesta e praticata (83,80% delle coppie) rispetto a quella eterologa (soltanto il 16,20% delle coppie). A differenza di quelli spagnoli, i nostri Centri non hanno banche di ovuli e spermatozoi a portata di mano, da scongelare ed utilizzare in loco, ma debbono quasi tutti essere importati (soprattutto gli ovociti e gli embrioni già congelati) con costi più alti per il laboratorio e per la coppia. La percentuale di successo nella FIVET omologa, cioè quando il figlio è prodotto a partire dall’ovocita e dallo spermatozoo dei suoi genitori genetici e biologici è del 17,17% vs 28,45% per l’eterologa (vedi CS N.2 dell’AIGOC del 12.03.2025: https://aigoc.it/2025/03/12/aumentano-i-cicli-sospesi-4-879-ed-interrotti-22-911-e-gli-embrioni-omologhi-crioconservati-64-106-nelleterologa-destano-preoccupazione-i-movimenti-di-import-export-di-ovociti-liqui/). Questo si spiega per il fatto che i gameti donati (ovuli e spermatozoi) provengono da soggetti più giovani e, quindi dotati di una maggiore qualità biologica rispetto a quelli di persone più avanti negli anni, come succede per la stragrande maggioranza delle donne e delle coppie italiane che ricorrono alla PMA (età media 36,72 anni nel 2022). Ma il Prof. Pellicier riferisce percentuali del 93% con 3 embrioni e del 98% con 5 embrioni, cioè embrioni trasferiti singolarmente in 3 o in 5 volte nell’utero della stessa donna; sì, perché come lui stesso dichiara, il trasferimento in utero ormai si fa con un embrione per volta, evitando i rischi di gravidanze gemellari o plurigemellari.

Cosa comporta questo ripetuto tentativo nella stessa donna per la vita degli embrioni?

Per ogni embrione che nel 93% dei casi è giunto a nascere, sarebbero sacrificati n. 7(percentuale dei tentativi falliti) x 3 (n° degli embrioni trasferiti in ogni donna) = 21 embrioni; a questi bisogna aggiungere i 2 embrioni che non si sono annidati nel 93% dei casi. Se fossero 5 i tentativi di trasferimento di un embrione per volta, per ogni “figlio in braccio” gli embrioni sacrificati sarebbero n. 2 (percentuale dei tentativi falliti) x 5 (n degli embrioni trasferiti in ogni donna) = 10 embrioni. A questi bisogna aggiungere i 4 embrioni che non si sono annidati nel 98% dei casi. Dunque, il costo in vite umane appena concepite, nella migliore delle statistiche, sarebbe di 23 (per un’efficacia del 93%) o 14 (per un’efficacia del 98%) per ogni “figlio in braccio”! Ma, figurarsi se anche questo dato possa preoccupare la “premiata ditta” spagnola! E, a dire il vero, questa ecatombe di embrioni appena concepiti non interessa evidenziarla neppure al nostro Ministro della Salute nella sua Relazione al Parlamento italiano!
Ma al di là di ogni valutazione ragionieristica che conferma, per altro, la grande perdita di embrioni che non vengono trasferiti in utero o, se anche trasferiti, non giungono alla nascita anche nella PMA italiana (vedi C.S. N.2 AIGOC del 12.03.2025: https://aigoc.it/2025/03/12/aumentano-i-cicli-sospesi-4-879-ed-interrotti-22-911-e-gli-embrioni-omologhi-crioconservati-64-106-nelleterologa-destano-preoccupazione-i-movimenti-di-import-export-di-ovociti-liqui/), emerge prepotentemente l’intento manageriale di coloro che hanno intrapreso la pratica della PMA con il solo obiettivo di raggiungere una “produzione” di bambini quanto più numerosa e sana, a soddisfazione dei “clienti” che ne fanno richiesta. Ormai sembra di essere entrati, in modo irreversibile, in un “affare di mercato” miliardario che vorrebbe camuffarsi in “opera di bene” per contrastare l’infertilità e la denatalità, ma a spese dello Stato, cioè di noi contribuenti!

Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it