“PMA, strage di embrioni per poche nascite”: dott. Alberto Virgolino

PMA, intervista a Radio Maria. Qui il link per riascoltare la trasmissione https://radiomaria.it/puntata/tavolo-pro-life-15-06-2026/

( seconda parte. La prima parte dell’intervista si può leggere qui )

5) Qual è l’iter previsto per la fecondazione assistita?

 

Per una maggiore comprensione di quanto adesso illustrerò, vorrei invitarvi ad ascoltare le lezioni svolte da Padre Giorgio Maria Carbone sulla PMA a Radio Maria nei mesi scorsi, oppure a consultare il suo libro “Sterilità e fecondazione in vitro” (Ed. Studio Domenicano). Non avendo sufficiente tempo, mi limiterò ad accennarvi le fasi principali che vengono affrontate nella PMA, cioè nella FIVET (fecondazione in vitro e trasferimento degli embrioni in utero). Tutte le fasi costituiscono il cosiddetto “ciclo” di FIVET. Si tratta, come vedremo, di un vero percorso ad ostacoli e ad ogni passaggio vengono meno buona parte degli embrioni formati. Una vera ecatombe!

 

La prima fase è la stimolazione della funzione ovarica, in modo da ottenere una crescita multipla di follicoli in ognuno dei quali si trova la cellula uovo o ovocita. Si tratta di una iperstimolazione ormonale a cui la donna viene sottoposta e che purtroppo può andare incontro a una sindrome correlata (OHSS) con conseguenze serie per la salute della stessa donna. Nel 2023, a causa di questa evenienza clinica causata dalla iperstimolazione ovarica, sono stati interrotti il 12,7% dei cicli.

Bisogna considerare anche la spesa farmaceutica che questo trattamento di iperstimolazione comporta e riconoscere che è sicuramente una spesa incongrua, sia per le complicanze gravi che può provocare nelle donne, sia per il fatto che la quantità di ovociti prelevati  (in media 7-8 per ciclo), non ha una ragionevole giustificazione, dal momento che gli ovociti fecondati in vitro vengono trasferiti in utero in numero di 1 o 2 nella quasi totalità dei cicli (nel 2023: 87% con 1; 12,5% con 2; 0,4% con 3 embrioni). Pertanto vengono formati, in numero sempre crescente, embrioni soprannumerari, non traferiti in utero, ma nei freezer ad azoto liquido, a -196° C. Quindi, non ha ragione di essere prodottauna così grande superovulazione.

 

Alla seconda fase del prelievo degli ovociti segue quella della inseminazione in vitro.

Viene effettuata ponendo a contatto ovociti e spermatozoi per un periodo di circa 16-18 ore. Viene poi accertato l’esito dell’inseminazione.

Per facilitare la fecondazione di un maggior numero di ovociti è stata da tempo introdotta la tecnica ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), mediante la quale l’intero spermatozoo, coda compresa, viene iniettato all’interno del citoplasma della cellula uovo.

Queste prime fasi, dopo il prelievo di ovociti e prima del trasferimento degli embrioni in utero, sono molto critiche nella FIVET/ICSI “a fresco” (cioè utilizzando ovociti e spermatozoi appena prelevati); infatti, nel 2023, come riportato nella Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sulla applicazione della L.40, sono aumentate le percentuali dei cicli sospesi ed interrotti,tanto da arrivare al 62,3% dei cicli iniziati. Da notare, che nei cicli interrotti prima del trasferimento, ci sono embrioni già concepiti che vengono scartati perché “non evolutivi” oppure vengono crioconservati.

 

E’ proprio nella fase della coltura degli embrioni, nella quale gli ovociti fecondati vengono mantenuti in un ambiente di crescita adeguato per ulteriori 24-48 ore, che avviene la selezione degli stessi embrioni nelle loro prime divisioni cellulari. Vengono esaminati al microscopio e recentemente ci sono Centri di PMA che si avvalgono anche dell’AI (intelligenza artificiale) per riconoscere quelli con maggiori capacità di sviluppo.

 

A questa fase ne segue una facoltativa, ma che ultimamente è sempre più adottata, quale quella del congelamento temporaneo degli embrioni, prima che vengano trasferiti nell’utero. Viene detta la fase del “freez all” (congela tutto).

 

La fase successiva è quella del trasferimento degli embrioni, giudicati “trasferibili”, nell’utero materno. Altro passaggio critico per la sopravvivenza degli embrioni. Innazitutto perché non tutti gli embrioni “trasferibili” vengono tutti trasferiti. In merito a ciò, i dati dell’ultima Relazione ministeriale relativa all’anno 2023, per la FIVET/ICSI omologa a fresco (cfr. Tabelle 7,10,13,16 della R.M.) evidenziano che dei 177.097 embrioni formati in vitro, sono stati giudicati “trasferibili” n. 96.227 (54,33%), trasferiti in utero n. 30.408 (31,6%) e crioconservati n. 65.819 (ben il 68,40%!).

Il miglioramento delle tecniche con il supporto ormonale adeguato alla donna affinchè la parete interna uterina (endometrio) sia resa più adatta all’impianto dell’embrione trasferito, ha portato gli operatori della PMA a ridurre ad uno o due il numero degli embrioni trasferiti (nel 99% dei trasferimenti). Quindi si è sensibilmente ridotto il numero delle gravidanze plurigemellari.

 

6) vorrei ricordare ai nostri ascoltatori che chi si sottopone a tutte queste tecniche è la donna. Dal punto di vista fisico e dal punto di vista psicologico, sicuramente si tratta di un grande stress per tanti motivi. Ma anche di un grande dolore, perché le tecniche di fecondazione assistita non sono efficaci al 100% e quindi, affrontare il “fallimento” dell’impianto dell’embrione comporta grande frustrazione. Chiedo quindi al dottor Virgolino, quale sia l’efficacia della procreazione medicalmente assistita.

 

Allora adesso vediamo gli esiti di questi trasferimenti dalla Relazione ministeriale per l’anno 2023.

Nelle FIVET/ICSI omologhe “a fresco” si sono ottenute n. 5.933 gravidanze, corrispondenti a solo il 26,02% dei trasferimenti; sono stati registrati n. 3.846 parti con almeno 1 figlio vivo, pari al 9,56% delle coppie trattate; tenendo conto del mancato follow-up del 12,6% delle gravidanze, possiamo stimare una percentuale massima (teorica) di coppie con figlio in braccio del 10,91%; sono nati vivi n. 4.179 figli, corrispondenti a solo il 13,74% embrioni trasferiti in utero.

Nella FIVET/ICSI omologa con scongelamento di embrioni (FER) e con scongelamento di ovociti (FO) sono state trattate n. 26.938 coppie; sono iniziate n. 10.999 gravidanze (33,97% dei trasferimenti di embrioni in utero), di cui n. 7.517 sono giunte al parto con almeno 1 figlio vivo (19,85% dei trasferimenti); il totale dei figli nati vivi è stato di n. 7.744; la percentuale delle coppie con “figlio in braccio” è stato del 27,90%  (35,63% se si considera la percentuale di perdita al follow-up di tutte le gravidanze del 21,7%).

Nella FIVET/ICSI eterologa con donazione di ovociti (cfr. Tabelle 30, 32, 34, 35,36 della R.M.): le coppie trattate sono state 10.781 per un totale di n. 15.857 cicli; si sono ottenute n. 4.565 gravidanze (40,45% trasferimenti in utero), di cui sono giunte al parto 3.344 (29,6% dei trasferimenti), il numero di parti con almeno 1 figlio vivo è stato 3.335, pari al 30,93% 33,37% delle coppie trattate (considerando il 7,3% delle gravidanze perse al follow-up).

Nella FIVET/ICSI eterologa con doppia donazione (ovociti e spermatozoi; cfr. tabelle 42, 43, 44 della R.M.): le coppie trattate sono state 1.036 per n. 1.218 cicli; le gravidanze ottenute sono state n. 482 di cui i parti monitorati sono stati n. 333 (29,8% dei trasferimenti), con almeno 1 figlio vivo n. 331, pari al 31,94% –36,21% delle coppie trattate (in considerazione della perdita al follow-up dell’11,8% delle gravidanze).

Nella FIVET/ICSI eterologa con donazione del seme (cfr. tabelle 47, 48, 49 della R.M.): le coppie trattate sono state n. 1.882 per n. 2.195 cicli; le gravidanze ottenute sono state n. 623 ma per l’8,3% non si conosce l’esito; i parti monitorati sono stati n. 447 (28,4% dei trasferimenti), tutti con almeno 1 figlio nato vivo, pari al 23,75% – 25,89% delle coppie trattate (in considerazione della perdita al follow-up dell’8,3% delle gravidanze).

In sintesi, stando alle percentuali di gravidanze che hanno esitato in un parto con almeno 1 figlio vivo, rispetto al numero dei trasferimenti (con 1-2 embrioni per la stragrande maggioranza), abbiamo valori percentuali di “coppie con figlio in braccio” molto bassi, dal 13,74% nelle FIVET/ICSI omologhe “a fresco”, al 19,85% nelle FIVET/ICSI omologhe con scongelamento di embrioni od ovociti, dal 29,6% al 29,8% nelle varie forme di FIVET/ICSI eterologhe. Altro che 100%! Solo considerando il numero degli embrioni trasferiti in utero si possono avere, nelle migliori delle casistiche, al massimo percentuali intorno al 30% di embrioni che giungono alla nascita!

7) certamente i numeri sono inclementi, cerco di mettermi nei panni delle coppie che si sottopongono a questi trattamenti e attendono speranzose di poter avere un bambino. Quanta frustrazione! Però all’inizio della nostra chiacchierata il dottor Virgolino ci ha spiegato che i soggetti coinvolti non sono solo l’uomo e la donna, c’è anche l’embrione, il più fragile tra i fragili. Considerando che la vita umana inizia dal concepimento e nel caso di queste tecniche è più che mai evidente, chiedo dal punto di vista dell’embrione quale sia l’efficacia della PMA.

Questi dati, osservati dalla parte degli embrioni prodotti in vitro, indicano che l’80-87% nella FIVET/ICSI omologa ed il 70% circa in tutte le altre FIVET/ICSI gli embrioni seppur considerati idonei, non sopravvivono in utero. Sono sacrificati! E questo è il dato medio per tutti i Centri italiani di PMA, ma se prendiamo in considerazione il campione di donne di età superiore ai 40 anni, le percentuali di successo scendono nettamente sotto il 10 e il 5% di “coppie con bambino in braccio”, ossia il 90-95% di embrioni trasferiti nell’utero di queste donne attempate sonosacrificati!

Se poi volessimo fare il computo degli embrioni sacrificati rispetto al totale degli embrioni prodotti in vitro – i dati della Relazione ministeriale ce lo consentono in modo più preciso soltanto per la FIVET/ICSI omologa – teniamo conto del numero totale degli embrioni prodotti (177.097) e lo confrontiamo con il numero dei bambini nati vivi (4.179). Otteniamo soltanto il 2,36%dei nati vivi, cioè il 97,64% degli embrioni sono stati o crioconservati o scartati (non idonei al trasferimento) o abortiti dopo il loro trasferimento in utero!

PMA II-III liv.

Omologa a fresco

Omologa con scongelamento embrioni (FER) e ovociti (FO)

Eterologa con donazione di ovociti

Eterologa con doppia donazione (ovociti e seme)

Eterologa con donazione di seme

TOTALI

N° Coppie trattate

40.314

26.938

10.781

1.036

1.882

80.951

N° Gravidanze ottenute

5.933

10.999

4.565

482

623

22.602

% Gravidanze/trasferimenti

26,02

33,97

40,45

43,2

39,6

N° Parti con 1 figlio vivo

3.846

7.517

3.335

331

447

15.476

% Parti monitorati/trasferimenti

18,3

19,85

29,55

29,63

28,4

N° Figli nati vivi (n.v.)

4.179

7.744

3.438

343

470

16.174

% Figli n.v./trasferimenti

13,74

23,92

29,6

29,8

28,4

% coppie con figlio in braccio

9,56

27,90

 

30,93

 

31,94

 23,75

(questa tabella non la leggerò)

Un altro aspetto critico della PMA sulla sorte degli embrioni prodotti in vitro è la Crioconservazione degli embrioni. Dal 2009 quando la sentenza n. 151 della CC ha rimosso dalla L.40/2004 il divieto di produrre in vitro un massimo di 3 embrioni e il loro contemporaneo trasferimento nell’utero, il numero degli embrioni omologhi, anno dopo anno aumentano e vengono accumulati nei crioconservatori. Nel 2023 sono stati crioconservati 28.333 embrioni da FIVET/ICSI omologa, portando il totale al numero di 222.248! Purtroppo nelle Relazioni ministeriali non viene riportato il numero di embrioni crioconservato nelle FIVET/ICSI eterologhe. Questo dovrebbe seriamente interrogare i Legislatori, in quanto la menopausa è sopraggiunta nel tempo in tante donne già sottoposte a cicli di FIVET, per cui gli embrioni soprannumerari crioconservati non possono più essere impiantati nei loro uteri! E poi, essendo venuta meno la necessità di trasferire in utero 3 embrioni, come avveniva fino ad alcuni fa, appare del tutto irragionevole la loro produzione in costante soprannumero.

 

8) come abbiamo chiarito, è evidente che una tecnica non può non avere risvolti etici se applicata all’essere umano. Quindi chiedo al Dottor Virgolino quali siano i problemi bioetici aperti nell’applicazione della legge 40, cioè della procreazione medicalmente assistita.

Premessa di fondo: la dignità della generazione di un essere umano sta nella considerazione che la procreazione, nel vero senso della parola, sia la diretta conseguenza di un atto libero di una coppia eterosessuale, di un uomo e di una donna, che nella loro fertilità biologica partecipano alla procreazione di un figlio: un soggetto libero da ogni volontà di possesso o da intervento di terze persone, oltre ai propri genitori. Dunque la PMA non rispetta questa dignità della procreazione, ma si appropria abusivamente di questo termine, rendendo la coppia e il figlio che si desidera,strumenti ed oggetto rispettivamente, della tecnica stessa. Il figlio è un solo un “prodotto”, per quanto desiderato.

Sul piano bioetico, bisogna anzitutto distinguere le azioni di manipolazione operate dal biotecnologo:

quelle esclusivamente sulle cellule progenitrici, i gameti,ossia gli ovuli e gli spermatozoi, come avviene nella Inseminazione intrauterina (I livello delle tecniche di PMA secondo la L.40); in questi casi la fecondazione avviene nelle vie genitali della donna, come nella fecondazione naturale, intracorporea.
le manipolazioni dei gameti che portano a formare un embrione al di fuori del corpo della donna, (Fecondazione extracorporea), espongono l’embrione formato ad un alto rischio di selezione prima del suo trasferimento in utero, alla sua ibernazione in azoto liquido e successivo (ma incerto per un gran numero di embrioni) scongelamento, fino al suo mancato impianto dell’utero che ne determina la morte. A questo proposito, l’Istruzione “Dignitas Personae” della Congregazione per la Dottrina della Fede, dell’8settembre 2008, al n.14 dichiara espressamente: Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente leliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dallIstruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. Lesperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se lembrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate    Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo.

 

Problemi bioetici che restano “aperti, dalla crioconservazione, di difficile se non impossibile soluzione:

 

Per quanto tempo gli embrioni possono essere lasciati nei contenitori di crioconservazione?
Quale destino per gli embrioni “abbandonati”?
Possono essere utilizzati per la ricerca?

 

Diagnosi genetica pre-impianto (PGT). La sentenza N° 96 del 11.11.2015 della CC ha dato modo di praticare la Fecondazione extracorporea anche per la selezione degli embrioni affetti da difetti genetici. Nel 2023 sono aumentate le richieste di PGT (test genetici preimpianto): sono state effettuate 6.821 biopsie (prelievo di una o più cellule dall’embrione allo stadio di 8 cellule), 5.005 trasferimenti in utero (5.065 embrioni) e sono nati vivi 1.986 bambini, il 39,21% degli embrioni trasferiti (Figura 22 pag.137), di cui 11 malformati. Si rileva dunque, che la diagnosi pre-impianto non assicura né percentuali significative di bambini nati vivi, né la presenza di altre anomalie che possono evidenziarsi solo alla nascita. Sono in corso studi specifici sull’epigenetica dello sviluppo embrionale.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Le tecniche di PMA non dovrebbero, a nostro avviso, essere incluse tra le prestazioni LEA perché:

non possono essere considerate terapia della sterilità/infertilità di coppia,
per l’evidente svantaggio costo/benefici,
producono la morte – ormai da oltre 20 anni documentata – della stragrande maggioranza degli embrioni prodotti,
espongono al gelo a un non dichiarato destino centinaia di migliaia di embrioni.

 9) il discorso che abbiamo fatto fino adesso si applica a tutti, credenti e non credenti, perché ha una valenza antropologica. Certamente i risvolti bioetici forse sono maggiormente comprensibili se si vive in una prospettiva trascendente. Ci sono però dei passaggi che secondo me non dovrebbero essere appannaggio solo di noi cattolici, ma di tutti, in particolar modo di chi ha a cuore il benessere della donna: vorrei chiedere al dottor Virgolino se ci siano dei rischi per noi donne nell’applicazione della legge 40 per la procreazione medicalmente assistita.

RISCHI  PER  LA  DONNA

Sindrome   da   iperstimolazione   ovarica   con    le    possibili complicazioni
Rischi anestesiologici;
Rischi legati agli atti operativi: complicanze emorragiche, infezioni, lesioni di organi;
Complicazioni della gravidanza: maggiore incidenza di gestosi, pre-eclampsia, minaccia di parto prematuro, diabetegestazionale;
Seri danni psicologici (A.Eugster,A.J.Vingerhoets “Psychological aspects of in vitro                                                                    fertilization: a review” in Soc. Sci. Med. 1999,48: 575-589)
Danni economici (3.000 – 9.000 euro per tentativo)* nel 75-80 % delle donne e/o coppie che non riusciranno ad avere il «bambino in braccio».

*Da gennaio 2025 la FIVET/ICSI omologa viene compensata dal SSN con Euro 2.750 per ciclo. Alcune Regioni (Liguria da maggio 2026) stanziano fondi anche per la FIVET/ICSI eterologa.

Mortalità materna

In 8 Regioni Italiane sono state registrate n.12 morti per FIVET, da Febbraio 2013 a Dicembre 2017 (73% nati vivi in Italia) pari all’11,3% di tutte le morti materne (n°106) (Primo Rapporto ItOSS. Sorveglianza della Mortalità Materna negli anni 2013-2017)

 

Maggiore rischio per donne obese con BMI =>30Kg/mq ed età => 42 anni.

In Gran Bretagna sono state già escluse queste donne dalla FIVET/ICSI.

10) Pensiamo di vivere sempre in una dimensione “hic et nunc”, che si conclude qui oggi, ma le nostre scelte possono avere invece delle conseguenze a livello socioculturale inimmaginabili. Un esempio conclamato è dato dalla legge 194/78 sull’aborto: inizialmente forse considerata come un “male minore“ si è rivelata la peggiore legge che il nostro parlamento abbia pensato. Quasi 7 milioni di bambini eliminati con l’aborto dal 1978 ad oggi rivelano che siamo di fronte a un baratro, l’abisso del male che si spalanca davanti a noi. Chiedo al dottor Virgolino: Possiamo parlare di un male socio culturale anche per la legge sulla procreazione medicalmente assistita?

 

Conseguenze socio-culturali della Fecondazione extracorporea

Concezione del figlio come “diritto”, oggetto di aspettative genitoriali.
Enfasi del desiderio del “figlio sano”, quindi della selezione eugenetica.
Commercializzazione della vita umana (import – export di embrioni).
Scelta selettiva delle qualità del figlio: “fiera del bimbo”.
Condizione favorente la maternità surrogata o “utero in affitto”.
Destrutturazione della famiglia, confusione delle identità e dei ruoli genitoriali (padre e madre).
Causa di incesto, casuale ma anche volontario.
Mezzo promosso per contrastare la denatalità.

A proposito della denatalità, stiamo assistendo ad una pressante richiesta da parte delle Società scientifiche come la S.I.d.R. (Società Italiana della Riproduzione) e dei maggiori Centri e Istituti nazionali ed internazionali della PMA affinchè il Ministero della Salute riconosca alla PMA un ruolo importante nel contrasto alla denatalità. E in forza di ciò, possano essere estesi i benefici economici anche alle FIVET/ICSI eterologhe (come recentemente sta facendo la Regione Liguria), oltre alle omologhe già finanziate con l’ammissione nei LEA. Nel 2023 sono nati in totale con le tecniche di PMA di II e III livello 16.174 bambini, pari al 4,3%di tutti i nati in quell’anno. Nello stesso anno sono stati registrati n. 65.746 aborti volontari, pari al 17,3% dei nati. Forse, se venissero impiegate le stesse risorse economiche per favorire il proseguimento di gravidanze già in atto, prevenendo l’aborto volontario, verrebbe dato un contributo molto più efficace alla natalità, oltre a preservare la salute psico-fisica delle donne.

 

La Medicina della riproduzione

Dopo aver mortificato e squalificato la fertilità quale esito naturale della sessualità umana con l’introduzione di sistemi chimici e fisici che impediscono la fecondazione o comunque la gravidanza (stiamo ormai a 55 anni dalla introduzione in Italia della contraccezione ormonale e a 25 da quella cosiddetta “di emergenza”), la moderna scienza biotecnologica è impegnata nel suo coerente obiettivo del controllo “medicalizzato” della fertilità umana. E, qualificandosi oggi come “Medicina della riproduzione” si presenta paladina benemerita contro la denatalità, sollecitando la diffusione delle tecniche di fecondazione assistita extracorporea e la crioconservazione degli ovociti, sempre comunque finalizzata alla stessa PMA. Anzi, si propone come “componente strutturale della sanità pubblica” per la “tutela della salute riproduttiva”; vorrebbe coinvolgere maggiori risorse economiche del SSN, ritenendolo “un investimento sulla sostenibilità sociale ed economica”. La crioconservazione degli ovociti, prelevati in donne giovani, consentirebbero alle stesse donne, raggiunta ormai un’ età premenopausale, di tentare una gravidanza che era stata rimandata per vari motivi, sottoponendosi alla fecondazione extracorporea utilizzando i suoi stessi ovociti scongelati. Se poi gli ovociti congelati non venissero utilizzati, potrebbero essere resi disponibili per eventuali FIVET eterologhe. E sappiamo quanta necessità di ovociti donati hanno i Centri italiani! La stragrande maggioranza infatti viene importata da vari Paesi.

Anche le Società scientifiche di Andrologia hanno colto questo prezioso – soprattutto in termini economici – suggerimento. Viene infatti ultimamente promossa la crioconservazione del seme maschile, raccolto in età giovanile, così da poter essere utilizzato per eventuali fecondazioni in vitro e dare possibilmente inizio ad una gravidanza, altrimenti non realizzabile in età avanzata.

Dunque, la PMA è ritenuta la panacea per una fertilità medicalizzata, quando i ritmi della vita personale e sociale non facilitano il rispetto dei tempi fisiologici per una fertilità naturale. Allora si ricorre alla tecnica biomedica che rinforza la concezione del figlio non più di un “soggetto” e di un “dono”, ma di un “oggetto” “preteso” del desiderio.

 

11) Cosa si può fare per far emergere la verità su questa drammatica realtà sulla grande occisività e la crioconservazione massiva degli embrioni nella PMA?

I segnali socio-culturali che avvertiamo ci dicono di essere ormai entrati in una fase di “non ritorno”. Si vanno sempre più incrementando in numero e in risorse biotecnologiche i Centri per la PMA e le loro pressioni sulle forze politiche si fanno ancora più insistenti, affinchè si estendano le tecniche di PMA con la sovvenzione più consistente del SSN. La denatalità ne è il pretesto. Indubbiamente i vantaggi economici di questi Centri sono enormi!

Per quanto possibile, si dovrebbero sensibilizzare i politici, i legislatori, perché quanto meno vengano ristabiliti quei “paletti” originari della Legge 40 che avrebbero impedito la produzione sovrannumeraria degli embrioni e quindi la loro crioconservazione, la fecondazione eterologa e la selezione eugenetica tramite la diagnosi genetica preimpianto.

Per i responsabili della Salute pubblica, Ministero, Istituto Superiore di Sanità, dovrebbero vietare l’accesso alle PMA di II e III livello alle donne di età superiore ai 42 anni e a quelle con IMC uguale o superiore a 30Kg/mq (obese). In queste donne è stato riscontrato un aumentato rischio di morte se sottoposte a PMA, tanto che nel Regno Unito è stato già vietato.

Si dovrebbero sospendere da parte dello Stato i contributi per la PMA e non incrementarli, in considerazione della suascarsa efficacia in numero di “bambini in braccio” per coppierichiedenti, specie per le donne ultraquarantenni e per i rischi a cui vanno incontro. Questo anche per non sottrarre risorse volte a tutelare il diritto all’assistenza dei cittadini più fragili e garantire loro risposte adeguate per tempi e qualità presso il SSN, sempre più in difficoltà.

Una concreta possibilità di far prendere coscienza alle donne e alle coppie “in cerca di un figlio” della inefficaciaclinica e della inconsistenza bioetica della PMA, è quella offerta dalla possibilità dei medici di dichiarare la loro professionale “obiezione di coscienza” ai sensi dell’articolo 16 della L.40/2004. In alternativa, orientare le coppie all’adozione.

 Dott. Alberto Virgolino

Intervista raccolta da Vittoria Criscuolo.

http://www.prolifeinsieme.it