Replica all’articolo: “Pma per tutte”: via a raccolta firme dell’Associazione Luca Coscioni.
La sfida della genitorialità inclusiva, raccolta firme per la Pma a single e coppie omosessuali. TGCOM24. 11.06.2026.
Prima o poi saremmo arrivati a questo punto. L’aver ammesso la possibilità legale di poter “produrre” un figlio con la fecondazione extracorporea, in provetta, malgrado tutte le buone intenzioni di sopperire ad una infertilità altrimenti insuperabile o trattabile medicalmente e, pur con tutte le cautele iniziali – cosiddetti “paletti” – non poteva non condurre a questa deriva culturale e antropologica. Così come si evince chiaramente dalla dichiarata volontà di voler “aggiornare la definizione di infertilità in tutte le situazioni che la comprendono, quindi medica ma anche sociale”. Così verrebbe garantita la “genitorialità inclusiva”. Sì perché “la giurisprudenza conferma il diritto alla piena genitorialità dei nati da tecniche che sono erogabili in Italia”. Queste affermazioni virgolettate della Associazione Luca Coscioni delineano in modo inequivocabile una concezione della persona umana e della sua libertà generativa del tutto sganciate da un criterio etico rispettoso della dignità dell’essere umano, di un figlio che viene al mondo da un padre e da una madre e da questi accolto come dono, cioè soggetto libero da ogni pretesa o volontà di possesso da parte loro. E’ invece il trionfo della arroganza individualistica sulla natura dell’essere umano più fragile e indifeso, trattato come un mero oggetto del desiderio! Completamente disinteressati al suo organico sviluppo psico-affettivo che viene certamente compromesso dall’assenza o ambivalenza delle figure genitoriali.
Ma l’origine di questa pretesa disumana risiede nella sentenza n. 162 del 9 aprile 2014 della Corte Costituzionale con la quale venne consentita la fecondazione eterologa, invalidando l’articolo 4 al punto 3 della legge 40/2004. Al di là di offrire ulteriori alternative procreatiche alle coppie infertili, la FIVET eterologa, con ovociti e/o spermatozoi donati, ha aperto la strada a desideri altrimenti non realizzabili. Fino a far pensare a donne singole o lesbiche conviventi di poter avere un “loro” figlio. E non è assolutamente escluso, anzi viene favorito, il ricorso all’ “utero in affitto” per le coppie omosessuali “privi di utero” (uomini), sempre grazie a questa tipologia di fecondazione eterologa, con il supporto di una donna che offre il suo utero. La chiamano eufemisticamente “Gpa”: gravidanza per altri”.
E’ spudoratamente esplicito l’intento di questa raccolta di firme – per la quale avanzo molte perplessità sulla costituzionalità della sua ammissione – come si evince dalla dichiarazione della coordinatrice della campagna, Francesca Re: “Abbiamo deciso anche di superare e di eliminare il riferimento al matrimonio e alla convivenza”.
Insomma, a loro interessa che “sia garantito un accesso equo alla PMA senza discriminazioni”, proponendo la modifica dell’articolo 5 della legge 40. Del resto, dicono, la maggioranza dei Paesi europei e nel mondo permettono queste forme di genitorialità; dunque occorre adeguarsi per impedire il ricorso al turismo procreatico da parte di queste categorie di persone alla ricerca di una genitorialità impossibile. In questo infatti, secondo i promotori della campagna di raccolta delle firme, consisterebbe la inclusività e il bando della discriminazione della genitorialità.
Auspico che la gente comune e soprattutto i responsabili politici legislatori colgano la gravità di questa proposta di legge, chiedendosi: quale società, quale futuro pensiamo di garantire ai figli, generati in provetta volontariamente solo per un atto individualistico, privandoli fin dall’origine della loro libertà – quella che solo un concepimento naturale può garantire! – senza il fondamentale, costitutivo rapporto relazionale con la figura paterna e materna? Quale modello di genitorialità e quindi di progettualità aperto alla vita potranno vivere, a loro volta, i figli “prodotti” senza una nota identità genetica (con ovociti e spermatozoi donati da anonimi) e senza riferimenti psico-affettivi chiari e stabili per desiderare un’esperienza di relazione, di vero amore coniugale?
Dott. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it
