La notizia. Testo video del 28/09
A Pignataro Maggiore in provincia di Caserta un neonato è stato ritrovato in strada, il giovane di 19 anni che inizialmente aveva chiamato il 118, è risultato poi essere il padre del bambino.
Mentre i media si scagliano contro questo giovane padre subito pronti a puntare il dito contro chi cerca comunque di difendere la Vita,
come donna, madre e membro di Prolife Insieme vorrei Invece dire un
ENORME GRAZIE A QUESTO GIOVANE PAPÀ CHE NON HA ABBANDONATO LA SUA GIOVANE COMPAGNA RIMASTA INCINTA ED INSIEME HANNO SALVATO IL LORO BAMBINO DALL’ABORTO!
Piuttosto come società dovremmo domandarci come potremmo evitare che una giovane coppia si ritrovi costretta a partorire a casa di nascosto con tutti i rischi e le paure connessi per poi abbandonare il bambino tra mille menzogne?
Il commento
PER AIUTARE UNA COPPIA indecisa se dare alla luce il bambino che sta prendendo forma nell’utero della mamma, è più che mai necessario fare cultura o meglio promuovere una cultura della vita.
È assolutamente indispensabile fare conoscere quella che per la scienza è ritenuta “evidenza scientifica”,
la quale decreta che la vita è già tale dal concepimento.
Spazzando via il luogo comune per cui un embrione o un feto vengono definiti “grumo di cellule”.
QUEL PRESUNTO “grumo di cellule” in realtà è un bambino con un DNA proprio, unico e irripetibile.
Differente da quello dei suoi genitori.
Ha un cuore pulsante dal 18 giorno che irrora gli organi formati e gli arti abbozzati.
È un essere umano che sta semplicemente attraversando una fase della vita.
Una fase che lo porterà da embrione a diventare feto, poi neonato, poi bambino, poi adolescente, poi maturo ed infine anziano.
Non un oggetto che prende vita nel momento in cui nasce.
Basterebbe guardare un’ecografia, ascoltare il battito cardiaco, per vedere fugato ogni dubbio.
Preso coscienza di ciò allora, la conclusione alla quale si arriverà, è quella che aborto equivale ad omicidio.
Si uccide un essere umano nelle primissime fasi della vita.
È VITA NASCENTE.
La grammatica italiana utilizza proprio il participio presente come forma verbale, per indicare infatti che è qualcosa che sta nascendo.
È agli inizi.
E se gli si impedisce di continuare il suo sviluppo lo si uccide.
Come fare dunque a promuovere la cultura della vita, a fare prendere coscienza che quella che si sta per eliminare è vita nascente?
Oltre che a offrire alle mamme aiuti sia concreti che morali?
Semplicemente diffondendo la consapevolezza che il modo per fare nascere il bambino, senza poi doversene fare carico c’è e si chiama “parto anonimo” e “culle per la vita”.
CERCHERÒ di fare chiarezza in cosa queste due modalità si differenzino.
Le “culle per la vita”, chiamate un tempo ” ruota degli esposti ” sono delle vere e proprie nicchie termiche e allarmate, situate lontano da occhi indiscreti che permettono, a chi pensa di non poter occuparsi del bimbo appena nato, di adagiarlo nel lettino e allontanarsi poi senza essere visto.
La culla è collegata ad un allarme, il quale suonerà nel telefono o da qualche parte dedicata, per fare sì che il piccolo venga immediatamente preso e messo in sicurezza.
Attualmente in Italia sono 67 le culle per la vita alle cui cure sono stati affidati 15 bambini.
Bambini che adesso hanno un nome ed un destino di salvezza.
Rappresentano, per le città che le ospita, un bel biglietto da visita.
Un indicatore atto a voler dire che per quella città la vita è importante.
Un vero e proprio cambiamento di paradigma rispetto alla vita nascente.
ALTRO STRUMENTO che la donna può utilizzare, qualora non si sentisse pronta a fare crescere il proprio figlio biologico, è il “parto anonimo” la cosiddetta ” Mamma segreta”.
La legge consente alla madre di non riconoscere il figlio e di lasciarlo nell’ospedale in cui è nato (DPR 396/2000 art. 30, comma 2) affinché gli sia assicurata assistenza e tutela giuridica.
Il nome della madre resta sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.
Al piccolo saranno assicurati interventi secondo precisi obblighi normativi affinché gli venga garantita l’attuazione dei suoi fondamentali diritti.
Si aprirà così un procedimento di adottabilità.
CULLE PER LA VITA E PARTO ANONIMO, pur non essendo esattamente la stessa cosa, rispondono al medesimo problema, quello di genitori biologici che, per le ragioni più disparate, non possono tenere il bambino.
Le due proposte raggiungono tipologie di persone differenti.
Chi non se la sente per vergogna di partorire in ospedale e poi abbandonare il figlio.
Chi invece decide di voler partorire in sicurezza in un luogo adatto.
Entrambe però rappresentano la giusta soluzione alla cultura dello scarto.
A quella pseudo cultura che anziché promuovere la vita incoraggia la morte.
Che si nasconde dietro il muro delle bugie ingannando ed inquinando le menti delle persone.
Strumenti complementari che necessitano di essere regolamentati, attraverso una legge che ne tuteli l’utilizzo e li renda facilmente fruibili ed utilizzabili per chiunque stia vivendo un momento di grande fragilità.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
