Pannella e Bonino, un lascito di morte nella loro azione politica

Egregio Direttore,
ritengo opportuno rassegnare alcune chiose alle asserzioni rese nell’articolo pubblicato su Il fatto nisseno lo scorso 16 maggio e rinvenibile in internet su https://www.ilfattonisseno.it/2026/05/bonino-pannella-padre-della-patria-mi-ha-segnato-la-vita-come-nessuno-il-primo-ricordo-un-chilo-di-pasta-e-la-pioggia-poi-la-notizia-dellarresto-di-spadaccia/.
Esso riferisce un’intervista rilasciata dall’attivista Emma Bonino, centrata in particolare sui pregressi rapporti personali da essa intercorsi con il leader radicale Marco Pannella e sugli effetti che il loro impegno politico ha prodotto sulla società italiana,
Naturalmente non intendo entrare nel merito dei ricordi e delle riflessioni su cui si sofferma la Bonino, che in quanto tali attengono alla sfera personale di ognuno; delle cui condotte e scelte di vita si è chiamati a rispondere alla propria coscienza, se lo si ritiene, e ancor prima a Dio, se vi si crede.
Esondano però da tale ambito e quindi legittimamente oggetto di confutazione e passibili di critica, quando le argomentazioni che vi sono sottese assumono un rilievo pubblico e si estendono all’agone politico, per sua natura e vocazione luogo virtuale di confronto tra opinioni e ragioni che possono essere persino antitetiche.
Ciò con particolare riferimento a dinamiche di fattispecie la cui istanza di legittimazione normativa risale proprio all’età giovanile della Bonino, ma i cui effetti deflagranti si perpetuano fino a oggi; e anzi nella sua visione dovrebbero amplificarsi ancor più, volendosi ampliare ulteriormente i margini.
Si ha riguardo all’aborto e suicidio assistito, di cui la Bonino insieme ai suoi sodali del partito radicale rivendica una sorta di primazia culturale e politica, di cui direi proprio non poter invece andare fieri.
Ben lungi dal costituire una conquista di civiltà come viene artatamente decantata, la legge 194 del 1978, una vera sciagura etica e politica, contrasta con i principi del Diritto Naturale poiché l’aborto è e sarà sempre l’omicidio un essere umano vivente e innocente; costituendo attualmente la prima causa di morte non naturale al mondo. Peraltro i recenti sviluppi di pratiche abortive fai da te, attuate con il ricorso alla pillola del giorno o dei 5 giorni dopo, se da un lato ne facilitano l’attuazione, dall’altro lo rendono ancor più pericoloso per la madre. In tutti i casi poi, si presta a suffragare tendenze eugenetiche che ritenevamo relegate ai lasciti storici degli orrori di quelle dittature nazionalsocialiste e comuniste contro cui paradossalmente si pongono quegli stessi movimenti che ne propugnano la legittimazione.
Quanto al disegno di legge sul cd. suicidio assistito, che il suo iter in Senato versi in una situazione di stallo non è causale ed è riconducibile a due concorrenti elementi ostativi: il primo, rispondente a un profilo giuridico, per cui il Parlamento vuole giustamente rivendicare il proprio ruolo di unica sede istituzionale delle scelte dei cittadini, che la Corte Costituzionale con varie sentenze ha finora inteso progressivamente erodere, se non usurpare; il secondo, rispondente a un profilo etico, ancor più stringente, per cui il richiamo alla difesa della vita e alla sua irrinunciabilità e inviolabilità, garantite dallo stesso testo costituzionale, configura un limite eticamente invalicabile.
L’auspicio è quindi, a differenza della Bonino, che da un canto si rimetta in discussione la legge 194 fino a cancellare normativamente la facoltà di accesso all’aborto ivi introdotta; dall’altro, che il Parlamento con una propria legittima inerzia alle sollecitazioni della Consulta, faccia intendere di non volere a essa soggiacere, quanto invece esprimere la volontà contraria della maggioranza dei cittadini.

Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Prolife Insieme
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