Egregio direttore,
Mi permetta di commentare l’articolo
https://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/uno-sportello-lgbtqia-la-richiesta-0368dd75
IL DRAMMATICO FATTO DI CRONACA di Camaiore, che ha visto un padre infierire sul proprio figlio e sulla propria moglie fino ad ucciderli, ha suscitato non solo dolore ma anche polemica.
La famiglia colpita da questa tragedia, a detta di chi li conosceva, è stata descritta come disfunzionale.
Vivevano in un contesto tutt’altro che sereno, anzi.
Vengono infatti descritti come molto litigiosi.
Il ragazzo come tossicodipendente e alcolizzato, sempre alla ricerca di denaro.
La moglie sempre dalla sua parte, sempre pronta a difenderlo giustificando una vita disordinata.
Questo è almeno ciò che emerge dalle dichiarazioni dei vicini.
“MEGLIO MORTO CHE GAY” sembra siano le parole del padre omicida, riportate dal ragazzo sui social nel 2022.
Ed oggi queste parole sono usate, ancora una volta, per confondere.
La tragedia di Camaiore ha avuto un epilogo tutt’altro che inaspettato.
Una tragedia annunciata da anni di incomprensioni, di mancanza di dialogo.
Di frustrazione, magari anche da parte di un padre, che ha visto fallito il suo ruolo educativo.
Un uomo certamente da condannare per il gesto ingiustificabile.
Una risposta, la sua, incommentabile, violenta, fuori da ogni logica.
Ma non si può usare questo dramma strumentalizzandolo al fine di poter dire che viviamo in una società che ha legittimato la cultura del padre/padrone che non accetta un figlio omosessuale
Perché non è così.
SONO TANTE LE FAMIGLIE che si trovano ad affrontare il discorso di un figlio, una figlia omo e non si è mai sentito che il tutto sia finito in tragedia.
Possono nascere incomprensioni, paure, che magari allontanano genitori e figli per l’incapacità di accettare una realtà che può spaventare.
Come può far paura ad un genitore un figlio che decida di legarsi ad una compagna o compagno molto più grande e magari con già una vita vissuta, con dei figli, con una ex, un ex.
Sono tutte realtà che fanno temere che il figlio potrà soffrire in quanto parte già in salita.
Queste incomprensioni però si superano con il dialogo, con l’amore, con il rispetto.
Rispetto che in quella famiglia evidentemente non c’era.
Erano in molti a conoscere i problemi che portavano queste tre persone ad odiarsi.
Perché nessuno mai è intervenuto?
Il fatto che il ragazzo fosse omosessuale è solo la punta dell’iceberg di una famiglia che viveva già da anni una realtà insostenibile, sfociata in un dramma che forse si sarebbe potuto evitare.
Purtroppo spesso si leggono fatti di cronaca drammatici dove il marito uccide la moglie, la moglie uccide i figli, i figli uccidono i genitori.
Tutto mosso da passioni malate.
La storia è piena di questi drammi.
Dietro però a queste tragedie si nasconde sempre un grande disagio.
Spesso sono precedute da segnali premonitori, ignorati da chi sta intorno.
È importante allora riconoscere i campanelli d’allarme perché questo è il primo passo per evitare che la situazione precipiti.
È necessaria però la collaborazione di chi sta intorno a queste persone per riuscire a valutare la situazione con lucidità al fine di portare aiuto.
VIVIAMO IN UNA SOCIETÀ che tende sempre più a curare il proprio orticello.
Il “non sono affari miei” è una sorta di mantra che sicuramente scaturisce dalla paura.
Si preferisce quindi chiudere gli occhi per non lasciarsi travolgere.
È questo uno dei motivi che ha visto quel padre impazzire.
Il figlio omo è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso stracolmo.
Non è giusto strumentalizzare questo evento doloroso facendo finta che il problema sia solo uno, ossia quello che fa più comodo.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
