Carissimi!
Ancora non credo ai miei occhi e alle mie orecchie per tanta grazia.
Oggi, domenica, 22 febbraio, ore 15.
Io e Luca abbiamo appena finito l’ora davanti al Policlinico di Modena ma decidiamo entrambi di restare insieme a Marta ed Andrea “così recitiamo la Coroncina per Albachiara”, mi dice Luca.
Stiamo per iniziare quando una ragazza ci passa all’improvviso davanti e, dandoci le spalle, si appresta ad attraversare il pedonale di Largo del Pozzo in direzione via Emilia.
Prima però che scatti il verde, si gira e viene decisa verso di noi. Una bellissima ragazza, 22 o 23 anni, non più di 25. Ben vestita, educata, bello sguardo, pulito, un po’ teso per la situazione ma dolce, sofferente al punto di trovare il coraggio della disperazione.
“Ho abortito, che cosa posso fare, adesso? “
Due occhi dolcissimi, senza veli, imploranti, resi appena lucidi dal dolore.
Le parliamo: “Sappiamo con precisione chi può aiutarti. Tutti sbagliamo nella vita. Importante è cercare di riparare per potere di nuovo ritrovare la serenità”. Le consegniamo un indirizzo: “Qui vai sul sicuro”, che si trova nella cartellina della 40 Giorni Per La Vita e le noto il mio cellulare e nome, disponibile a farmi da tramite con chi ha esperienza in casi come questi.
Io le chiedo: “Oltre a te, c’è anche il padre?”. Sì, ci risponde.
“Non riusciamo ad uscirne” ed il suo bel viso non fa nulla per frenare una smorfia di dolore, profondo, quasi liberante.
“I medici”, chiediamo noi? E chi dovrebbe applicare la 194? Penso io. Se solo qualcuno avesse cercato di aiutarla, chissà. Questo giovane dolore, non sarebbe pensiamo noi avvenuto se ci fosse stata da parte degli operatori la benché minima forma di vero amore. “Che mondo infame”, esclamo io con amarezza e lei annuisce.
Si trattiene una ventina di minuti con me e Luca e, prima di andarsene -noi avevamo fatto ben attenzione a non chiederglielo- ci vuole fare regalo del suo nome (un nome, non di donna, il cui significato però è più di una speranza, ma che non sveleremo) e mi stringe la mano con un leggero ma vero sorriso, in modo filiale, riconoscente.
Oggi il Signore ci ha fatto un grande dono. Un miracolo, ai miei occhi.
Oggi il Signore ci ha dimostrato ancora una volta che il pregare pubblicamente ha una potenza esplosiva, dirompente, insostituibile, tutta nuova in un mondo di cattolici sopiti e sazi del loro nulla. Satana lo sa. Per questo è difficile riempire i turni e trovare nuovi volontari, trovare sacerdoti, o consacrati, che abbiamo il coraggio di essere semplicemente sé stessi, come pastori premurosi verso il loro gregge.
Questa ragazza sapeva che eravamo lì.
Il passare ha certamente richiesto volontà e coraggio da parte sua ma il Signore che ama tutti fino ad ammonirci in Matteo 9, -Vangelo di ieri mattina- che “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, *perché si convertano* ” deve averla spinta ad incontrarci. Forse grato per le umili preghiere che eleviamo al Cielo in difesa dei suoi figli abortiti.
Grazie Signore, grazie nostra Mamma celeste, grazie san Giuseppe suo castissimo sposo e protettore della famiglia.
In Corde Matris,
Marco Garuti. Volontario della “ 40 Giorni per la Vita”
Comitato “ Pro-life insieme “
