Egregio Direttore,
Mi permetta di commentare l’articolo https://www.leccoonline.com/notizie/98525/tracce-libere-2-tre-maestre-femministe-ed-il-progetto-quot-adesso-siamo-pari-quot-per-pratiche-didattiche-inclusive
Direi che la storia del chirurgo morto nell’incidente e del figlio in sala operatoria, più che un indovinello è un tranello.
Il lettore per forza pensa al chirurgo morto quando in sala operatoria “il chirurgo” dice:” non posso operarlo è mio figlio”.
Non pensa che quel chirurgo fosse in realtà una chirurga, cosa affatto strana dal momento che le donne chirurgo sono moltissime e molto brave. Se gli attori della storiella sono due non è scontato che si debba per forza pensare all’entrata in campo di un terzo.
E non per discriminazione di genere.
È una questione di equilibri. Come di equilibrio si dovrebbe parlare quando si pensa di dovere a tutti i costi cambiare le cose.
Soprattutto quando si parla di bambini e della loro “emancipazione”.
Parola che secondo queste tre maestre illuminate equivarrebbe a a fare uscire i bimbi da un ” sistema scolastico ancora molto tradizionale e faticoso”.
La paura delle docenti è quella che i piccoli arrivino a scuola con delle idee “a priori” sulle disparità.
Come se gli alunni arrivassero sotto le grinfie delle docenti come tabulae rasae , come recipienti da riempire di teorie pensate dalle loro menti brillanti.
È chiaro che gli alunni arrivino da realtà eterogenee.
Che fanno parte di un vissuto che deve essere rispettato e non giudicato.
Quello che fa impressione è che le tre avrebbero introdotto in classe progetti sulla disparità di genere
proponendo ai bambini una serie di esercizi con l’obiettivo di “inculcare” che le differenze tra i sessi non esistono.
Hanno chiesto di disegnarsi con connotati maschili se femmine e con connotati femminili se maschi.
Esercitando anche violenza dato che alcuni lo ritenevano degradante e un bambino ha addirittura pianto.
Ma le “impavide” signore sono riuscite nell’intento anzi… hanno poi scoperto che il colore preferito del bambino fosse il rosa, a questo punto penso sia partito tutto il film!
Chi l’ha detto che i bambini non nascono con questi “Stereotipi” in testa?
I miei figli maschi hanno sempre avuto una spiccata predilezione per le macchinine… mai imposte.
Anzi, un giorno ho portato loro una bambola di pezza e nemmeno l’ hanno guardata.
Smettiamo di parlare di retaggio culturale sessista.
Maschi e femmine sono biologicamente diversi.
Non sto dicendo che uno sia superiore all’altro, sono complementari.
Negli ambiti lavorativi ormai donne e uomini fanno le stesse cose o quasi.
Infatti non ho mai visto donne nei cantieri o sulle autostrade a scavare asfalto in agosto.
Se la maestra Ida ha visto scritto nella pagella “brava, anche se seguita dal papà” forse il riferimento era che era brava grazie al papà… Sempre secondo le tre, per insegnare ai bambini il rispetto bisogna introdurre il concetto di consenso: chiedere il permesso prima di abbracciare un compagno.
A questa età è più facile che “si menino”, che litighino e senza chiedere permesso a nessuno.
Da sempre però gli insegnanti spiegano che la violenza non deve esserci, ma deve prevalere il rispetto.
Tralascio il punto in cui le tre insegnanti auspicano il fatto che i loro alunni siano liberi.
Non bambini o bambine, non uomini o donne ma persone, punto.
Lascerei la parola a Sant’ Agostino…
Su una cosa sono d’accordo, ossia che l’alleanza genitori-insegnanti sia importante per l’educazione in generale.
Un’alleanza in cui devono essere chiari i ruoli e il rispetto deve essere garantito.
Mi sento di tranquillizzare infine le tre insegnanti.
Ci sono bambini molto dolci di carattere e bambine un po’ “streghette” che mai si sognerebbero di pensare di essere meno maschili o meno femminili.
Sarebbe interessante capire da dove venga loro in mente questo stereotipo.
Volevo inoltre tranquillizzarle: molti figli maschi degli anni ’90 da piccoli odiavano il rosa per poi indossare da adulti e maschi, latin lover conclamati, camicie rosa perché di gran moda.
Vorrei allora proporre alle laureate nel 2016 di non essere così sicure delle loro tesi ma di guardare indietro, alle menti brillanti che la scuola italiana ha contribuito a preparare.
La violenza c’è sempre stata e purtroppo sempre ci sarà.
Però vi invito a pensare che se “maschi e femmine li creò” un buon motivo deve averlo avuto.
Angela D’Alessandro. Insegnante
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
