Lombardia e RU-486, dati in aumento. Il commento del dott. Leone

Egregio direttore,
Scrivo da Medico in relazione all’articolo
https://www.editorialedomani.it/fatti/legge-194-lombardia-dati-aborto-bocci-direttiva-regionale-yinhjfml
I dati sull’aborto raccolti dalla consigliera Bocci (PD) In Lombardia cresce l’uso del metodo farmacologico per l’Ivg: «Ma serve estenderlo anche a domicilio»
Molto interessanti  le considerazioni della consigliera Bocci (PD): In primo luogo dovrebbe spiegare dove nella 194/1978 sia sancito che il procurato aborto sia “un diritto accessibile a tutte”.  La 194/1978 ”Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” in apparenza stabilisce esattamente il contrario: aiuti ed interventi di ogni genere (sociali, economici, giuridici) per le madri affinché possano attuare serenamente la loro maternità. Questi aiuti ed interventi sarebbero appunto delegati in particolar modo ai consultori. Il fatto che i procurati aborti nel 2025 sono stati 10.630 – allineati con le 10.515 del 2024, dimostra fallimento di misure preventive, inadempienza alle disposizioni della 194/1978 oppure, in alternativa, l’ipocrisia di chi ritiene che essa sia intesa alla “tutela sociale della maternità”.
La consigliera Bocci riporta che per autorizzare il procurato aborto “aumentano le certificazioni fatte in consultorio, che arrivano al 57 per cento del totale” ed auspica il potenziamento dei consultori: conferma quindi che i consultori non ottemperano agli articoli 1 e 2 della 194/1978 al fine di evitare il procurato aborto, bensì si riducono ad abortifici burocratici, che dovrebbero promuovere anche l’aborto chimico con mifepristone.
Fermo restando che qualsiasi tipo di aborto uccide in utero una persona uguale a tutti noi, la consigliera Bocci, intenta nel promuovere il procurato aborto, probabilmente ìgnora lo studio di Hall JB – Anderson RT, The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. EPPC Ethic & Public Policy Center https://eppc.org/publication/stop-harming-women/
J.B. Hall e R.T. Anderson hanno preso in esame le richieste di rimborso alle assicurazioni relative a 865.727 aborti con il mifepristone dal 2017 al 2023: 865.727 casi sono un numero 28 volte più elevato rispetto al campione di 30.966 dichiarato dalla ditta produttrice Danco: il 10,93% delle donne ha subito eventi avversi gravi entro 45 giorni dall’aborto chimico, con un tasso reale di complicazioni gravi 22 volte più elevato rispetto a quello dichiarato «inferiore allo 0,5%.
Nella realtà quindi  più di una madre su dieci che abortisce con RU486  subisce serie complicazioni:  infezione (11.707 casi pari all’1,34%), sepsi (824 casi pari allo 0,10%), emorragia (28.658 casi pari al 3,31%), necessità di trasfusione (1.257 casi pari allo 0,15%), gravidanza ectopica (3.062 casi pari allo 0,35%), ricovero in ospedale correlato all’aborto (5.699 casi pari allo 0,66%), altre complicazioni peculiari dell’aborto non specificate (49.169 casi pari al 5,68%), eventi avversi cardiaci e polmonari, trombosi, anafilassi (reazione allergica grave e potenzialmente letale), pericolosi per la vita (1.956 casi pari allo 0,22%), necessità di intervento chirurgico. L’Eppc ha inoltre rilevato che 40.960 donne, pari al 4,73%, si sono recate al pronto soccorso per una visita correlata all’aborto.
Federica di Martino, psicologa e psicoterapeuta che si occupa di accompagnamenti all’aborto (sic) attraverso il progetto Ivg, ho abortito e sto benissimo rivela infine (scusa non richiesta, accusa manifesta) che il procurato aborto procura danni non soltanto fisici, bensì anche psichici alle madri che abortiscono, ma anche clienti croniche a psicologi e psicoterapeuti.
Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, praticava procurati aborti, era e rimaneva (illogicamente) a favore della 194/1978. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva scriva scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/

Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it