“Libere e sicure” ma per chi? Nella piattaforma CGIL il bambino non esiste.

Egregio Direttore,
Mi permetta di commentare l’articolo https://www.cgilnapolicampania.it/2026/09/23/libere-e-sicure-presentata-la-piattaforma-della-cgil-campania-su-aborto-e-salute-sessuale-promossa-dal-coordinamento-politiche-di-genere-contrastare-la-minaccia-alla-libert/

LA L. 194 DEL 78 DÀ LA POSSIBILITÀ
ad una donna di interrompere la gravidanza, se la stessa decide di non voler portarla avanti.
Prima però, come viene descritto nei primi articoli, bisogna considerare tutte le possibilità affinché l’aborto non rappresenti l’unica soluzione.
I dati che si leggono dalle relazioni ministeriali fanno impressione.
Ogni anno la 194 fa strage di 60 – 70 mila bambini in Italia.
Da Extrema ratio quale era stata intesa, la 194 è diventata un vero e proprio strumento di controllo delle nascite, ora più che mai grazie alla pillola RU 486, il cosiddetto “aborto chimico”.

ERA PROPRIO QUESTO L’OBIETTIVO DELLA LEGGE?
No, almeno non in quello che c’è scritto.
La l. 194 non è stata pensata per ” liberare” le donne da un pesante fardello.
È nata in realtà con l’obiettivo di restare fedele a tre principi.

Il primo, è che l’aborto non è un diritto ma una possibilità con margini subordinati per evitare gli aborti clandestini.

Secondo, lo Stato deve in primis rimuovere le cause che fanno decidere per l’aborto.
L’articolo 1 parla di sostegno alla maternità da realizzarsi attraverso i consultori e i centri di aiuto alla vita.

Terzo, l’obiezione di coscienza deve essere garantita.

Questo era lo spirito iniziale della 194.
Ad ora, la parte di prevenzione viene prevaricata dalla vera e propria interruzione, ragionando in un’ ottica di “diritto di scelta” anziché di “diritto di vita”.
Quando si parla di libertà e di autodeterminazione della donna manca sempre infatti il protagonista: il bambino.
Nella piattaforma della CGIL ” Libere e sicure”, esiste la donna, la sua salute, la sua libertà.
Il nascituro non è nemmeno nominato.

PERÒ NELLA 194 IL BAMBINO c’è eccome.
Nell’art 1 si parla di tutela della vita umana dal suo inizio.
Quindi per la legge il nascituro ha diritto ad essere tutelato.
È una persona a sé e non il prolungamento della mamma.
Allora mi chiedo, se l’aborto viene visto come normale contraccezione, senza tenere conto di ciò che dice la 194 nei primi articoli, dove finiscono i diritti del bambino del quale la legge sostiene di dover tutelare l’inizio?
Una legge quindi, in pratica, applicata a metà, infatti rispettata per quel che riguarda l’interruzione di gravidanza,  smentita invece, nella parte dove si parla del concepito come “vita nascente”, laddove si dovrebbe mettere in atto tutto il possibile per aiutare la donna a non abortire.

E QUI IL PARADOSSO allora diventa evidente.
Per risolvere un presunto problema sociale di un soggetto, si cancella quello che dovrebbe essere il diritto alla vita di un altro.
Le accuse che vengono rivolte ai pro-vita sono principalmente di voler tornare al Medioevo.
Io penso invece che questi presunti sostenitori della libertà siano rimasti all’età della pietra.
Parlano di libertà ma pretendono di togliere al medico la libertà di coscienza.
Sono a favore della scienza ma vogliono impedire di mostrare cosa succede nell’utero di una donna gravida, Strasburgo docet.
Agitano la bandiera dell’inclusione per tutti e ad ogni costo ma, il più indifeso di tutti, il bambino, non è contemplato nemmeno nel linguaggio.
La 194, nata per aiutare la donna ma anche per salvare il bambino, oggi è vista come una “legge che libera”.
Il bambino è scomparso.

IO VORREI CHIEDERE ALLORA a
” Libere e sicure”:

Se l’obiezione di coscienza è un diritto, se la vita dal suo inizio deve essere tutelata dalla legge, perché quando si parla di diritti si guarda sempre e solo in un’unica direzione?

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it