L’Europa rinnega se stessa, cancellate le aspirazioni dei Padri Fondatori(video)

Approvata dal parlamento europeo la direttiva n.29. L’Europa rinnega sè stessa.

Approvata la direttiva europea n.29. Questa non è più l’Europa dei Padri Fondatori e dei nostri padri.

E per quanto mi riguarda neppure la mia. Anticipo una prevedibile ma forse pleonastica precisazione. Vero che l’Unione Europea non è l’Europa; antropologicamente, culturalmente e neppure eticamente.

Entità sovranazionale frutto d’un disegno prima fiduciosamente comunitario, poi cinicamente elitario.

Tuttavia la mia asserzione ben lungi dall’essere imprecisa, promana da un retaggio storico che invece, se ora potrebbe ritenersi persino insondabile, si rivela tuttora ineccepibile e rimane ancora ineludibile. Il progetto di unificazione nasce dall’intuizione di suffragare l’esigenza di verapacificazione, dandosi una struttura giuridica identitaria, sul comune fondamento della culturagreco-latina e dei principi cristiani, sulla cui base dover profilare qualunque prospettiva economicae di promozione sociale. Ideali sconfessati drasticamente dalla Direttiva n.29 del 21 maggio nella parte in cui, se pure rubricata recante disposizioni a favore delle vittime di violenza e istitutiva di norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, al riguardo dell’ipotesi di una subita violenza sessuale, è previsto per la prima volta nello spazio giuridico europeo, col suo proprio nome, il ricorso all’aborto.

Non indulgendosi più a ricorrere a perifrasi intrisa di ipocrisia, interruzione volontaria di gravidanza, adottata dalla nostra legge n.194 del 1978, quando ha introdotto ipotesi di non perseguibilità penale. Ma trincerandosi dietro nuovi equivoci, non circoscritti al tenore lessicale, ma di natura sostanziale. Soprattutto quando si sollecitano i paesi aderenti, a introdurre delle norme dì facilitazione all’accesso all’aborto farmacologico, occultato sotto le mentite spoglie di una terapia contraccettiva d’emergenza. La nuova frontiera del genocidio, che con la pillola dei 5 giorni doposi amplia, estendendosi a madri sempre più giovani; con incidenza statistica che tende a quella di aborti praticati in strutture sanitarie. Offerta sacrificale al totem satanico degli interessi economici di lobby delle imprese farmaceutiche.

Che concorre all’abominio della più frequente, ora, causa di morte non naturale e praticata, al mondo.

Paradosso è che con un consenso così forte da non lasciar fuori alcun paese aderente, si è normalizzato l’aborto, crimine legalizzato per la prima volta in Europa da due paesi le cui dittature, comunista e nazionalsocialista, pur se in modo diverso, inerivano a concezioni dello stato intrise dinazionalismo!

E che si sono contrapposte in quella guerra che i padri fondatori avrebbero voluto bandire per sempre.

Si spaccia così per conquista di libertà, una deriva autoritaria eugenetica. L’Europa rinnega sé stessa!

Come ricordava infatti Santa Maria Teresa di Calcutta, l’aborto è la più grande minaccia per la pace.

Su tale direttiva, l’auspicio è che nel prosieguo prima in sede europea e poi interna, il governo italiano, come sua prerogativa, assuma e esprima una posizione salda, volta a precluderne l’ingresso nel nostro ordinamento giuridico, per vincoli invalicabili di rango costituzionale a difesa della vita e della salute.

Il suo recepimento nel nostro paese trova, infatti, un argine in questi principi espressi in Costituzione.

A loro tutela dovrebbero schierarsi tutti i politici … anche coloro che la evocano solo ove convenga.

A fortiori si chiede che quelli credenti assumano delle determinazioni chiare e coerenti alla loro fede.

Ma è ancor più sul profilo identitario che è attesa una riflessione non più procrastinabile; non solo dei cristiani, ma di tutti quanti si riconoscono in quel patrimonio etico e culturale che fu la fucina dell’UE.

Riecheggia il monito di Benedetto XVI per cui, se si dimenticano le radici cristiane dell’Europa, si rischia di vederne gli slanci originari soffocati dall’individualismo, dal relativismo e dall’utilitarismo.

Così deturpato non solo il disegno dei suoi padri fondatori, ma pure quello dei nostri padri costituenti.

Per cui, se è imprescindibile essere parte dell’Europa, è ancora accettabile fare parte di questa U.E.?

Quesito che non può trovare esito rifugiandosi negli slogan con cui da parti avverse, in realtà, si elude.

Poichè richiede un’onesta riflessione sul senso della nostra identità prima personale e poi comunitaria.

Che involge profili, tutti mirabilmente illuminati dal Magistero e dalla Dottrina Sociale della Chiesa.

Coi principi di inviolabilità della vita e della dignità della persona umana, di sussidiarietà e solidarietà.

Che per quella pienezza della vita donataci da Gesù sono diritto di ogni uomo e donna, credenti o no.

Da qui l’assunto che l’Europa, o è eticamente cristiana, nella corretta accezione del termine; o non è.

Perciò oggi continuo a sentirmi fortemente cittadino europeo… molto meno, di tale Unione Europea.

Avv. Prof. Giuseppe Longo

Comitato Pro Life Insieme

www.prolifeinsieme.it