L’etica cristiana è compatibile con l’aborto volontario ?
Confesso che ad una prima lettura i contenuti dell’articolo mi sono sembrati ideologici nei confronti di uno dei principi fondanti della fede cristiana di difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, ma poi rileggendo credo di aver capito che l’autore pone il quesito con sincero desiderio di comprendere e accolgo il suo invito ad una riflessione su questo tema pur consapevole dei miei limiti, non avendo competenze teologiche, ma animata dalla fede.
Alla domanda centrale posta dall’articolo sul motivo per cui l’aborto non è compatibile con l’etica cristiana anche in casi gravi, la risposta immediata sta nel fine ultimo della fede cristiana che è la vita eterna ultraterrena nella cui prospettiva si deve vivere il breve passaggio nella vita terrena, le cui sofferenze hanno il duplice scopo di partecipare alla sofferenza patita da Gesù durante la sua passione e di prepararci al premio della vita eterna.
Leggendo con questa “lente” i casi specifici citati dall’autore come giustificanti l’aborto volontario anche nell’etica cristiana, si caricano di significato sia la sofferenza a cui eventualmente sarà destinato il nascituro nel caso di malformazioni congenite fisiche o mentali, sia i problemi gravi o rischio della vita stessa a cui può andare incontro la madre se decide di non abortire.
Nel caso di fondato rischio di vita della madre, la Chiesa non ha mai imposto alla madre il sacrificio della propria vita a favore di quella del figlio, si è sempre schierata affinché siano salvate entrambe, ma nel caso la madre scegliesse liberamente di sacrificare sé stessa ne ha premiato la generosità con encomi o la canonizzazione come esempio di virtù eroica, cioè straordinaria.
È vero che il pericolo per la vita fisica della madre può essere paragonato alla giustificazione di azioni omicide in una guerra giusta, o all’autodifesa in una aggressione, come gli esempi citati nell’articolo, ma solo se la grave malattia fosse provocata direttamente dal bambino in grembo, in realtà le patologie più gravi sono sempre generate nel corpo della madre e l’aborto volontario non porterebbe alla guarigione, in quanto i casi conosciuti si riferiscono a patologie cancerogene le cui cure metterebbero a repentaglio la vita del bambino, per cui la madre è costretta a scegliere tra le terapie per salvarsi e la vita del bambino, ma credo che le decisioni della madre non siano orientate per fede, o non per via esclusiva, ma per quella condizione speciale di generare la vita che, se vogliamo, possiamo anche chiamare legge naturale inscritta nel cuore umano.
L’autore dell’articolo affronta anche l’aspetto della misericordia di Dio che a suo dire non avrebbe senso nelle circostanze, da Lui preconosciute, di gravidanze difficili per la madre e per il futuro del bambino, in cui la sofferenza è scelta e sostenuta; con molta umiltà rispondo per fede e non per conoscenza che l’Uomo è entrato nel mondo per sua libera scelta, il tratto distintivo del mondo è la sofferenza, ma la misericordia di Dio attraverso l’accettazione di quella sofferenza limitata alla nostra vita terrena permette di salvarci e di vivere nel Bene eterno.
La Misericordia di Dio è rivolta verso l’Uomo nel suo passaggio terreno, ma unicamente nella prospettiva della Vita eterna che ha riscattato per noi attraverso la sua passione, morte e resurrezione.
Mara Colonello
Comitato “ Pro-life insieme “
http://www.prolifeinsieme.it
