Legge 40/2004, riproduzione artificiale extracorporea meno umana

COMUNICATO STAMPA AIGOC N.1 DEL 16.02.2026
Anche nell’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sulla applicazione della L.40/2004 non possiamo non continuare a notare evidenti incongruenze contenute nella metodologia biotecnologica dei Centri per la PMA.  Ciò rivela quanto l’intento dei “tecnici della riproduzione artificiale extracorporea” sia eminentemente quello di migliorare l’efficacia della tecnica cercando di dare il massimo numero di “figli in braccio” alle coppie che, in numero crescente negli anni in Italia, vi fanno ricorso. Un grande impegno di risorse anche economiche – gravose per un SSN che non riesce a garantire nei tempi e nella dovuta qualità le prestazioni diagnostiche e terapeutiche di base a tutti i cittadini – per la produzione ogni anno di centinaia di migliaia di embrioni prodotti o scongelati ma che riescono a nascere vivi in percentuali inferiori al 30% (percentuale solo di quelli trasferiti in utero) nelle migliori delle casistiche che utilizzano la FIVET eterologa e per le donne più giovani.

Tabella

La prima criticità incongruente è data dall’aumento dei cicli interrotti nel 2023: il 53,9% dei cicli iniziati che, insieme al 8,4% dei cicli sospesi, raggiungono il 62,3% dei cicli iniziati (cfr. Tabella 19). In particolare, i motivi evidenziati nella Tabella 12 dimostrerebbero l’inutilità dei controlli preliminari effettuati presso i diversi centri di PMA. Infatti, è incomprensibile ritrovare anno dopo anno un aumento di interruzioni per motivazioni, che un attento controllo preliminare dovrebbe invece, farle diminuire o scomparire in quanto le indagini cliniche, endocrine ed ecografiche dovrebbero far escludere queste pazienti da inutili e costose induzioni dell’ovulazione!
Lo stesso discorso vale per i 5.830 cicli interrotti (12,7% dei cicli iniziati) per rischio OHSS (Sindrome da iperstimolazione ovarica) dal momento che nella stragrande maggioranza dei casi (98,9%) i trasferimenti vengono fatti con uno (60,1%) o due embrioni (38,1%)!
Risulterebbe dunque ingiustificata l’iperproduzione di ovociti, con tutti i rischi per la salute delle donne, e la loro fecondazione in eccesso, tanto che il 68,40% degli embrioni prodotti con FIVET omologa “a fresco” finiscono nei freezer dei laboratori di PMA e non vengono poi utilizzati, se non in piccola parte, per successivi trasferimenti in utero.

Tabella

A questo proposito, la Tabella 58 modificata con l’aggiunta del numero degli embrioni omologhi, che anno dopo anno (dal 2009 quando la sentenza n.151 della Corte Costituzionale ha rimosso dalla L.40/2004 il divieto di creare un massimo di 3 embrioni e il loro contemporaneo impianto nell’utero) aumentano e vengono accumulati nei crioconservatori, dovrebbe seriamente interrogare i Legislatori, considerato l’alto numero di embrioni crioconservati già raggiunto fino al 2023 (222.248!) e la menopausa sopraggiunta in tante donne, per cui non possono più essere impiantati nei loro uteri! E del fatto che la maggior parte dei trasferimenti in utero con embrioni scongelati avviene con uno (87,1%) o due embrioni (12,5%) e solo nello 0,4% con tre embrioni!
Nel 2023 sono aumentate le richieste di PGT (test genetici preimpianto): sono state effettuate 6.821 biopsie, 5.005 trasferimenti in utero (5.065 embrioni) e sono nati vivi 1.986 bambini, il 39,21% degli embrioni trasferiti (Figura 22 pag.137), di cui 11 malformati.
Nel 2023 sono stati eseguiti 15.857 cicli di secondo e terzo livello con donazione di gameti (FIVET eterologa), 1.314 in più della precedente rilevazione, che corrispondono ad un incremento relativo del 9%. Il crescente import/export di ovociti soprattutto, ma anche di liquido seminale e di embrioni crioconservati tra gli stessi Centri esteri e quelli italiani costituisce anche il rischio di possibili future gravidanze tra soggetti inconsapelvolmente consaguinei.
Nel gruppo delle coppie trattate con doppia donazione si registra una diminuzione del numero di gravidanze ottenute (39,57 vs 41,62%), un aumento degli embrioni sacrificati (72,38% vs 71,20% dei trasferiti), la diminuzione dei nati vivi (27,62%vs 28,8%), e quella delle coppie con figli in braccio (31,95% vs 32,97%), soprattutto in relazione al numero dei cicli iniziati (27,17% vs 29,62%).
In conclusione, per l’evidenza delle criticità operative suddette, per non dire soprattutto etiche – per il numero considerevole e crescente degli embrioni sacrificati, anche se bioptizzati per PGT e trasferiti in utero – e del basso livello di efficacia (n° di figli in braccio), pur a distanza di 20 anni di applicazione di queste tecniche che assorbiranno dallo Stato sempre maggiori risorse economiche, essendo per buona parte ammesse nei LEA, i Responsabili della Salute pubblica e i Legislatori dovrebbero seriamente intervenire per rivedere le loro disposizioni di legge e le normative per la PMA, quanto meno per ridurre al massimo i rischi per la salute delle donne e la perdita di embrioni, trattati come anonimo materiale biologico.

Dott. Alberto Virgolino. Presidente AIGOC
Per Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it

Comunicato Stampa n.1 del 16 febbraio 2026