Legge 194/78 e campana di Mons. Suetta: è il momento della verità

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Voglio innanzitutto ringraziare il direttore della testata Sanremonews per non aver censurato nessun intervento e aver quindi contribuito ad un dibattito vero tra pro-life e pro-choice.
Non posso esimermi dal rispondere al signor Leonardo Kogliodima, visto che mi ha chiamata in causa personalmente.
Come afferma Mons. Suetta, la campana è un messaggio di memoria dei bimbi abortiti, ma anche delle donne e degli uomini che si sono trovati di fronte a questo dramma. Tale è l’aborto, che si sia sostenitori della vita sempre, come noi del Comitato “ Pro-life insieme “, o che si sia per l’aborto, mai nessuno ha disconosciuto questo fatto.
C’è però un ma: la palese contraddizione evidente in dibattiti scritti o verbali, in relazione al “ grumo di cellule”. Se fosse un nulla, il bimbo abortito, come si spiegherebbe il dolore delle donne?
È arrivato il momento, e lo dobbiamo ai giovani, di parlare chiaramente, per non ritrovarci complici della neolingua della quale tanto opportunamente ha scritto il grande George Orwell: pochi termini, ridotti al minimo, per insegnare a non pensare.
La scienza è unanime: dal momento del concepimento ha origine un nuovo essere vivente appartenente alla specie umana. Un DNA unico e irripetibile, diverso da quello dei due genitori che pure l’hanno generato. Ogni donna che vede le due lineette sul test di gravidanza sa di attendere un bimbo, non un “ grumo di cellule”; ogni donna che sente il piccolo muoversi nel ventre sa che è un bimbo e non lo chiama “ feto”.
Allora delle due l’una: chi è a favore dell’aborto ammetta apertamente di essere a favore dell’uccisione di un bimbo innocente. Ha il diritto di farlo, così si esprimono anche tutti coloro che sono a favore della pena di morte. Nessuno giudicherà le persone che hanno deciso di sposare queste cause ( aborto e pena di morte) ma il giudizio su tali posizioni ci compete, eccome se ne abbiamo diritto!
Come giudichiamo in senso negativo quei Paesi nei quali è legittima la pena capitale, così giudichiamo in negativo le correnti di opinione a favore dell’aborto. Tra un adulto e un bimbo prima della nascita non c’è differenza alcuna, ad entrambi va riconosciuto rispetto assoluto.
Non perché lo afferma la Bibbia, non perché lo sostengono Mons. Suetta o il Papa, ma perché siamo in una società civile nella quale cerchiamo di trovare soluzioni pacifiche e costruttive ai problemi.
Gentile signor Kogliodima, la legge 194, responsabile di quasi 7.000.000 di bimbi eliminati con l’aborto, è una legge degli uomini, in quanto tale imperfetta. Potrà essere stata approvata dalla maggioranza , sostenuta dal referendum del 1981, ma ciò non ne modifica l’essenza: è ingiusta. Non tutto ciò che è legale è anche morale. Bisogna avere il coraggio di affermare la verità, anche in presenza di posizioni avverse. E il fatto che il presidio contro Mons. Suetta fosse di una sparuta minoranza fa ben sperare, forse non tutti gli esponenti delle associazioni coinvolte sono favorevoli all’aborto e ostili al messaggio di pace della campana.
La donna deve essere messa in condizione di accogliere la maternità anche se si presenta inattesa. E abbiamo bisogno di uomini che la sostengano, Signor Kogliodima, che non la incitino a rinunciare al bimbo che attendono ma che, da veri uomini, si prendano cura della famiglia che si forma.
La campana è un richiamo forte alle coscienze, serve a tutti, credenti e non credenti, per ricordarci che c’è la bellezza della vita nel grembo di una donna.

Prof. Vittoria Criscuolo
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

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