Egregio Corbetta,
Ringraziamo per la cortese risposta che abbiamo pubblicato sul nostro sito e che ha generato una serie di commenti. (https://prolifeinsieme.it/lombardia-proposta-legapiu-crioconservazione-per-tutte-non-ce-rispetto-per-la-donna/ )
Le inoltro qui la replica scritta da due medici del nostro Comitato “ Pro-life insieme “. Cordiali saluti
Vittoria Criscuolo
Che cosa si intende ottenere con stanziamento di fondi a beneficio di giovani donne che intendano crioconservare propri ovociti?
Per ottenere ovociti da crioconservare queste giovani donne devono essere esposte a bombe ormonali, quindi ad un intervento in laparoscopia per prelevare gli ovociti immessi nella cavità addominale. Concreti rischi per la loro salute sia immediata (sindrome da iperstimolazione ovarica OHSS), sia a distanza di tempo. Infine gli ovociti devono essere crioconservati (per quanto tempo?) sia con rischio di alterazione dei medesimi, sia con ulteriori costi economici.
Quale utilizzo è poi necessario fare di questi ovociti criocongelati? Essi costituiscono un “serbatoio” per le tecniche di fecondazione extracorporea PMA, che creano un sovrannumero di embrioni: alcuni verranno impiantati nell’utero della donna con risultati estremamente scadenti riguardo al buon esito di queste gravidanze artificiosamente ottenute. Intanto l’80-87% degli embrioni sobìvrannumerari verranno buttati via senza rispetto delle loro piccole vite. Non si tratta di nostri preconcetti, bensì dei dati presenti nelle Relazioni ministeriali sulla PMA al Parlamento italiano, dati che un politico dovrebbe ben conoscere ed approfondire prima di impegnare molti soldi dei contribuenti. Soltanto il 5% o al massimo il 10% degli embrioni impiantati in utero giungono a fine gravidanza.
Nessun imprenditore serio prenderebbe in considerazione investimenti così fallimentari. Mentre qui si intende stornare fondi ingenti del Servizio Sanitario, che arranca nel dare risposte adeguate ai cittadini affetti da patologie importanti.
Per donne affette da patologie, che richiedano terapie soppressive della fertilità, la procedura corretta non è costituita della crioconservazione di ovociti, bensì dalla conservazione a -196°C di tessuto ovarico. (1)
Vediamo un altro aspetto etico della questione. Se la donna che a mezzo della iperstimolazione ovarica ha prodotto ovuli criocongelati, rinuncia ad utilizzarli tutti, si apre un altro scenario commerciale: la vendita di questi ovociti per fecondazioni eterologhe, cioè per coppie che non dispongano di ovuli propri.
Se dicessi: “Si verificano troppi incidenti stradali: spendiamo un sacco di soldi per potenziare il numero di ambulanze”; mi verrebbe subito contrapposto: “Tutti quei soldi sarebbero spesi assai meglio per opere di prevenzione degli incidenti stradali, anziché metterci una pezza dopo i disastri!.”
Analogamente se veramente “la politica deve rimuovere” ostacoli alla maternità, rappresentati da “precarietà lavorativa, difficoltà economiche, costi abitativi elevati, assenza di stabilità familiare o personale”, la politica, intesa come corretta amministrazione della polis, dovrebbe concentrare i suoi sforzi e le sue risorse nel favorire la maternità, anziché dissipare in procedure come crioconservazione e PMA, che guarda caso vengono promosse in Regioni Rosse.
Si vuole sostenere la maternità? Si aprano sportelli di ascolto per le giovani coppie, si soccorrano maternità già in atto cercando di evitare procurati aborti. (2)
A conclusione di queste ben fondate considerazioni: quali interessi economici si nascondono dietro la premura che si dimostra verso giovani donne che intendono crioconservare i loro ovociti per un fumoso futuro?
Dott. Alberto Virgolino. Ginecologo, Presidente AIGOC
Dott. Luciano Leone. Pediatra
Note
1) La conservazione della fertilità, femminile (e recentemente anche maschile), può essere ottenuta efficacemente nel tempo, prelevando il tessuto ovarico nella donna (e del testicolo nell’uomo) e conservarlo a -196°C. Questo è quello che già viene fatto in Italia e nei Paesi più evoluti in soggetti affetti da patologie che richiedano terapie soppressive della loro fertilità. (ESHRE guideline: female fertility preservation. ESHRE Guideline Group on Female Fertility Preservation, et al. Hum. Reprod. Open. 2020; ESHRE good practice recommendations on fertility preservation involving testicular tissue cryopreservation in children receiving gonadotoxic therapies. ESHRE FP Boys Working Group et al. Hum. Reprod. 2025). Questo rispetta in pieno la generatività naturale con un esito superiore a quello della PMA.
2) Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano, praticava aborti in base alla 194/1978, ma riteneva più che necessaria la presenza dei CAV Centri di Aiuto alla Vita accanto ai reparti di ostetricia. Era e rimaneva (illogicamente) abortista. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/ Prevenire procurati aborti servirebbe a favorire la natalità, a preservare la salute psichica e fisica delle madri, ad evitare procedure per la crioconservazione, pericolose ed economicamente costose.
