L’educazione sessuale non può essere competenza della diocesi

Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.lanuovacalabria.it/catanzaro-il-collettivo-aurora-boccia-il-progetto-della-diocesi-educazione-sessuale-sia-laica

HO SEMPRE PIÙ L’IMPRESSIONE che la chiesa, intesa come annunciatrice di salvezza, stia scomparendo.
Si sta sempre più adattando al mondo diventando ente politico, educativo, accogliente, inclusiva.
La missione primaria, cioè quella di annunciare alle genti che il peccato genera morte e che Cristo è l’unico in grado di vincere il peccato, è diventata marginale, quando addirittura inesistente.
La paura di perdere fedeli ha fatto di Lei una chiesa adattata e non più concentrata sull’annuncio di salvezza.
Per grazia però, in mezzo ad un tale deserto e alla crisi di valori, c’è sempre Gesù il quale continua, per opera dello Spirito Santo, a pascere le Sue pecorelle.
E sempre ci saranno fedeli, in nome di Gesù, a darne testimonianza e a sostenere la chiesa.

PERSONALMENTE TROVO fuori luogo che i pastori si occupino di questioni “terrene” quali, come in questo caso, la sessualità, la violenza di genere e le lotte femministe.
La grande immoralità che caratterizza la nostra società si può e si dovrebbe combattere, da parte della chiesa, con il vangelo che è la verità che veicola la parola di Dio.
Non ci servono più sindacalisti, più politici, più psicologi, più sociologi, ci servono più pastori.
La chiesa deve riprendere il filo da dove si è interrotto.
Deve annunciare che Gesù è morto e risorto per dare la vita all’umanità schiava del peccato.
Gesù non è venuto sulla terra in veste di professionista del sociale ma il Verbo si è incarnato per salvarci dalla perdizione eterna, dall’inferno eterno.
I pastori devono sentire l’urgenza di salvare le anime e per farlo è necessario fare discernimento.
Il peccato deve essere coraggiosamente chiamato con il suo vero nome ossia: aborto, adulterio, omosessualità, calunnia, furto, eutanasia ecc. come è scritto nel decalogo.
I vescovi devono insegnare che per curare il virus dilagante del peccato c’è bisogno di preghiera, dei sacramenti, di formazione e anche di opere di carità .

QUESTA È LA MISSIONE della Chiesa, partecipare dello stesso spirito degli apostoli, guidata dallo Spirito Santo consegnatole da Gesù prima di tornare al Padre.
Che è Spirito di verità, Spirito che salva, che fa fuggire i demoni, che guarisce, che libera, che apre le porte del paradiso, che libera le anime del purgatorio, che dona la vita.
E la missione della Chiesa trova la sua centralità nella liturgia in cui si palesa la rivelazione divina.
Oggi la liturgia ha un po’ perso il senso del sacro cioè il rapporto con Dio che trascende e si incarna.
La santa messa è per i fedeli il filo diretto con il cielo e tale collegamento necessita rispetto per poter dare a Dio l’onore che gli spetta.
Non è possibile dunque mescolare il sacro con le battaglie femministe, con l’obiettivo di giustificare la lotta alla violenza di genere.
Il fine della religione non è quello di assicurare solidarietà, educazione civica ecc. il cui ruolo, in questo senso diventa trasversale.
La religione è soprattutto la connessione con il Padre celeste, con la propria storia personale proiettata verso il cielo per ricomporsi alla luce della parola di Dio.
È ritrovare le nostre radici cristiane  (Battesimo), è provare a rimediare alle nostre mancanze (confessione), è trovare la forza per continuare ad andare avanti nonostante tutto (Eucarestia).
Perché le leggi di Dio sono leggi che proteggono, che educano, che danno sollievo.
Senza di esse l’uomo si perde diventando preda del peccato e tutti i tentativi di salvezza, al di fuori della legge divina si rivelano vani.
È in questa direzione che la chiesa deve continuare ad andare, tenendo sempre salda la rotta per la vita eterna.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it