https://energiaperidirittiumani.it/biblioteca/laborto-non-e-un-omicidio-basta-violenza-sulle-donne/“L’ aborto non è un omicidio. Basta violenza sulle donne” questo è il titolo di un libro scaturito dalla penna di “autorevoli scienziate” le quali supportano questa loro tesi asserendo che tale tesi sia provata scientificamente.
Basterebbe fermarsi al titolo o alla copertina del volumetto per capire che di cose da dire ce ne sarebbero tante.
Iniziando dal significato etimologico del termine, dal latino abortus derivato da aboriri “perire” composto di ab “via da” e oriri “nascere” racchiude in sé quello che la parola intende ossia impedire di nascere.
In Italia la donna può richiedere l’interruzione di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per svariati motivi quali salute, economico/sociali ecc…sempre però cercando di provare a trovare soluzioni per fare in modo di poter salvare sia la mamma che il bambino ( l. 194/78 art. 1, 2).
Utilizzo la parola “salvare” non a caso, infatti già da subito nell’embrione c’è l’abbozzo dei principali organi cuore compreso che pompa regolarmente per irrorare e sviluppare un organismo che, all’ottava settimana è già tutto formato.
A questo punto l’embrione diventa feto il quale dovrà svilupparsi ulteriormente fino al momento della nascita ossia alla 40 settimana di gestazione.
Dire quindi basta alla violenza sulle donne utilizzando l’aborto come vettore che le libera, oltre che essere aberrante è anche una contraddizione.
Innanzitutto la pratica abortiva sia chirurgica che farmacologia è un trauma per il corpo della donna per non parlare poi della psiche a cui lascia ferite talmente profonde alle quali spesso non c’è rimedio.
La pratica chirurgica prevede una serie di interventi invasivi ( svuotamento dell’utero, anestesia ecc) che non sono indolore. Chi ha abortito sia volontariamente che spontaneamente lo può testimoniare.
Persi il mio primo bambino circa a 12 settimane di gestazione e, sebbene fossi stata messa al corrente che il battito non si avvertiva più, che la camera gestazionale stesse scendendo e che era vuota, lo svuotamento dell’utero, attraverso intervento chirurgico, fu tutt’altro che indolore.
Mi è stata risparmiata la parte psicologica in quanto quel bambino era atteso con gioia.
Passiamo all’aborto farmacologico.
Il metodo farmacologico si basa sull’assunzione, a 48 ore di distanza, di due farmaci: il mifepristone (RU486) e una prostaglandina (misoprostolo o gemeprost). Il mifepristone causa la cessazione della vitalità dell’embrione mentre l’assunzione della prostaglandina ne determina l’espulsione. Questo tipo di aborto causa dolore fisico in alcuni casi molto inteso.
Non mi stupirei se oltre al dolore causasse anche altri danni alla paziente ..
Su cosa si siano basate queste scienziate per stabilire che l’aborto non sia omicidio, dopo aver analizzato questi “dettagli” mi risulta francamente difficile da capire.
Come possa una donna sentirsi “liberata” diventando la tomba del proprio figlio è inconcepibile.
Tantissime sono le testimonianze di mamme mancate che raccontano questa esperienza come un momento di terribile smarrimento.
Altrettante sono coloro che ammettono di aver vissuto la scelta come un trauma che le ha accompagnate poi per tanto tempo ( se non tutta la vita) e ne ha condizionato il percorso.
L’ aborto è una violenza inflitta a due corpi uniti non solo da un cordone ombelicale ma anche da una sottile linea che solo la mamma e il suo bambino condividono e spezzare questa linea in nome di una libertà di diritti questa si che è violenza.
Angela D’ Alessandro
Comitato “ Pro-life insieme “