Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.leggo.it/gossip/news/26_gennaio_2026_antonella_elia_casa_dove_vive_aborto_amore_delle_piane_oggi-9321002.html
ECCO COME CADE IL PALCOSCENICO del grumo di cellule, dell’interruzione volontaria di gravidanza.
La grande bugia che inganna le donne e gli uomini rendendoli attori di una farsa che lascerà il suo indelebile, doloroso segno tutta la vita.
Un vuoto che nulla e nessuno potrà colmare.
Non è l’unica donna famosa Antonella Elia che si sta leccando le ferite causate da un aborto scelto volontariamente.
Come lei altre hanno avuto il coraggio, la forza di andare a raccontare questa drammatica esperienza nei palinsesti televisivi.
Per liberare l’anima da questo immenso peso perché la violenza di un aborto voluto è e resta solo violenza.
È UNO SCAVO PROFONDO nell’anima di una donna che, forse, alla notizia della maternità inattesa magari ha lì per lì gioito o magari si è spaventata.
Una donna a volte impaurita, indecisa, spesso sola e che di fronte ad una scelta così importante è diventata invisibile per il mondo.
Una donna con una vita viva dentro di lei, lasciata in balia dei suoi dubbi, preda della sua autodeterminazione, non aiutata a sentire quello che desidera davvero.
Perché l’unica risposta violenta per risolvere il problema di una mamma insicura è di cancellare quella mamma, quel figlio, con il quale si è già stabilito un dialogo di ormoni ed anche la consapevolezza che adesso per lei quell’io è diventato noi.
Andare ad eliminare quel legame appena nato è un trauma, uno stress tossico che lascerà segni sul corpo, nella testa, nel cuore della mamma mancata.
Lo ascoltano non raramente i sacerdoti nei confessionali, i centri di aiuto dai traumi causati dal post aborto come “la vigna di Rachele”.
Ma anche i tanti medici, psicologi che tentano di mettere insieme i pezzi di anime che si credono perdute, schiave di un rimorso al quale pare non esserci rimedio.
L’ABORTO sia esso spontaneo o volontario, è sempre un trauma che ha bisogno di sostegno affinché il lutto venga elaborato, lutto generato dai sensi di colpa ma
non solo.
Non è raro poi che questo dolore ritorni, come una marea, anche dopo anni, condizionando la vita della donna.
Ritorna come un senso di colpa, una vergogna.
Queste mamme hanno perciò bisogno di essere sostenute, consolate, ascoltate, capite nell’immensità del loro dolore.
Senza giudizio, senza frasi preformate.
Spesso anche solo con la vicinanza silenziosa, empatica.
Rispettando i loro tempi.
Senza minimizzare ma soprattutto senza condannare.
Il dolore non va invalidato, perché è reale.
Va offerta una spalla su cui appoggiarsi.
IL MESSAGGIO CRISTIANO è ricco di misericordia in questo senso.
In tutti i Vangeli Gesù si rivela come padre buono, che non giudica, non condanna, offrendo amore senza condizioni,
sempre accogliente.
Tanti sono gli esempi chiave che evidenziano il grande amore che ha Gesù per noi Suoi figli, attraverso le parabole.
L’accoglienza dell’adultera, le parole di salvezza a Nicodemo in cui si evidenzia il desiderio di salvare sempre, di condannare mai.
“Dio infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”
Giovanni 3,17
“Non temere piccolo gregge, perché al Padre è piaciuto di darvi il Suo regno”
Luca 13,32
Queste meravigliose parole di Gesù sottolineano un rapporto fatto di compassione, di perdono, di vicinanza.
Gesù agisce con la tenerezza di un padre che accoglie, che ama, che perdona sempre.
Certo questo è un messaggio d’amore che va accolto e lo si può accogliere solo se ci si è riconciliati con la propria storia, senza moralismi ma pieni di gratitudine verso un Dio che ha dimostrato di amarci immensamente “perché sulla croce, in quelle braccia aperte, è lì che brilla il Suo amore”.
POI PERÒ
ci sono anche le donne che sostengono di avere scelto l’aborto volontario come soluzione, anche più volte, ma di non sentirsi in colpa.
Frasi dette da mamme che hanno deciso che uno o due figli siano sufficienti e che quel terzo era decisamente di troppo.
Donne che si fanno scudo della legge 194 che “dà diritto” all’aborto.
In realtà la 194 non parla né di diritto né di autodeterminazione ma solo di tutela della vita nascente.
Una legge che evidentemente andrebbe riscritta perché abusata.
VERO È CHE davanti a chi fa spallucce dichiarando libera e consapevole la scelta della interruzione volontaria di gravidanza, c’è una buona porzione di donne che non se lo perdona.
A queste donne vorrei rivolgere il mio pensiero.
Un pensiero di speranza.
Vorrei esortare queste donne a perdonarsi perché il loro bambino lo ha già fatto.
Il cielo è pieno di santi bambini che, alla destra del Padre, intercedono per l’umanità.
Una umanità che li ha rifiutati come ha rifiutato e ancora rifiuta nostro Signore ma che mai sarà abbandonata.
“Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra”.
Salmo 121
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
