La vita non si sceglie, si accoglie

Egregio Direttore,
Mi consenta di replicare all’articolo https://www.giornalelavoce.it/news/blog/717071/il-figlio-migliore-secondo-lalgoritmo-dalla-selezione-degli-embrioni-al-sogno-di-vincere-la-morte.html

“LA VITA NON SI SCEGLIE SI ACCOGLIE”.
Questo motto è simile a quello reso famoso dal film ” Il Cammino per Santiago ” (The Way):
“La vita non si sceglie, la si vive” per dire che è importante accogliere gli eventi così come si presentano.
Perché non possiamo controllare tutto e il tentativo di voler avere tutto sotto controllo si traduce spesso in delusione.
Le aspettative sono quasi sempre fuori dalla realtà.

LA MANIPOLAZIONE embrionale, la selezione, rappresentano uno degli importanti interrogativi dei nostri tempi.
La ricerca della perfezione genetica è oggi al centro di dilemmi morali, psicologici e sociali.
La risposta che la scienza dà a questi dubbi è che, attraverso tali pratiche, si vorrebbero prevenire gravi malattie ereditarie.
È un attimo però, da qui, arrivare alla selezione di bambini su misura, con tratti somatici o caratteriali a scelta.
La manipolazione della vita, la rincorsa alla perfezione, non sono però esattamente in linea con il concetto di inclusione, termine tanto usato adesso.
È giusto essere inclusivi perché una società accogliente si fonda sull’inclusività.
Creando quindi ambienti dove le persone si sentano rispettate, libere di esprimersi così come sono, senza pregiudizi.
Ecco che allora le differenze vengono viste non più come barriere che dividono ma come opportunità che arricchiscono.

IL RISCHIO della rincorsa alla perfezione, con l’illusione di cancellare malattie ereditarie, è quello della dispersione della diversità genetica.
Della perdita di quello che rende unica una persona manipolandone il DNA.
Aprendo così anche la strada all’idea che quel figlio, da dono da accogliere, diventi un progetto a tavolino.
Carico quindi di aspettative che quasi mai si realizzano, fin tanto da diventare così causa di grande frustrazione.
La vita resta sempre imprevedibile e tentare di controllarla è una illusione.
Eliminare alcune varianti genetiche non dà la certezza di una esistenza senza nessun’altra difficoltà.
Questa corsa alla perfezione inoltre toglie dignità alla persona.
Trasforma gli errori in fallimenti.
Impone modelli che spesso ne negano l’identità.

ACCETTARE ciò che non è perfetto equivale ad abbracciare quella parte di umanità che ci fa essere diversi ma unici.
Anche se una malattia può essere controllata attraverso la manipolazione degli embrioni, non è possibile controllare gli imprevisti.
È possibile però decidere a come reagire a questo inaspettato.
Utilizzando magari le nostre risorse per gestire la situazione al meglio.
Il perfetto ad ogni costo impedisce di accettare i propri limiti.
È come se, per meritare di essere felici, dovessimo sempre dimostrare qualcosa a qualcuno.

COME PUÒ ALLORA non rappresentante contraddizione parlare di inclusione mentre si rincorre la perfezione?
Il paradosso si può demolire solo pensando alla perfezione, non come a qualcosa di rigido, ma considerando la diversità un elemento chiave per arricchire la società.
Ecco che allora solo così l’inclusione diventa strumento per raggiungere l’eccellenza, quella autentica.
Non quella di facciata.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it