https://www.unioneuniversitaria.it/raccolta-firme-aborto-libero-e-sicuro/
Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di replicare all’articolo sulla raccolta firme degli universitari sull’aborto.
Finché non si darà il giusto peso a quello che una vita nascente rappresenta fin dal concepimento ci sarà sempre rivendicazione.
La legge 194/78, nata per impedire che l’aborto si trasformasse in doppia tragedia con anche la morte della madre, si è trasformata in una sorta di diritto acquisito.
I primi due articoli che sottolineano che è fondamentale fare ogni cosa utile per impedire un omicidio e un omicidio di innocente, vengono ignorati.
Adesso si raccolgono firme per fare sì che gli ospedali siano luoghi di cura e non di ideologia.
Da quando in qua la vita è ideologia? Non è forse ideologia decidere chi fare nascere e chi no?
Gli ospedali sono di sicuro luoghi di cura, luoghi laici in cui tutti hanno diritto a prestazioni mediche. Ma gli ospedali sono fatti di persone che curano e nel caso dell’aborto, che è l’uccisione di un bambino in divenire, tali persone hanno tutto il diritto ad opporsi se la propria coscienza glielo impedisce.
Questo è scritto anche nella legge 194 e come tale va rispettato.
Io sono contro l’aborto e il fatto che come cittadina, attraverso il pagamento delle tasse, debba contribuire a questo massacro non mi va giù.
Chi ha l’esigenza di liberarsi del proprio bambino lo faccia in autonomia, con i propri soldi e con il personale che non si sente “toccato” dal vivere questa esperienza.
L’aborto, che lo si voglia credere o no, è spezzare la vita di un bambino e impedire che questo venga al mondo.
Continuino pure a raccontarselo le varie femministe e tutti coloro che sostengono che nei primi tre mesi di gestazione non c’è vita.
Basta solo parlare con donne che hanno abortito per capire che non è così.
La vigna di Rachele, che raccoglie madri che hanno fatto questa scelta, ne è la testimonianza.
Perché decidere di uccidere il proprio figlio non è esattamente come liberarsi di un dente.
Basta allora definire la vita ideologia: la vita in quanto tale va rispettata e il primo ad avere questo diritto è il bambino che ha il diritto di nascere.
Nessuno può decidere della vita di un altro.
Si fanno manifestazioni per impedire la pena capitale inflitta ad assassini e si raccolgono firme per permettere ad una donna di uccidere in “serenità” il proprio figlio.
Siamo davvero al paradosso.
Non c’è posto migliore di un reparto maternità per capire il senso dell’attesa. Aprensioni e certezze, timori e serenità, speranze e sogni si confondono in dialoghi serrati. I bambini che ancora stanno nel seno della mamma, non si vedono ma ci sono e hanno già trasformato la vita delle madri; hanno le loro esigenze, ascoltano, percepiscono se sono accolti o rifiutati. Come si può ridurre tutto questo a mera ideologia.
Angela D’Alessandro
PS
La vita non può essere considerata ideologia