La contraccezione non previene l’aborto volontario, lo dimostrano i dati incontrovertibili relativi ai Paesi del Nord Europa, ma anche del resto del mondo nei quali i contraccettivi sono molto più diffusi che in Italia.
Nel nostro Paese tra l’altro si è tentato, proprio per ridurre le interruzioni volontarie di gravidanza, di offrire gratuitamente la contraccezione per verificare se mai fosse la strada giusta. Anche in questo caso il risultato è stato fallimentare. Dal sito della Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici riporto alcuni dati estrapolati dall’articolo che si può leggere interamente a questo link.https://aigoc.it/2023/04/25/la-contraccezione-gratuita-non-ridurra-gli-aborti-volontari/
Nella vicina Francia, che fa registrare una diffusione quasi a tappeto della contraccezione (il 91% delle donne in età fertile dichiara di usare contraccettivi) gli autori dello studio realizzato dall’INED che correla l’aborto volontario con l’uso della contraccezione (Magali Mazuy, Laurent Toulemon ed Elodie Baril) affermano “Dal 1970 la diffusione di efficaci metodi di contraccezione ha permesso la diminuzione di frequenza di gravidanze non desiderate, ma quando si verificavano il ricorso all’aborto aumentava, fino a quando il numero totale di interruzioni di gravidanza non è più sceso”.
Anche i fautori della contraccezione di recente sono stati costretti a riconoscere che la pillola, considerata il più efficace contraccettivo, in effetti ha un’efficacia solo del 91% e che il 24% (circa 15.000) delle 60.952 donne che si sono rivolte per abortire nel 2016 al British Pregnancy Advisory Service (Bpas), che riunisce circa 40 cliniche inglesi e che fornisce informazioni sulla “salute sessuale” e assistenza alle donne che decidono di abortire, usavano contraccettivi ormonali o IUD, ritenuti i più efficaci contraccettivi, e che oltre il 51% di queste donne usavano un contraccettivo. (Women cannot control fertility through contraception alone, says British Pregnancy Advisory Service The Farmaceyutical Journal/11 JUL 2017).
Il periodico dell’ Alan Guttmacher Institute for Planned Parenthood Federation of America, istituzione statunitense che promuove campagne a favore della contraccezione e dell’aborto, ha riconosciuto che “in sei paesi come Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Repubblica di Corea, il numero degli aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo.” (C. Marston, J. Cleland, Relationships between contraception and abortion: a review of the evidence in “International Family Planning Perspectives”, Mar 2003, 29 (1), 6-13) e da altri studi si evince che l’aborto è un naturale prolungamento della contraccezione.
È universalmente accertato, infatti, che c’è una notevole differenza di efficacia tra l’utilizzo tipico degli estroprogestinici (0,3% di gravidanze non desiderate nel primo anno di uso) e l’utilizzo pratico (9% di gravidanze non desiderate nel primo anno di uso).
Possiamo giungere alla conclusione che non è un mezzo tecnico, la contraccezione appunto, che potrà ridurre gli aborti volontari, smentendo quindi la narrazione universale, tanto platealmente ostentata dalle femministe e da una certa parte ostile al bene delle donne. Per arginare il fenomeno dell’interruzione volontaria di Gravidanza nel nostro Paese, serve un cambio di passo in tema di educazione al valore della vita nascente, al valore della famiglia, alla centralità della questione maternità intesa come valorizzazione di un privilegio del tutto femminile. Serve una diffusa e pervasiva cultura del rispetto del bambino non nato. È quella che manca ad oggi.
Prof. Vittoria Criscuolo. Vicepresidente del Comitato “ Pro-life insieme “
