https://www.liberopensiero.eu/21/09/2026/attualita/eredita-di-emma-bonino-corpo-come-strumento-di-lotta/
CREDO CHE IN UN PAESE DEMOCRATICO debba poter essere consentito esporre il proprio pensiero critico nei confronti di qualsiasi cosa.
Questo concetto rappresenta un pilastro fondamentale ed un diritto inviolabile.
Evidentemente però qualcosa a Strasburgo è andato storto quando, al Parlamento europeo, sono stati esposti 14 pannelli in cui veniva descritto lo sviluppo del bambino in utero, tappa per tappa.
Le opposizioni, profondamente offese, ne hanno chiesto l’immediata rimozione, fortunatamente non concessa.
Dove sarebbe lo scandalo di questa mostra?
Forse perché sta evidenziando che l’essere umano inizia a vivere dal concepimento?
Questo ormai è dimostrato, lo si legge nei libri di biologia, non è una invenzione dei pro-life.
La vita dell’ uomo si completa attraverso più fasi:
zigote, embrione, feto, bambino.
“JUST EUMAN come nasce un cittadino europeo”,
così è stata intitolata la mostra, promossa dall’eurodeputato di FDI, Paolo Inselvini, con la collaborazione di pro-vita e famiglia che ha fatto saltare la mosca al naso alle sinistre.
Nonostante la mostra avesse l’autorizzazione a restare esposta 4 giorni, c’è stato chi ne voleva l’immediato sgombero.
Con i soliti ritornelli:
oltraggio all’autodeterminazione della donna, alla democrazia, continuando con tutta la propaganda abortista degli ultimi anni.
Nessuno mai si è sognato di pensare, nemmeno per un momento, anche alla vittima di questo trambusto ideologico, ossia il bambino il quale, in queste lotte “filosofiche e dottrinali” risulta sempre essere il grande assente.
L’importante era che questa pericolosa mostra venisse al più presto rimossa.
È QUI PERÒ che il black-out diventa esplicito.
Politici che, se da una parte esaltano la democrazia e la libertà di scelta che ne deriva, dall’altra pretenderebbero di oscurare una mostra che espone ciò che dice la scienza, verità peraltro che alcuni proprio non riescono a recepire.
Una mostra che null’altro faceva, se non evidenziare proprio lì, nei palazzi dove si decidono le leggi, di come la vita umana nasca, cresca e venga alla luce.
Perché mai una tale scelta dovrebbe essere proibita?
“Perché si minaccia la libertà di decisione delle donne, facendo leva sui sensi di colpa”, hanno detto in molti.
DA DOVE NASCEREBBERO I SENSI DI COLPA mi chiedo se non dalla consapevolezza che si sta uccidendo una vita?
È qui che vengono alla luce le contraddizioni di una retorica di comodo.
Non si vuole vedere quello che si sa cioè, che quella che si va ad eliminare con l’aborto volontario, altro non è che la vita di un bambino.
Un bambino portatore di quei diritti tanto sbandierati, primo fra tutti il diritto di nascere.
Anzi, non solo non lo si vuole vedere, si pretende che il “diritto all’aborto” venga inserito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
CHE L’ABORTO NON SIA UN DIRITTO questo dovrebbe essere chiaro per tutti.
La l. 194/78 lo permette entro il primo trimestre se però, come recitano i primi articoli, si sono messe in atto tutte le strategie atte a salvare la vita del bambino.
E che non sia un diritto si evince anche dal fatto che la legge tuteli i medici non disposti a tale pratica, attraverso l’obiezione di coscienza.
Alla defunta Emma Bonino si è riconosciuto il grande merito di andare fino in fondo alle sue battaglie.
Arrivando a disobbedire alle leggi fino ad essere messa in carcere.
Sappiamo tutti per cosa la europarlamentare combattesse:
aborto
divorzio
droga libera
emancipazione femminile e laicizzazione dello Stato.
Si è battuta per normalizzare quello che per lei era il bene ma che la società vedeva come un male.
Dove sarebbe allora la differenza tra Inselvini e Bonino?
Anche quella dell’eurodeputato è libertà di espressione.
Quella libertà che palesa in modo inequivocabile, attraverso dati scientifici, che ciò che si sta facendo con l’aborto volontario è la negazione alla vita di un uomo uccidendolo.
Un piccolo uomo, un abbozzo di uomo ma un uomo, una vita, vita nascente.
Una creatura indifesa che la legge avrebbe il dovere di difendere.
Ma questo evidentemente non è permesso a tutti.
L’uscita dagli schemi del politicamente corretto è decisamente troppo da accettare, per un potere imbevuto di ideologia.
Un potere che si rifiuta di guardare la realtà supportata dalla scienza e rimane inevitabilmente imbrigliato su sé stesso.
Con le drammatiche conseguenze che trascina dietro sé.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
