Lodevole l’attenzione prestata ai giovani e alle loro esigenze, alle loro incertezze, alla diffusa disinformazione, come documentato nell’articolo. Interessante anche il coinvolgimento dell’ostetrica, una figura accogliente, immediatamente accostata al concetto di gravidanza e al bimbo.
Mancano però, a mio avviso, alcuni aspetti fondamentali che non si possono trascurare.
1) possibili effetti abortivi delle pillole
Innanzitutto manca la vera informazione, scientifica e priva di oscuramento ideologico, sui reali effetti delle pillole del giorno dopo ( e dei 5 giorni dopo).
Allego tre tabelle di uno studio di Puccetti, Baldini, Carbone, Pillole che uccidono, seconda edizione, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2012.( aggiornato con i dati più recenti) che dimostra l’alta abortività delle pillole chiamate impropriamente di “ emergenza”. Aggiungo che, anche il linguaggio, contribuisce a veicolare un messaggio ostile alla gravidanza e al bambino, visto che il termine “emergenza” sottende e implica un rischio che va annullato per la propria salvezza, a discapito del bimbo concepito.
2) possibile concepimento dopo rapporto sessuale
Serve la presa di coscienza che, a seguito di un rapporto sessuale, protetto o meno, potrebbe insorgere una gravidanza: il bambino concepito, anche in fase iniziale, merita rispetto e non può essere catalogato come un grumo di cellule. Gli adolescenti, che pure vanno a scuola e hanno senz’altro ricevuto informazioni sulla fisiologia femminile e maschile, molto spesso vivono nella convinzione che certi accadimenti “ a loro non possano capitare”.
3) dove sono i genitori?
Si osserva poi, nelle proposte, la totale assenza dei genitori, non coinvolti in quello che è, a tutti gli effetti, non un semplice momento comunicativo su questioni asettiche, ma un processo educativo. Quando si va a trattare di sessualità, viene coinvolta la persona nella sua interezza, preziosa perchè non un semplice corpo adibito alla riproduzione, ma dotata di mente e anima ( che si sia o non si sia credenti). L’educazione non è mai un fatto neutrale, risente dell’ambiente e del docente/medico/ostetrica/operatore, ciascuno con il proprio vissuto e le proprie convinzioni in tema di morale, eventualmente in conflitto con quelle dei genitori del giovane venuto a chiedere consigli. Non basta informare su quali siano gli effetti indesiderati di certi contraccettivi, o sulla reale efficacia di altri mezzi ( di barriera o ormonali o altro). E, a mio avviso, non compete ad estranei.
A maggior ragione se gli adolescenti interessati al tema della sessualità sono minorenni.
La soluzione non può trovarsi all’esterno della famiglia, che ha diritti primari e ineliminabili sull’educazione dei figli. Le cosiddette agenzie educative esterne alla famiglia non possono non rapportarsi con il vissuto di provenienza del giovane, se non vogliono scadere al rango di informazione da web. Né più né meno.
I corsi andrebbero proposti ai genitori, perché possano avviare un dialogo costruttivo con i propri figli.
Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it