Recensione: In Difesa dell’umano. Abecedario minimo, Solfanelli, Chieti 2025
Da qualche tempo a questa parte molte cose che si vedono, di quelle prodotte da industrie, movimenti e finanche agenzie di spettacolo, si approvano o si criticano riconoscendone il valore, in misura maggiore o minore, altre al contrario, di quelle che si danno senza nessun medium di fabbrica, che si presentano nella sicura evidenza, addirittura vengono nascoste, vengono appannate e addirittura censurate. Interessante è che sempre con maggiore frequenza si assiste a tale atteggiamento di disconoscimento persino della vita che si muove, dell’umano che si forma nel grembo di una donna e che si sviluppa nella sua vita tra gioie e tristezze, tra salti e cadute, tra significati certi e definizioni dubbiose, tra confusioni crescenti e inconfutabili luci. Sembrava quasi necessario un ‘prontuario’ sulla vita come lo definisce nella prefazione Marina Casini, quello che Enrico Pagano con dovizia certosina dà ai tipi di Solfanelli Editore con il titolo non casuale di “In difesa dell’umano”. L’autore seleziona oltre 600 termini che sono stati oggetto di frasi o riflessione di autori con cui hanno sottolineato il pericolo dal quale la vita umana è attaccata.
La rilevanza dei riferimenti che si muovono da Jérome Lejeune a Ronald Reagan a Papa Francesco o a Romano Guardini e a Sigmund Freud sta nel filo rosso che l’autore sa tessere per evidenziare come non si può non soffermarsi sui termini che dicono il significato della vita (da aborto a zigote) ma anche a tanti altri che esprimono un pensiero puntuale, a volte inatteso, sulle trame di senso della vita umana e sui continui e costanti tagli perpetrati ai suoi danni. Cosicché ci si trova in una ricchissima congerie di nomi in connessione da un lato con la descrizione di una realtà critica, quella del tempo presente, che riesce a rimanere in silenzio davanti a inopinati delitti come l’uccisione di innocenti, dall’altro con il necessario monito al risveglio della coscienza, per evitare quello che potremmo definire un vero e proprio spegnimento del pensiero davanti alla realtà più palese.
Riprendere i concetti basilari della biologia del nascituro, chiaramente nella brevità di pillole, di scienziati e giuristi, filosofi e teologi o di giornalisti esperti e poi specifici commenti magisteriali di pontefici, o soffermarsi con la medesima brevità su eugenetica o formazione di un individuo spinge ad una riflessione sempre da approfondire. In altri termini, ci si trova -ed è un non secondario movimento che procura il testo- a voler approfondire le singole espressioni che maturano un vero e proprio contesto di filosofia della vita dentro cui far partire necessari approfondimenti e ricostruzioni, persino storiche o anche solo di cronaca, per collegare e riprendere i salti e le buche provocate al primo riconoscimento della realtà che l’autore indica come il riconoscimento della vita. Se si prende ad esempio la parola “salute” o la parola “vita” o la parola “persona” attraverso il rimando alla Dichiarazione dei diritti umani o all’affermazione dello psichiatra Cantelmi o alle dichiarazioni di Carlo Casini e di Anzani e di Bellieni si ha la possibilità di definire specifici percorsi che si intrecciano e chiedono ulteriori definizioni o, in una ricerca per nomi, ulteriori dichiarazioni di quegli autori che in poche parole si avverte abbiano centrato in pieno la questione.
Sembra di poter affermare senza timore di smentita che il testo, alla fine, si presenta anche solo come uno strumento di buon senso che costringe al sano realismo, in fondo il metodo più efficace per presentarsi davanti alle cose senza nessuna ottica preconcetta o visione precostituita e finanche con l’ambizione di provocare se stessi per un lavoro di superamento della propria personale visione. Si può essere infatti a favore della difesa di ogni vita o piuttosto favorevoli a riconoscere come prevalente il diritto di una donna o coppia a chiedere un aborto, ma certamente dovrà essere tirata su una linea dritta la realtà e la decisione, per evitare quanto meno una schizofrenica azione distaccata dal pensiero che comprende o -al pari- per evitare una soggettivistica idea (visione) senza l’oggettiva realtà (ciò che è da vedere).
Riuscirà l’uomo a conservarsi nella sua misura?Il motto protagoreo di un uomo che è misura della realtà, mai come per la vita dovrà essere letto heideggerianamente come ‘l’uomo a misura della realtà. Nessuna capacità tecnica infatti può essere lesiva dell’in sé che ha l’uomo uomo e che ha come nome “Vita”. L’uomo che arriva a ‘mettere le mani’, a “manipolare” cellule, organi e tessuti e che adesso sembrerebbe nella condizione di affidare ad Altri Impersonale (singolare che abbia le stesse iniziali di Artificial Intelligence) la responsabilità del risultato che consegue, dovrà necessariamente darsi un minimo etico al di sotto del quale vietare di scendere. Lo potrà fare a patto di non sovvertire i termini che nominano la realtà senza arrischiarsi in un’ambiguazione (a volte cercata) da situazioni e volontà di mercato e consumo.
Il testo di Enrico Pagano mette in condizione di non oltrepassare la misura che è poi il riconoscere con occhio attento senza la pretesa di un facile definire e quella di definire senza la pretesa del troppo veloce decidere.
Il risultato che si ottiene è quello di uno spazio importante che si crea che poi è quello di una costante e continua riflessione e studio che -ci mancherebbe- mai banalizza o considera scontate nessuna delle decisioni che nella maggiore o minore sofferenza e indecisione si prendono. Con una piena consapevolezza che emerge da ogni intervento ripreso dall’autore e che fa brillare un grande senso di rispetto e umanità il testo fa pensare, fa molto pensare anche grazie ad una grande scheda bibliografica in materia bioetica, quasi offrendo coordinate puntuali per affrontare adeguatamente un viaggio in questo tema.
Da qualche tempo a questa parte molte cose che si vedono, di quelle prodotte da industrie, movimenti e finanche agenzie di spettacolo, si approvano o si criticano riconoscendone il valore, in misura maggiore o minore, altre al contrario, di quelle che si danno senza nessun medium di fabbrica, che si presentano nella sicura evidenza, addirittura vengono nascoste, vengono appannate e addirittura censurate. Interessante è che sempre con maggiore frequenza si assiste a tale atteggiamento di disconoscimento persino della vita che si muove, dell’umano che si forma nel grembo di una donna e che si sviluppa nella sua vita tra gioie e tristezze, tra salti e cadute, tra significati certi e definizioni dubbiose, tra confusioni crescenti e inconfutabili luci. Sembrava quasi necessario un ‘prontuario’ sulla vita come lo definisce nella prefazione Marina Casini, quello che Enrico Pagano con dovizia certosina dà ai tipi di Solfanelli Editore con il titolo non casuale di “In difesa dell’umano”. L’autore seleziona oltre 600 termini che sono stati oggetto di frasi o riflessione di autori con cui hanno sottolineato il pericolo dal quale la vita umana è attaccata.
La rilevanza dei riferimenti che si muovono da Jérome Lejeune a Ronald Reagan a Papa Francesco o a Romano Guardini e a Sigmund Freud sta nel filo rosso che l’autore sa tessere per evidenziare come non si può non soffermarsi sui termini che dicono il significato della vita (da aborto a zigote) ma anche a tanti altri che esprimono un pensiero puntuale, a volte inatteso, sulle trame di senso della vita umana e sui continui e costanti tagli perpetrati ai suoi danni. Cosicché ci si trova in una ricchissima congerie di nomi in connessione da un lato con la descrizione di una realtà critica, quella del tempo presente, che riesce a rimanere in silenzio davanti a inopinati delitti come l’uccisione di innocenti, dall’altro con il necessario monito al risveglio della coscienza, per evitare quello che potremmo definire un vero e proprio spegnimento del pensiero davanti alla realtà più palese.
Riprendere i concetti basilari della biologia del nascituro, chiaramente nella brevità di pillole, di scienziati e giuristi, filosofi e teologi o di giornalisti esperti e poi specifici commenti magisteriali di pontefici, o soffermarsi con la medesima brevità su eugenetica o formazione di un individuo spinge ad una riflessione sempre da approfondire. In altri termini, ci si trova -ed è un non secondario movimento che procura il testo- a voler approfondire le singole espressioni che maturano un vero e proprio contesto di filosofia della vita dentro cui far partire necessari approfondimenti e ricostruzioni, persino storiche o anche solo di cronaca, per collegare e riprendere i salti e le buche provocate al primo riconoscimento della realtà che l’autore indica come il riconoscimento della vita. Se si prende ad esempio la parola “salute” o la parola “vita” o la parola “persona” attraverso il rimando alla Dichiarazione dei diritti umani o all’affermazione dello psichiatra Cantelmi o alle dichiarazioni di Carlo Casini e di Anzani e di Bellieni si ha la possibilità di definire specifici percorsi che si intrecciano e chiedono ulteriori definizioni o, in una ricerca per nomi, ulteriori dichiarazioni di quegli autori che in poche parole si avverte abbiano centrato in pieno la questione.
Sembra di poter affermare senza timore di smentita che il testo, alla fine, si presenta anche solo come uno strumento di buon senso che costringe al sano realismo, in fondo il metodo più efficace per presentarsi davanti alle cose senza nessuna ottica preconcetta o visione precostituita e finanche con l’ambizione di provocare se stessi per un lavoro di superamento della propria personale visione. Si può essere infatti a favore della difesa di ogni vita o piuttosto favorevoli a riconoscere come prevalente il diritto di una donna o coppia a chiedere un aborto, ma certamente dovrà essere tirata su una linea dritta la realtà e la decisione, per evitare quanto meno una schizofrenica azione distaccata dal pensiero che comprende o -al pari- per evitare una soggettivistica idea (visione) senza l’oggettiva realtà (ciò che è da vedere).
Riuscirà l’uomo a conservarsi nella sua misura?Il motto protagoreo di un uomo che è misura della realtà, mai come per la vita dovrà essere letto heideggerianamente come ‘l’uomo a misura della realtà. Nessuna capacità tecnica infatti può essere lesiva dell’in sé che ha l’uomo uomo e che ha come nome “Vita”. L’uomo che arriva a ‘mettere le mani’, a “manipolare” cellule, organi e tessuti e che adesso sembrerebbe nella condizione di affidare ad Altri Impersonale (singolare che abbia le stesse iniziali di Artificial Intelligence) la responsabilità del risultato che consegue, dovrà necessariamente darsi un minimo etico al di sotto del quale vietare di scendere. Lo potrà fare a patto di non sovvertire i termini che nominano la realtà senza arrischiarsi in un’ambiguazione (a volte cercata) da situazioni e volontà di mercato e consumo.
Il testo di Enrico Pagano mette in condizione di non oltrepassare la misura che è poi il riconoscere con occhio attento senza la pretesa di un facile definire e quella di definire senza la pretesa del troppo veloce decidere.
Il risultato che si ottiene è quello di uno spazio importante che si crea che poi è quello di una costante e continua riflessione e studio che -ci mancherebbe- mai banalizza o considera scontate nessuna delle decisioni che nella maggiore o minore sofferenza e indecisione si prendono. Con una piena consapevolezza che emerge da ogni intervento ripreso dall’autore e che fa brillare un grande senso di rispetto e umanità il testo fa pensare, fa molto pensare anche grazie ad una grande scheda bibliografica in materia bioetica, quasi offrendo coordinate puntuali per affrontare adeguatamente un viaggio in questo tema.
IMG_4006.jpeg~260 KBVisualizza Download
Enrico Pagano
Per Comitato “ Pro-life insieme “
