Per molti, quando si parla del Madagascar, viene subito in mente il film o il cartone animato « Madagascar » che mostra in parte la bellezza di questa grande isola con la sua fauna e flora. Non lo nego: il Madagascar è un paese bellissimo. Coloro che ci sono stati lo testimoniano.
In questo articolo invece non cerco di esplorare questo tipo di bellezza; vorrei parlare piuttosto di un’altra completamente diversa: il rispetto di « aina » (la vita). La vita (l’ « aina ») per noi malgasci non si riduce alla semplice vita biologica; è un soffio che proviene da « Zanahary » (il Creatore); quindi è sacro e deve essere rispettato. L’ « aina » assicura il legame con gli antenati e garantisce la permanenza di una stirpe familiare; quindi, se l’ « aina» è minacciato, lo è anche questa stirpe; il che è impensabile per la mentalità malagasy.
Questo non è solo un affare del passato; basandomi sulla mia esperienza pastorale (in almeno10 parrocchie distribuite tra città e campagna), e sulla mia esperienza come assistente spirituale dei giovani nella diocesi di Antananarivo (2016-2021), direi che i malgasci sono ancora e sono sempre un popolo « mandala ny aina » (pro life) oggi.
Per illustrare questa qualifica, sceglierei di citare il nostro codice penale sull’aborto e poi alcuni proverbi malagasy che mostrano il rispetto e la protezione del « aina ».
Ecco cosa troviamo nei codici penali malagasy ( è una traduzione libera dalla versionefancese):
Art. 317 – (Ord n°60 – 161 del 03.10.60) – Chiunque, mediante alimenti, bevande, medicinali, manovre, violenze o con qualsiasi altro mezzo, avrà procurato o tentato di procurare l’aborto di una donna incinta o presumibilmente incinta, che vi abbia acconsentito o meno, sarà punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 360.000 Ariary a 10.800.000 Ariary.
La reclusione sarà da cinque a dieci anni e la multa da 3.600.000 Ariary a 21.600.000 Ariary qualora sia accertato che il colpevole sia dedito abitualmente agli atti indicati nel paragrafo precedente.
Sarà punita con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 72.000 Ariary a 2.160.000 Ariary la donna che avrà procurato l’aborto a se stessa o avrà tentato di procurarselo, o che avrà acconsentito a fare uso dei mezzi a lei indicati o somministrati a tale scopo.
I medici, le ostetriche, i chirurghi dentisti, i farmacisti, nonché gli studenti in medicina, gli studenti o dipendenti in farmacia, gli erboristi, i fabbricanti di cinti sanitari, i commercianti di strumenti chirurgici, gli infermieri, le infermiere, i massaggiatori e le massaggiatrici che avranno indicato, favorito o praticato i mezzi per procurare l’aborto saranno condannati alle pene previste dal primo e dal secondo paragrafo del presente articolo. Sarà inoltre pronunciata contro i colpevoli la sospensione per almeno cinque anni o l’interdizione assoluta dall’esercizio della loro professione.
È necessario anche sottolineare che questo codice non prevede alcuna disposizione legale che autorizzi l’aborto terapeutico. Nel 2017, il governo ha respinto una proposta di legalizzazione dell’aborto terapeutico. Nel novembre 2021, un disegno di legge che autorizzava l’aborto in caso di stupro e incesto è stato proposto dalla deputata Masy Goulamaly, ma è stato respinto dal Parlamento.
Ora, nel 2026, il Madagascar è, e resta ancora, uno dei paesi che vietano totalmente l’aborto.
Non dico che l’aborto non esista in Madagascar, no; piuttosto sostengo che questa pratica non prenda terreno, rimane clandestina con una percentuale molto bassa, e un enorme rimpianto per la maggior parte di coloro che la scelgono (Mi fermo qui perché non potrei e non vorrei parlare del loro segreto confessionale).
Adesso, vorrei citare alcuni proverbi malagasy che riflettono il nostro modo di pensare e di agire nei confronti del « aina »
• Ny zanaka no harena: I figli sono la (vera) ricchezza. Nella cultura malgascia, la discendenza è il bene più prezioso, ben al di là del denaro o dei beni materiali.
Per concludere, direi che forse abbiamo tutti le stesse reazioni vedendo i bambini morti e feriti, vittime di diverse guerre in questo mondo. Ma mi chiedo: quale differenza c’è tra noi e questi assassini se non ci opponiamo con tutta la nostra forza per la vita, dal suo concepimento fino alla sua fine?
Noi malagasy, nonostante la nostra povertà economica, diciamo NO all’aborto, all’uccisione, all’eutanasia. Preferiamo vivere nella povertà e che ogni « aina » sia protetto, piuttosto che vivere nell’abbondanza e nel comfort con le mani insanguinate.
Don RANDRIANOMENJATOVO Fenohasina Dorysse,
Vice parrocco della parrocchia San Giuseppe Poggibonsi– Siena.
Per Comitato “ Pro-life insieme “
