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A BOLOGNA OGGI si dà il via alla kermesse “giù le mani dal femminismo”.
Titolo che già la dice lunga su come le femministe siano in costante difensiva verso chi vorrebbe espropriarle di diritti, primo fra tutti il diritto di decidere della propria autonomia che, a detta loro, sarebbe costantemente manipolata dalle “destre”.
Le terribili destre patriarcali che mirano, secondo il loro pensiero, a vedere la donna solo come angelo del focolare, dedita soltanto alla cura del marito e della prole.
Una donna che ha sempre sacrificato il suo essere donna per dare risalto al suo essere moglie e madre.
Donna dunque al servizio della società e non parte integrante di essa.
TALE INOSSIDABILE COROLLARIO femminista porta dunque sempre avanti l’idea di antagonismo con il mondo maschile intossicando le menti con idee del tipo:
il maschio è sempre prepotente, la donna sempre sottomessa alla tirannia maschile e questo maschilismo troverebbe il suo potere massimo nella famiglia.
Ecco che allora la famiglia diventa territorio di lotta in cui le donne devono, per poter sopravvivere, sostituire il primato del maschio con il loro.
Insomma una guerra continua atta a stabilire uguaglianza e che vede maschi e femmine in costante e snervante antagonismo.
UN COMBATTERSI SENZA SENSO in quanto maschi e femmine sono stati creati per vivere relazioni di reciprocità all’interno delle quali la differenza significa ricchezza da donarsi reciprocamente.
Questo “donarsi” gratuitamente non ha nulla in comune con l’accozzaglia di idee materialiste e spesso confuse e disperate dei movimenti femministi i quali faticano a capire che è dalle differenze che scaturiscono la bellezza della famiglia, del matrimonio.
Si sente parlare spesso di femminicidio che, secondo le teorie femministe, affonderebbe le proprie radici proprio in una visione patriarcale della società.
In realtà non è la relazione ammalata a dare origine alla violenza ma è l’essere umano ferito dal peccato, il peccato che va spesso contro le leggi della natura.
Un essere umano che non conosce più limiti morali, che giustifica tutto anche l’inaccettabile dal punto di vista etico.
Ed è questo allontanarsi dalla propria natura ad indebolirlo.
MI VIENE A QUESTO PUNTO NATURALE PENSARE che queste violenze siano la conseguenza del femminismo, il quale, con tutte le lotte di potere, ha stravolto l’idea di maschio, femmina, corpo, sessualità, vedendo nel sesso libero un segno di emancipazione e unioni omo, invece, uno stare al passo con i tempi che mutano.
In realtà tutto questo allontanarsi dall’ordine naturale delle cose non ha fatto altro che rinserrare uomini e donne in spirali di violenza e di solitudine, rendendoli pari ad oggetti a disposizione.
Sempre più soli, sempre più deboli, sempre più smarriti.
ADESSO CI TROVIAMO difronte ad una deriva ideologica che mira solo a scardinare la famiglia naturale, i principi biologici e antropologici cercando approcci relativisti nei confronti dei generi.
Offuscando i contorni dell’uomo, della donna, cancellandone le straordinarie caratteristiche che li differenziano.
Tendendo a fare di essi un’unica cosa, spogliandoli della poesia che li rende unici.
Togliendo alla sessualità il pudore, la riservatezza per farla diventare consumismo senza limiti, senza tabù.
Questo caos non può essere considerato progresso ma solo un volere rompere con l’ordine naturale delle cose.
Non costruisce ma demolisce tutto il bello lasciando solo macerie.
Il demolire per tentare di ristrutturare richiede però la stessa attenzione progettuale della “costruzione originale” altrimenti il disordine creato dalla demolizione rischia di diventare solo un disastro definitivo.
Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
