Egregio Direttore,
Chiedo di poter replicare all’articolo https://www.iltquotidiano.it/articoli/sulleducazione-sessuale-in-trentino-e-tutto-fermo-i-docenti-bloccati-anche-gli-incontri-nei-consultori-per-i-ragazzi-delle-seconde-superiori-siamo-di-nuovi-ai-tabu/
QUESTA LEGGE 104/26 sul consenso informato è destinata proprio a dare parecchio fastidio.
Docenti bloccati, incontri nei consultori cancellati, ragazzi delle superiori lasciati soli.
Ma sarà davvero il “consenso informato” a creare tutti questi problemi?
Non sarà il modo in cui lo si sta raccontando?
Ingigantendo un problema burocratico per soffiare sul fuoco?
COSA È QUESTO BENEDETTO CONSENSO informato, che fa letteralmente andare in tilt docenti ed operatori dei consultori?
Non è una censura, chiede una cosa banalissima:
informare le famiglie in anticipo di cosa verrà detto ai loro figli, da chi e con quali materiali, rispetto all’educazione sessuale.
E che loro possano dire sì o no.
Il tutto con almeno sette giorni di anticipo e con un’ attività alternativa garantita, per chi decide di non avvalersi.
Come si può chiamare questa procedura “tabù”?
Io la chiamo invece trasparenza.
I PROGETTO SI SONO FERMATI IN TRENTINO?
Perché?
Non credo perché la legge abbia impedito di prepararli.
Credo piuttosto che si sia scelto di raccontare la procedura, illustrandola come una gigantesca montagna da scalare.
Un ostacolo insormontabile.
Cosa può bloccare scuola e consultori mi chiedo?
Un modulo da compilare?
Materiali da mostrare alle famiglie?
Una circolare da applicare?
È questo che blocca o c’è qualcosa d’altro?
Forse la volontà di non farlo!
Perché non è il consenso informato a creare il vuoto.
Il vuoto lo crea chi, davanti ad una regola, preferisce non procedere, chissà per quale insano motivo, per poi incolpare la regola di aver creato l’intralcio.
Soffiare sul fuoco ha, a mio avviso, un obiettivo chiaro: far apparire il consenso informato come un “voler tornare indietro”.
MA COSA È CHE NON È CHIARO?
L’unica richiesta che fa è quella di non scavalcare le famiglie.
Perché non si tratta, nel caso della materia ” sessualità”, di limitarsi a dare informazioni.
Qui si entra nell’intimo, per cui è necessario il rispetto verso chi, quel ragazzo, lo sta crescendo con una determinata morale.
Quindi, il problema che i docenti dicono di vivere, non risiede nel consenso informato, bensì nella modalità con cui lo si presenta.
Si sta trasformando la richiesta legittima di trasparenza, in una battaglia ideologica.
Che si facciano dunque questi progetti senza lamentarsi troppo della burocrazia da affrontare, se veramente si ha a cuore il bene dei ragazzi.
Perché temere la trasparenza?
È la prova che si vuole fare educazione non indottrinamento.
Un’attività che teme il confronto è ideologia.
Concludo facendo ben presente a chi ancora ha le idee confuse che:
Il consenso non rappresenta un tabù.
Il vero tabù è averne paura.
Angela D’Alessandro. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
