Vivo nella Diocesi di San Marino – Montefeltro, metà in Italia e l’altra metà in uno dei più antichi stati del mondo, quella che ti accoglie come «Benvenuti nell’antica terra della libertà». E, in questa Repubblica, antica terra della libertà, si combatte, e si è combattuto, per difendere la vita, per contrastare la cultura della morte che sembra essere l’orizzonte dell’oggi. In questi giorni si tenta di contrastare le proposte di legge che aprono, al di là delle parole, ad eutanasia e suicidio assistito, si cercano spazi di libertà per l’educazione (pensate che in questi giorni gli insegnanti si sono rivolti ai ragazzi per allontanarli dai «discorsi di odio», proprio mentre la TV mostra l’intolleranza dei politici italiani facinorosi che si fanno paladini della discriminazione e della censura per chi pensa diversamente da loro).
Non solo, ma qui, quest’anno, il tasso di fertilità per ogni donna sammarinese è dello 0,82: un preludio a quell’inverno demografico che fa temere per la sopravvivenza di questo gioiello fondato da un santo e terra da sempre ospitale e accogliente.E tutto questo in un paese che non manca di risorse e che non ha mai vissuto in condizioni di miseria.
Riflettendo su questi temi, ecco l’occasione della Giornata per la vita che da anni la Chiesa italiana propone al popolo (i famosi «uomini di buona volontà» evocati dal magistero di S. Giovanni XXIII). E il tema scelto quest’anno dalla CEI è: “Prima i bambini!”. https://www.chiesacattolica.it/il-messaggio-per-la-48a-giornata-nazionale-per-la-vita/
E a leggerlo si rimane colpiti dalle considerazioni fatte, dai suggerimenti e dallo sguardo che ci è richiesto. Provate a leggerlo, e a farne occasione di confronto, per non farlo cadere nella retorica dei buoni sentimenti che lasciano sempre il tempo che trovano.
Quello che il tempo sembra confermare è che la mentalità che si sta diffondendo non ha bisogno che si dica che il bambino concepito non è un grumo di cellule e, forse, che non basta pensare che si tratta di un diritto personale della donna a gestire il proprio corpo. Si sa, purtroppo – al di là della retorica abortista – che quello che è in gioco è una vita umana vera. Ma si sa pure che si ha il diritto di ucciderla (ed è per questo che Madre Teresa affermava che non ci sarà pace finché ci sarà l’aborto, e, possiamo aggiungere, persino l’eutanasia).
Allora? Bisogna che ci siano uomini e donne capaci di amare la vita, l’amore reciproco, il bene dei figli come dono e responsabilità.
E che si mostrino autentici testimoni di questo bene per la vita donata e accolta, qualunque siano le condizioni di vita nelle quali ci troviamo.
Pensavo a queste cose leggendo la testimonianza appassionata di un papà, il sacerdote ortodosso Pavel Florenskij, che, nella prigione dove aspettava la morte sicura ad opera del regime comunista, così scriveva ai suoi figli (e sono certo che se ci saranno genitori così allora la vita sarà difesa, affermata e testimoniata, e davvero saranno “Prima i bambini!”).
«Amati figlioletti miei, il mio cuore si strugge per voi. Quando crescerete, capirete quanto si strugga il cuore di un padre o di una madre per i figli… Avrei tante cose da scrivervi. Mi vengono tanti pensieri e sentimenti, ma non ho né il tempo, né le forze di scriverli. Eccovi una cosa che non posso non scrivere: Abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate perfettamente, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nell’approssimazione si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose e le questioni di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di un nuovo atto creativo… E ancora. Chi agisce con approssimazione, si abitua anche a parlare con approssimazione, e il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero. Cari figlioletti miei, non permettete a voi stessi di pensare in maniera grossolana. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.
È da tanto che voglio scrivere: osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.
Mik, caro bambino mio, stai sempre male e non riesci a uscire dalle malattie e dalle sofferenze. Non accusare di questo la mamma, piccolo mio, perché lei ha sofferto e soffre più di te; ciò che ti tormenta è il tempo in cui vivi. Che la Protezione della Madre di Dio sia sempre sopra di te, mio angelo luminoso. Sappi che noi ti amiamo di tutto cuore e piangiamo per te, figlioletto mio amato. Vivi per la gioia tua e di tutti, e che il Signore ti protegga, bimbo mio.» (Non dimenticatemi, pp. 417-418)
Forse, finché ci saranno genitori così, la questione della «cultura della vita» potrà trionfare. Ma ci vogliono proprio genitori così.
don Gabriele Mangiarotti, CulturaCattolica.it
Comitato Pro-life insieme
