Genitori e famiglia sono i primi educatori dei figli

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https://www.omnesmag.com/it/focus/carlos-chiclana-genitori-educazione-sessuale/
Carlos Chiclana: «I genitori ne sanno molto più di quanto credano in materia di educazione sessuale»

Due riflessioni fondamentali e preliminari riguardo a questo articolo. La prima: I genitori e le famiglie sono il primo educatore attraverso l’esempio corroborato dalle parole che si scambiano con i figli. Se i genitori costituiscono cattivi esempi, oppure si eclissano con separazione e divorzi manca la prima pietra dell’edificio: il buon esempio. Se essi lasciano che programmi d’intrattenimento, chat, social si sostituiscano alle loro parole, all’ascolto, al colloquio manca la didascalia al corretto esempio.
La seconda: La comunicazione riguardo alla sessualità dovrebbe essere estremamente semplice. Ciascuno deve rispetto al proprio essere e quindi al proprio corpo, e parimenti a quelli delle altre persone. La donna costituisce il centro della vita e come tale dev’essere rispettata. posto questi punti fermi, quali terribili domande si devono porre? Anche Carlos Chiclana ammette che le domande “dei figli erano molto semplici e, in realtà, i genitori sapevano come rispondere”. Educare attraverso buone letture, attraverso la magnifica letteratura (la Spagna vanta Autori come Miguel de Cervantes, Lope de Vega, Pedro Calderon de la Barca, Tirso de Molina…), attraverso la contemplazione dello spettacolo della natura apre la mente ed il cuore di bambini e di adolescenti. La realtà fisica della sessualità si porrà e si svelerà poi a suo tempo.
D’altra parte chi insegna deve ripercorrere le tappe che egli stesso ha attraversato per conseguire queo tipo di conoscenza e di capacità.
Certamente si deve evitare che “i social media, la pornografia o gli amici occupino spesso quel ruolo educativo” e a questo fine è necessario “progettare una casa digitale in cui la «temperatura» etica, morale e di salute della famiglia sia ben regolata, e dove installiamo allarmi per impedire l’ingresso ai malintenzionati che vogliono rubarci l’innocenza, la sessualità e il denaro attraverso la pornografia” o altri mezzi di corruzione come droghe e ludopatie.

Giustissima l’indicazione dell’Associazione Spagnola di Pediatria che “raccomanda vivamente che i bambini non abbiano un cellulare personale” anche per la più ampia finalità di preservare “la loro salute mentale, il loro sviluppo neurocognitivo, la loro capacità di controllare gli impulsi, il loro stato d’animo e l’ansia”.

Per il resto riterrei inutile e controproducente complicare l’esistenza con innumerevoli interventi esogeni: in parvis simplicitas.

In conclusione è necessario richiamare i genitori e le famiglie alle loro specifiche responsabilità, a condividere la vita insieme con i figlioli, traendo soddisfazione dal tempo dedicato, anziché ridurre la casa ad un luogo di transito, in cui ognuno conduce un’esistenza separata dagli altri.

Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it