LE EVIDENZE DELLA SCIENZA
In merito all’articolo del Dr. Alberto Virgolino inerente gli aspetti scientifici della fivet e dell’aborto spontaneo, e considerando che quei dati esprimono un’evidenza clinica incontrovertibile, volevo apportare un piccolo contributo di conferma dell’abortività spontanea dopo PMA perché è un argomento che ho affrontato da tanti anni e che ha delle solide spiegazioni scientifiche sulle quali spesso non ci si sofferma adeguatamente ma che ad una osservazione più profonda appaiono come l’uovo di Colombo. Il concepimento avviene all’interno della tuba e da questo sito anatomico (la nostra prima casa) fino all’ingresso in cavità uterina (la nostra seconda casa), in un intervallo temporale di circa 8 giorni in cui si sviluppa tutta la relazione tra noi embrioni e la nostra mamma. Questo ben conosciuto fenomeno di comunicazione tra lo zigote e la madre, esprime molto di più di quello che metaforicamente fa vedere perché se da una parte esprime l’accoglienza da parte della mamma dell’embrione, nonostante la diversità genetica del 50% dalla propria creatura, dall’altro evidenzia un’altra meraviglia eccezionale che è quella della sopravvivenza in ambiente endotubarico dell’embrione pur non essendo collegato con la vascolarizzazione materna. L’embrione, quindi, è capace di cambiare il suo metabolismo energetico nella forma di scambio ossigenativo in condizione di aerobiosi ad una forma di metabolismo prettamente anaerobiotico, quello che gli scienziati chiamano lo shift metabolico. La finalità di questo cambio è legata alla produzione di energia finalizzata alla moltiplicazione delle cellule ma quando l’ossigeno non c’è l’embrione utilizza le proteine e i principi e i componenti biologici di uso più diretto che sono nei liquidi tubarici e in parte sono stati portati dal cumulo ooforo. Queste due proprietà, 1- di farsi riconoscere ed essere accolto, pur essendo geneticamente diverso per il 50% dalla madre, 2- di operare uno shift metabolico per la moltiplicazione cellulare, sono vere e proprie meraviglie scientifche che sono finalizzate ad ottimizzare, su indicazione e preparazione materna dell’endometrio, il posto migliore dove l’embrione dovrà impiantarsi. Tutti questi processi meravigliosamente chiamati cross-talk, sono la base che permette un buon impianto, una buona placentazione e una buona evoluzione gravidica. Nella PMA, con il posizionamento degli embrioni direttamente nella cavità uterina, tutta questa comunicazione non c’è per cui l’abortività spontanea che statisticamente è superiore nella PMA, nasce dal fatto che “natura non facit saltus”. Di seguito vengono riportate osservazioni che avvalorano gli studi evidenziati dal Dr. Alberto Virgolino.
DALL’INIZIO È TUTTO RELAZIONE
Uno dei più grandi embriologi, S.F. Gilbert, scriveva nel 2000 in “Developmental Biology” che la fecondazione è il processo mediante il quale due cellule sessuali si fondono insieme per avere un nuovo individuo con un corredo genetico derivato da entrambi i genitori: l’embrione unicellulare (zigote). Di lui, dell’embrione, il “British Medical Journal”, nel novembre 2000, ha detto: “L’embrione è un attivo orchestratore del suo impianto e del suo destino”. C’è una metafora, ideata dal collega ginecologo, Dr. Antonio Facente di Anzio, che è alla base della sinfonia della vita, dove c’è molta scienza e riguarda i due aspetti fondamentali dei primi otto giorni di vita dell’embrione: l’impianto e la sua vita futura e la metafora è la seguente: nel vero big-bang esistenziale, che è il concepimento, vi è un compositore (Dio Creatore), un direttore d’orchestra (il nostro cervello), un’orchestra (i vari organi che dipendono dal direttore d’orchestra e tutto il gioco ormonale che sottende l’ovulazione e la gametogenesi), lo spartito (le parti anatomiche che accolgono il concepito come la tuba e l’endometrio) i due protagonisti (lo spermatozoo e l’ovulo) e la musica (l’embrione stesso).
La conoscenza completa dei meccanismi di controllo della crescita cellulare mutuata dagli studi sull’embriogenesi costituisce pertanto una base di informazioni utile per affrontare studi in altri settori, quali l’oncologia.
Queste considerazioni si legano molto bene con ciò che ha dimostrato Helen Pearson con la sua affermazione: Your destiny from day one1, il tuo destino dal giorno uno.
“Nei minuti e ore dopo la fusione dello spermatozoo con l’ovocita si stabilisce il luogo dove si formerà la testa e si formeranno i piedi, il lato del dorso e il lato dell’addome. Già alla prima divisione cellulare l’embrione mostra un’organizza- zione interna: la cellula con la porzione di membrana da cui è entrato lo spermatozoo darà luogo alla massa cellulare interna (l’embrione), mentre dall’altra si svilupperà il trofoblasto (placenta e annessi)” 2,3.
Tutti questi dati sono la punta di un iceberg di una letteratura che enfatizza il protagonismo biologico dell’embrione e che possono sinteticamente essere compendiati in cinque caratteristiche:
a) La sua identità umana (46 cromosomi)
b) La sua individualità e unicità (sequenze ALU)
c) La sua autonomia biologica (lo shift metabolico energetico)
d) L’assunzione del piano programma genomico (imprinting genomico, polarizzazione, assializzazione)
e) Il “cross-talk” (mirato all’impianto e alla tolleranza immunologica) Brevi considerazioni all’interno di queste caratteristiche, evidenziano subito le “relazioni” fisiologiche e patologiche tra la madre e l’embrione:
a) Nella definizione dell’identità umana la sincaria è la relazione fondamentale, ma essa è stata preceduta dalla singamia e il tutto è un insieme di relazioni biogenetiche, per cui si costituisce il nuovo essere umano durante un processo e non in un solo momento;
b) L’unicità delle sequenze ALU fanno sì che la specificità delle sequenze definisca il nuovo individuo come unico e irripetibile anche in funzione di calcoli matematici di improbabilità di assemblaggio genomico assimilabile, talmente alti da confermare il concetto precedente, e ciò fonda anche la sua individualità;
c) Senza una relazione di supporto nutrizionale (elementi di metabolismo anaerobico forniti dal pabulum endotubarico) l’embrione, privo fino all’impianto di fonti energetiche ossigenative, non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivenza: la sua capacità autonoma di operare uno shift del metabolismo aerobico a quello anaerobico esalta una autonomia biologica che permette non solo di sopravvivere, ma di moltiplicarsi, di differenziarsi e di assumere e dirigere il piano-programma genomico scritto durante la sincaria.
d) Inoltre, la capacità di sopravvivenza nell’organismo materno dipende dalla soppressione dell’interazione immunologica materno-fetale (Medawar, 1953). Ognuno di noi, infatti, da embrione, possiede il 50% di patrimonio genetico del proprio genitore maschile e quindi candidato ad essere rigettato; ma il processo di identificazione durante questa relazione “di tipo biologico-biochimico” non è solo importante ai fini dell’impianto, ma come hanno giustamente sottolineato gli autori dell’editoriale del British Medical Journal ( novembre 2000 ), determina le condizioni che avranno conseguenze anche dopo l’impianto: nella vita prenatale fino alla nascita, nella prima infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta.
e) Il colloquio incrociato (“cross talk”) tra embrione e madre spiega l’affermazione del fatto che esso è un direttore d’orchestra non solo del suo impianto, ma anche del suo destino futuro. L’adeguatezza della preparazione dell’impianto avviene all’interno di un pabulum di scambi di messaggi fra i due attori. Nello stadio fra 2 e 8 cellule molte citochine4 vengono prodotte dall’embrione, non solo finalizzate a progettualità di crescita, ma anche come messaggeri di una comunicazione sempre più complessa e numerosa, da far affermare a Wegmann TG (1984) che “l’embrione è immerso in un mare di citochine da lui stesso prodotto”. “L’impianto è un paradosso di biologia cellulare”.
Da tutte queste considerazioni, si evince che il dialogo materno-fetale comincia ancor prima dell’impianto ed è essenziale per segnalare la gravidanza, stabilire un contatto forte, porre le basi per la tolleranza immunologica e assicurare la crescita e lo sviluppo dell’embrione che è la conseguenza di una forte relazione biologica tra l’embrione di poche cellule e la madre per otte- nere un cervello “nutrizionale” che garantisca una buona crescita prenatale e un buon peso alla nascita.
Nel lavoro di Fazeli et al. del 2008, si dimostra che viene regolata la produzione delle proteine all’interno della tuba per preparare l’ambiente endotubarico all’arrivo e al passaggio dello zigote con l’obiettivo di produrre proteine “de novo”, quasi metaforicamente a preparare un tappeto proteico per l’ingresso e il passaggio del suo embrione.
Se non fosse avvenuto quel processo di riconoscimento, che permette a ciascun embrione di essere trattato come un trapianto semi-allogenico, non si sarebbe ottenuta neppure quella trofoblastizzazione placentare da cui dipende la vita successiva prenatale. La relazionalità dei primi otto giorni esprime un progetto biologico finalizzato a produrre un vero e proprio “cervello placentare”, in cui coesistono le produzioni di neuro ormoni, neuro peptidi, neuro steroidi e neurotrasmettitori.
È quindi molto difficile non ipotizzare che dei fattori ambientali di tipo farmacologico-ormonale, nella fase endotubarica (vedi pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo), non possano influenzare la preparazione dell’impianto e, nei fatti, intercettarlo e provocare l’aborto precoce.
Prof. Giuseppe Noia
Comitato Pro-life insieme
BIBLIOGRAFIA
- Pearson H. Your destiny from day one Nature 2002-418:14,15
- Potrowska K. et al. Role for sperm in spatial patterning of the early mouse embryo Nature 409,517-521, 2001
- Gardner RL. et al. Specification of embryonic axes begins before cleavage in normal mouse development Development 128,839-847, 2001
- P. Bischof et al. A model for implantation of the human blastocyst and early placentation. Human Reproduction Update, 1996 May- Jun;2(3):262-70
- Fazeli et al. Maternal Communications with gamets and embryos, a complex interactome. Briefings in functional genomics and proteomics – vol. 7-2;111-118, 2008
Da “Il Dialogo nascosto” – II° rapporto OPA 2023 – pag. 19-23
