Fivet, bambini selezionati in base ai gusti degli acquirenti

Bambini à la carte

Questa che vedete  https://cloudfront-us-east-1.images.arcpublishing.com/crain/TAYE6VEBNRGMFD7FJOHORQ6PZU.jpg

è una pubblicità della Nucleus IVF+il cui URL, pickyourbaby.com, vuol dire “scegli il tuo bambino”. “Fai il figlio migliore”, o “più alto”, o “più sano”, o “più intelligente”, sono gli  slogan indirizzati a chi si rivolge al mercato della fecondazione artificiale per avere un figlio

La clinica offre alle coppie interessate un “menu” che contiene fino a 20 embrioni assemblati in provetta (con gameti propri o altrui) che potranno essere selezionati dai compratori in base a sesso, colore di capelli e occhi, altezza, quoziente di intelligenza, rischio di malattie varie. La tecnologia va ben oltre il tradizionale screening dei problemi genetici e delle malattie debilitanti e mortali, ma comprende anche problemi più “ordinari” come il rischio di ipertensione, diabete, cancro alla prostata e persino calvizie. Il tutto ovviamente solo in termini di probabilità, senza alcuna garanzia definitiva. Tuttavia, la coppia può massimizzare le possibilità di avere un figlio “ideale”. 

Strage di innocenti: non solo difettosi, ma anche sani, se non graditi

La fecondazione in vitro comporta già di per sé la morte di 9 bambini per ognuno che nasce. Solo in Italia e solo nel 2022 (ultimi dati ufficiali disponibili), solo con la fecondazione omologa, sono stati inseminati 250.000 ovociti, formati 172.000 embrioni, e sono nati vivi 4654 bambini

Quando gli embrioni assemblati sono troppi vengono scartati quelli che appaiono meno performanti. Quando ne vengono impiantati più d’uno e risulta una gravidanza plurigemellare, è “buona” prassi la riduzione embrionale (l’eliminazione di quelli di troppo e per la salute della madre e per i desideri della coppia). Oltre a tutto questo il marketing di aziende come la Nucleus IVF+, promette che vengono soppressi anche quelli che non soddisfano i gusti dei genitori.

Mentalità eugenetica che fa apparire Hitler un dilettante  

L’azienda si è difesa dall’accusa di praticare l’eugenetica perché – dicono –  loro “forniscono informazioni che i genitori possono usare per dare ai propri figli la miglior vita possibile”. Vogliono forse dire che sono i genitori quelli che poi praticano la selezione eugenetica? E loro non c’entrano niente? 

Avremo presto una élite di persone più belle, più alte, più sane e più intelligenti, concepite artificialmente che governeranno e sfrutteranno  la massa degli “sfigati” concepiti naturalmente, con mille difetti? 

Scenari distopici tragicamente attuali

Le distopie del film Gattaca o de Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley sembrano in fase di realizzazione. Già da decenni l’aborto eugenetico fa strage di bambini con sindrome di Down oltre che di tutti gli altri “imperfetti” (compresi quelli con il labbro leporino, o il piede torto, o l’esadattilia); dove è legalizzato, il suicidio assistito (cioè l’eutanasia) elimina i malati, i disabili e i sofferenti.  

Verrà il giorno in cui sarà obbligatorio avere figli perfetti concepiti in provetta? Chi farà figli naturali e imperfetti sarà considerato un pericoloso sovversivo? Sarà imputato interamente a lui il costo per le cure di malattie che con l’eugenetica potevano essere evitate? E non sarà forse necessario – comunque – assicurarsi un certo contingente di esseri umani meno intelligenti e meno performanti da adibire alle mansioni più umili?

La potenza economica di “Big Fertility” vs.  la potenza della natura

Gli uomini che giocano a sfidare la natura però fanno spesso i conti senza l’Oste (con la O maiuscola, e buona pace per gli atei): già oggi sappiamo che i bambini “artificiali” non vengono su così perfetti come dicono le pubblicità delle cliniche per la fertilità. Ricordiamo che il business delle stesse nel 2025 è stato valutato tra i 17 (Global Growth Inside) e i 39 (Global Market Inside) miliardi di dollari nel 2025. Una tale potenza economica è in grado di coprire con una spessa coltre di silenzio omertoso i fallimenti e i problemi inerenti alla fecondazione artificiale, sia in termini di salute fisica e psichica dei genitori, specie delle madri, sia in termini di salute fisica e psichica dei (pochi) figli risultanti. 

Nonostante il potere di Big Fertility, però, emergono ugualmente (per chi li vuol vedere) dati  statistici inquietanti: rispetto ai bambini naturali, i bambini artificiali hanno più difetti alla nascita e presentano una maggior incidenza di malattie e tumori rari. 

I bambini artificiali vengono privati del “cross talk”

Inoltre, gli scienziati vanno sempre più sviscerando l’importanza e le ricadute di quel “cross talk”, lo scambio di informazioni chimiche e ormonali che avviene tra mamma e figlio nei primi otto giorni dal concepimento, nel periodo, cioè, in cui il cd. “grumo di cellule” viaggia dalle tube all’utero prima di impiantarsi. Questo dialogo è ancora in parte misterioso. Ma per quello che si sa, da esso dipende molto della salute del bimbo alla nascita e poi durante l’adolescenza e l’età adulta (v. G. Noia, Il Dialogo Nascosto, www.osservatorioaborto.it). E poi come invecchiano i bambini artificiali non lo sa nessuno: Louise Brown, la prima bimba in provetta, non ha ancora 50 anni. 

Del resto non serve essere scienziati per capire che un embrione concepito nel caldo del grembo materno, con gameti selezionati dalla natura e che si rapporta con l’essere umano madre, sta meglio di quello concepito con gameti selezionati al microscopio – magari dall’Intelligenza Artificiale – e che si “rapporta” con il vetro freddo della capsula di Petri: infine, la persona umana è o non è un soggetto di relazione? 

Un impegno e una responsabilità culturale per ciascuno di noi

E se a tutto questo possiamo arrivare con il semplice buon senso e la ragione naturale, è ancora una volta urgente ribadire che è nostra precipua e individuale responsabilità vivere con verità nell’ambito delle relazioni (fisiche e virtuali) di cui siamo intessuti. Dobbiamo quindi dirle a tutti queste cose. Dobbiamo mettere in guardia gli amici, i parenti e i conoscenti che vengono tentati dal marketing del figlio a tutti i costi, pur con la massima comprensione e carità nei confronti delle coppie sterili. 

È un impegno educativo che si inserisce nel contesto più ampio della cultura pro vita e pro famiglia che siamo chiamati a costruire e ricostruire nel quotidiano, voi che leggete ed io che scrivo.

Contrastare tutto quello che tramite gli schermi di ogni dimensione cerca di farci il lavaggio del cervello in senso mortifero e utilitaristico può sembrare una battaglia impari. Ma ricordiamo che la natura è dalla nostra parte: abbiamo un Alleato che già da tempo si è garantito la vittoria.  

Per Comitato Pro-life insieme

Prof. Francesca Romana Poleggi – Comitato Direttivo Pro Vita & Famiglia

http://www.prolifeinsieme.it