Fermo ( Marche): lettera all’assessore Calcinaro sull’applicazione della legge 194

Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di poter replicare all’articolo https://www.cronachefermane.it/2025/12/15/ivg-il-comitato-applicazione-194-scrive-a-calcinaro-ora-da-assessore-puo-restituire-un-diritto-al-fermano-e-al-murri/735622/
Ivg il Comitato applicazione 194 scrive a Calcinaro: “Ora da assessore può restituire un diritto al Fermano e al Murri”

E’ giusto che “all’interno dei consultori non si crei alcun contraddittorio sull’applicazione della 194, che è chiara e vincolante.”

Pertanto leggiamo: 194/1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza: Art. 1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Art. 2. I consultori familiari assistono la donna in stato di gravidanza: a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; b) …legislazione sul lavoro a tutela della gestante; c) attuando direttamente o proponendo … speciali interventi, quando la gravidanza o la i incolettera a); d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.
Questo è esattamente quanto andrebbe attuato e richiesto all’Assessore alla Sanità della regione Marche così come di qualsiasi altra Regione. Diversamente l’Assessore violerebbe la Legge e sarebbe suscettibile di azioni legali.
Al Comitato applicazione 194 e gli altri firmatari della lettera, intesa a promuovere il procurato aborto, devono comunque essere indirizzati i fervidi ringraziamenti di tutti coloro che sul procurato aborto fondano i loro introiti. In primo luogo dalla Danco, ditta produttrice della RU486, che dichiara che «meno dello 0,5%» delle madri che ricorrono alla RU486 per abortire incorrono in complicanze, laddove in base allo studio di Hall JB – Anderson RT su 865.727 aborti con il mifepristone dal 2017 al 2023 per i quali sono state richieste di indennizzo alle assicurazioni (The abortion pill harms women: Insurance data reveals one in ten Patients experiences a serious adverse event. EPPC Ethic & Public Policy Center https://eppc.org/publication/stop-harming-women/ ) più di una madre su dieci il 10,93% che abortisce con RU486 subisce serie complicazioni:  infezione (11.707 casi pari all’1,34%), sepsi (824 casi pari allo 0,10%), emorragia (28.658 casi pari al 3,31%), necessità di trasfusione (1.257 casi pari allo 0,15%), gravidanza ectopica (3.062 casi pari allo 0,35%), ricovero in ospedale correlato all’aborto (5.699 casi pari allo 0,66%), altre complicazioni peculiari dell’aborto non specificate (49.169 casi pari al 5,68%), eventi avversi cardiaci e polmonari, trombosi, anafilassi (reazione allergica grave e potenzialmente letale), pericolosi per la vita (1.956 casi pari allo 0,22%), necessità di intervento chirurgico.
D’altra parte qualsiasi procurato aborto espone la madre abortente a possibili gravi effetti avversi: emorragie, sepsi, danni anatomici a carico dell’utero, successivi aborti spontanei e parti pretermine, malattia infiammatoria pelvica, infertilità, gravidanze ectopiche, ansia e depressione, rimpianto, disturbo post-traumatico da stress, drammatico incremento di cancro della mammella a causa del Link ABC cioè il rapporto causale tra Abortion e Breast Cancer.
Per concludere lascerei la parola a due abortisti:
Silvio Viale nel maggio 2019 a La Zanzara, ha dichiarato di aver praticato diecimila aborti:  “Finora nella mia carriera credo di aver praticato circa 10mila aborti. Nell’ottica degli antiabortisti sono un pluriomicida, ma non me ne frega niente Io i bambini li frullo, e non ho paura a dirlo.“
Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano: insieme con Giovanbattista  Candiani, fu il primo ad eseguire un’interruzione di gravidanza in Italia dopo l’introduzione della 194/1978, ma riteneva più che necessaria la presenza dei CAV Centri di Aiuto alla Vita accanto ai reparti di ostetricia. Era e rimaneva (illogicamente) a favore della 194/1978. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva scriva scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/
Se questo è il diritto, il progresso, il bene della donna…

La Redazione del Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it