IL 7 OTTOBRE UN CORTEO È SCESO in piazza per la Palestina, sventolando bandiere LGBTQ, urlando slogan femministi.
Un calderone ideologico, dove si denunciava di tutto, tranne la realtà difficile con cui Bolzano sta facendo i conti.
Si manifesta per tutto, tranne per quello che sta succedendo sotto casa.
E Bessone ha semplicemente sottolineato una realtà che è evidenza, sotto gli occhi di tutti.
COME NON COGLIERE le contraddizioni?
Si denunciano diritti violati, libertà calpestate, sventolando bandiere per cause che stanno succedendo a migliaia di km di distanza.
Chissà se il corteo ha realizzato che a Bolzano, a Merano e in tutto l’Alto Adige, ogni giorno vediamo donne vittime di violenza!
Aggressioni, stupri, spesso di matrice islamica.
Dove si sa che la donna è considerata oggetto.
Io mi chiedo sempre di più dove siano le femministe quando le nostre ragazze subiscono abusi!
Quando i centri antiviolenza denunciano un aumento rilevante di casi legato a matrimoni forzati, a violenza domestica, che sono realtà in certi contesti culturali.
VEDO IN QUESTI CORTEI una sterilità non dovuta al caso, ma ad una precisa scelta.
Perché è più semplice gridare slogan non specifici contro Israele, contro un patriarcato astratto.
Contro tutto ma in realtà contro niente.
Più complesso è prendere visione dei problemi che ci sono dentro casa.
Perché ciò implicherebbe il vedere cose molto scomode.
Primo, che l’integrazione senza regole ha fallito.
Secondo, che ci sono culture che non sono compatibili con diritti, anche quelli femminili, che ci siamo conquistati negli anni.
Terzo, che la sicurezza è un diritto assoluto per tutti.
COME NON CONDIVIDERE le posizioni di Bessone, soprattutto quando afferma che non ci si può definire femminista e poi chiudere gli occhi davanti alla verità che copre la donna, la controlla, la picchia e tutto in nome di una religione.
Come ci si può definire LGBTQ manifestando a fianco di chi in Palestina ti impiccherebbe al primo palo.
Questa è di fatto pura ideologia senza contenuti reali.
Un palcoscenico per sentirsi più buoni.
La solidarietà si fa scendendo in piazza per le donne aggredite nella nostra città.
Però si sa, una piazza così non ottiene “like” è non fa carriera nei collettivi.
Angela D’Alessandro. Bolzano
Prolife insieme
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