Eutanasia: quando la porta si apre non si chiude più

Egregio Direttore,
Chiedo di poter replicare all’articolo https://www.ladige.it/cronaca/fine-vita-monsignor-pegoraro-cure-palliative-e-sostegno-prima-di-tutto-wv8ij5rw

DAVANTI ALLA SOFFERENZA c’è bisogno di sostegno, cure palliative, vicinanza, solidarietà.
Il dialogo su questo tema deve essere rispettoso senza diventare scontro ideologico.
Non credo che la “dolce morte” possa considerarsi una risposta alla sofferenza.
Anzi, una società civile deve usare tutti i mezzi affinché chi è malato non arrivi a sentirsi  di peso.
Questo non vuol dire accanirsi nelle cure, spesso inutili se non addirittura gravose.
Significa invece non provocare la morte ma accettare che quest’ultima segua il proprio corso naturale.
C’è infatti molta differenza etica tra provocare la morte e dire no a cure che sarebbero inutili.
Garantendo però al paziente il necessario affinché la sofferenza venga alleviata.
Nessuno deve essere lasciato solo.

QUINDI PRIMA di chiederci se sia meglio procurare la morte, credo sarebbe opportuno domandarci se sia stato fatto tutto il possibile per aiutare a vivere in modo dignitoso l’ultimo pezzo di vita.
Sono state fornite cure adeguate per alleviare il dolore?
È stata potenziata l’assistenza domiciliare?
Abbiamo fatto in modo che la persona malata sentisse che la sua vita vale e non è ingombrante?
La malattia, la disabilità, l’età, la perdita dell’autosufficienza non possono diventare mezzo attraverso il quale la vita perde di dignità.
La vita non può essere direttamente proporzionale a quanto valiamo.

SE PARTIAMO dal presupposto che la vita è un dono di valore infinito allora non possiamo essere favorevoli all’eutanasia e nemmeno al suicidio assistito.
Il tema fine vita è troppo delicato e non può essere liquidato con una decisione politica.
Quando si parla di fine vita si parla di persone fragili ed è qui che la società gioca un ruolo fondamentale.
Perché è attraverso forme di solidarietà civile che si può offrire un barlume di speranza a chi soffre e alla sua famiglia educando così anche il popolo alla speranza.

L’ETICA MEDICA  impone inoltre di salvare le vite laddove sia possibile, di curare, non di appoggiare idee mortifere.
Vero è che una legge, anche la più garantista, aprirebbe le porte al diritto suicida di chiunque decida che la propria vita non abbia più dignità.
Di depressi, di anziani soli.
La dimostrazione di ciò arriva dai Paesi in cui tali leggi sono state approvate.
La scusa dell’eutanasia, vista, a detta di molti, come via compassionevole, è in realtà un sentiero insidioso.
La confusione tra eutanasia e carità nasce spesso da una sovrapposizione emotiva sul concetto di “alleviare la sofferenza”.
L’eutanasia vorrebbe eliminare l’individuo per raggiungere l’obiettivo.
La carità invece punta sul togliere la sofferenza attraverso cure che tengano sotto controllo il dolore ma non uccidendo la persona malata.
Confondere l’eutanasia con la carità significa scambiare il “dovere di non abbandonare il malato” con la “scorciatoia di sopprimerlo”.
Non esistono infine garanzie o limiti per fare sì che una legge non arrivi agli eccessi.

CE LO RICORDANO i Paesi Bassi ove, dall’approvazione nel 2002 della legge, ogni paletto è stato divelto, estendendo il diritto al suicidio persino ai bambini.
Aprire la porta a questi nuovi diritti diventa quindi molto pericoloso in quanto chiunque potrebbe pensare di “metterci un punto” qualora la vita apparisse eccessivamente dura.
Potrebbe essere allora la scelta di Paola che da anni lotta con esaurimenti nervosi.
Di Pietro che ha perso il lavoro e ha visto fallire la propria vita.
Di Manuela che convive da anni con disturbi alimentari o di personalità.
E così avanti all’infinito.
E se Paola, Pietro, Manuela fossero nostra figlia, marito, padre, mamma, collega, amica?
E se noi non potessimo impedire loro di uccidersi perché ne hanno facoltà?
A questo dobbiamo dare una risposta.
Non possiamo nasconderci dietro presunte verità che in realtà prestano il fianco all’annientamento della dignità facendo perdere il senso reale della vita.
La dignità non è direttamente proporzionale a quanto si vale ma è la perla preziosa che va custodita perché di incommensurabile valore.

Angela D’Alessandro. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it