Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo
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La sifilide torna a correre tra i giovanissimi: “Un’epidemia silenziosa”
Di fronte all’emergere della problematica dell’incremento delle malattie infettive sessualmente trasmissibili il primo quesito da porsi è perché si verifichi il fenomeno. Quali esempi vengono offerti ai giovani? Quale esempio viene fornito dai genitori? Quanti figlioli si trovano più o meno abbandonati da separazioni e divorzi? Quanto è stata distrutta la famiglia con i suoi rapporti generazionali tra nonni e nipoti, e con la ramificazione di zii e cugini? I genitori sono coscienti delle responsabilità che hanno nei riguardi dei figli? I genitori dialogano con i figli e sorvegliano le loro attività indirizzandole verso obiettivi costruttivi? O si devono fare perdonare la propria assenza gonfiando i figli di denaro e poi lasciandoli allo sbando?
Il secondo quesito riguarda i provvedimenti pratici. “Distribuzione gratuita di preservativi nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, affiancata da percorsi obbligatori di educazione alla sessualità e all’affettività”: sarebbe questa la soluzione? in altri termini: incentivare promiscuità sessuale fornendo l’illusione che il preservativo possa davvero preservare da infezioni di ogni tipo e da gravidanze indesiderate, mentre “democraticamente” si vogliono imporre corsi “democraticamente” obbligatori in cui “esperti” autoreferenziali trasmettono le loro personali opinioni ed ideologie riguardo al sesso, che sembra diventato l’unica attività esistenziale. Allora si chiamano a salire in cattedra “esperti” LGBTQ+ e si propone la pornostar Rocco Siffredi. Preservativi ed “esperti” da chi verrebbero pagati? Dai soliti Italiani contribuenti, immagino.
Per cortesia, siamo persone serie! Questi provvedimenti non approderebbero a nulla. E’ necessario insegnare il rispetto di sé stessi e delle altre persone attraverso l’esempio e letture e frequentazioni morali, come quelle della nostra grande Letteratura Italiana e quelle che si possono reperire anche in internet, se uno non va a cercare siti più o meno porno. E qui deve interviene da un lato la legislazione, dall’altro l’educazione e la sorveglianza dei genitori.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria. Ancona
Comitato ProLife Insieme
