Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di poter replicare all’articolo
https://www.ennalive.it/enna-al-via-ciclo-di-incontri-sulla-disuguaglianza-di-genere-rivolto-agli-studenti/
Enna: al via ciclo di incontri sulla disuguaglianza di genere rivolto agli studenti
Si parla di “disuguaglianze di genere negli ambiti di lavoro, famiglia, istruzione e accesso al potere” come prevaricazione dell’uomo sulla donna. Ma è realmente questa la situazione attuale? Ad ogni livello moltissime donne occupano posizioni di grande rilievo e potere: Ursula von der Leyen, Roberta Metsola, Kaja Kallas…
La Costituzione art.3 recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Ma il sistema scolastico è ampiamente sbilanciato a favore delle ragazze, essendo il corpo insegnante costituito in grandissima maggioranza da maestre e da professoresse, cosicché le alunne possono facilmente identificarsi nelle insegnanti, mentre gli alunni sono costretti a confrontarsi con la mentalità femminile in assenza di modelli maschili.
Altri fatti inducono a considerare se la legislazione non sia sbilanciata a favore delle donne. Sono state introdotte “quote rosa” obbligatorie. In caso di separazione o di divorzio nel 90% dei casi la donna percepisce assegno di mantenimento, mantiene la custodia dei figli almeno sino al compimento del loro dodicesimo anno, dispone della casa seppure essa sia proprietà dell’uomo. Il padre viene non solo ampiamente allontanato dai figli, anche quando l’affido risulta condiviso, ma viene anche spolpato delle sue risorse economiche. La madre che partorisce può mantenere l’anonimato, ma l’uomo chiamato in causa da una donna per il riconoscimento di paternità è obbligato a sottoporsi al test del DNA (qualora lo rifiuti si assume presunzione di positività del medesimo) e dovrà mantenere il figlio sino a che questi non consegua indipendenza economica. Ma ancora più scottante è la estromissione del padre da qualsiasi decisione per la vita del figlio concepito quando la madre intenda abortirlo: al padre la legge non riconosce alcuna possibilità di salvare il figlio! Questo è il peggiore abisso della negazione del padre.
La teoria gender, alla base del LGBTQ+, non si basa su conoscenze di fisiologia medica, bensì è stata inventata da Judith Butler, laureata in filosofia, docente di retorica e letterature comparate presso l’Università di Berkeley in California, e ripresa da Teresa De Lauretis con la Teoria queer, che enfatizza la mutabilità, l’instabilità, la provvisorietà delle identità.
Questa ideologia pretende quindi che il genere sessuale possa essere de-costruito dal singolo soggetto, il quale potrebbe modificare nel tempo a suo piacimento la sua identità sessuale. Ma il termine de-costruito richiama patologie come la schizofrenia!
La natura binaria dei sessi, maschile oppure femminile, non avrebbe bisogno di essere dimostrata, non è parte di una ideologia o della sola cultura cattolica, bensì è attestata dall’’American College of Pediatricians (Gender ideology harms children L’ideologia gender danneggia i bambini https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children) e da femministe come Germaine Greer e Marguerite Stern, dal biologo ateo Richard Dawkins.
Auguro alla nobile città di Enna, celebre per l’eroica resistenza opposta al lungo assedio all’epoca dell’invasione islamica della Sicilia nel IX secolo (Enna capitolò soltanto nell’859), di accettare una resa condizionata ad ideologie ampiamente sconfessate ed ormai comatose, ma tuttora ben foraggiate da fondi “cofinanziati dall’Unione Europea”.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it
